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Stallo a due mesi dal voto

Germania: ferma a un trivio, governo cercasi, Europa in attesa

12 Dic 2017 - Sophie Falsini - Sophie Falsini

A più di due mesi dalle elezioni, con l’avvio dei negoziati tra il partito cristiano-democratico (Cdu) e quello socialdemocratico (Spd), la Germania è ancora ferma ad un bivio, o meglio ad un trivio. Tre sono infatti le possibilità per uscire dall’impasse in cui il Paese, finora baluardo di stabilità per un’Europa in fermento, si è trovato dopo il voto del 24 settembre.

Data l’affermazione inferiore alle attese della Cdu, il tracollo dell’Spd e l’avanzata dell’ultradestra di Alternative für Deutschland (AfD), Angela Merkel si è infatti dovuta confrontare con un Bundestag relativamente frammentato, dove la presenza di sei partiti contro i quattro  del 2013 complica gli accordi per la formazione del governo.

Soprattutto ora che la Francia del presidente Emmanuel Macron sembra finalmente ‘pronta’ per lavorare con la Germania, avendo completato nel 2017 il proprio ciclo elettorale, il ruolo di leader della cancelliera tedesca è indebolito dalle critiche dei partiti che la ritengono responsabile per la mancata formazione del governo. E forse, allo stesso tempo, nell’ostruzionismo alla Merkel degli altri partiti si può anche leggere la volontà di danneggiarla a livello domestico (con effetti anche sul piano internazionale).

I tre possibili scenari tedeschi
Tra le opzioni di governo c’è la creazione di un governo di maggioranza, denominato ‘GroKo’ (Große Koalition): una coalizione tra il gruppo parlamentare Cdu/Csu e quello Spd. I primi colloqui stanno per iniziare, ma sull’esito si può solamente speculare.

La seconda opzione è la formazione di un governo di minoranza Cdu/Csu affiancato dai Verdi o dai liberali (Fdp). Le probabilità di una soluzione del genere si sono però di molto ridotte dopo che i liberali hanno affondato i negoziati per una coalizione tra Cdu/Csu, Fdp e Verdi – soprannominata Giamaica dal colore dei tre partiti, nero, verde, giallo -. Tuttavia, a dispetto delle difficoltà, un governo di minoranza sull’esempio di quelli dei Paesi nordici potrebbe essere un buon banco di prova per testare sia il pluralismo sia l’attitudine a cooperare volta per volta dei diversi partiti.

La terza opzione è quella di indire nuove elezioni, che però secondo alcuni sondaggi potrebbe rilevarsi disastrosa, non solo perché la Cdu rischierebbe di perdere voti ma soprattutto per la possibile ulteriore ascesa della AfD.

Le implicazioni europee delle scelte tedesche
Ciascuna di queste opzioni porta con sé una serie di implicazioni di carattere nazionale e soprattutto internazionale, poiché in tempi di incertezza l’Europa ha bisogno di una Germania stabile. Di fronte a conflitti e crisi su più fronti nel vicinato Ue, a flussi migratori senza precedenti e alla conseguente necessità di riformare il regolamento di Dublino, al bisogno di affrontare le conseguenze del cambiamento climatico e agli imperativi posti sia dalla Brexit che dai crescenti nazionalismi, qualsiasi sia la decisione presa a Berlino questa avrà ricadute pesanti sull’intera Unione. Non a caso, coloro che fino ad ora si dichiaravano intimoriti da una Germania troppo forte, ora si mostrano ugualmente preoccupati da una Germania troppo debole, che potrebbe minare l’immagine di stabilità che l’Ue ha sempre cercato di proiettare all’esterno.

Dall’andamento delle discussioni sul futuro della politica tedesca per il prossimo quadriennio emergono già le grandi criticità legate alle diverse aspirazioni dei singoli partiti e alle specificità dei loro manifesti programmatici. Parallelamente alle discussioni di carattere interno, è soprattutto sui quattro grandi temi europei che si sposta la bilancia a favore dell’una o dell’altra coalizione: politiche migratorie, decarbonizzazione, ministro delle Finanze europeo, Permanent Structured Cooperation (Pesco) in materia di difesa.

Le posizioni sui migranti tra accoglienza e rimpatri
Sul fronte delle politiche migratorie, la divisione è massima ed è forte soprattutto tra Cdu/Csu e Spd. Quest’ultima ritiene che il compromesso di un tetto massimo di 200.000 profughi l’anno proposto dalla prima sia incostituzionale e non in linea con i principi socialdemocratici. La Spd si dichiara, inoltre, contraria a ulteriori limitazioni del ricongiungimento familiare, affermando di non voler compromettere il rispetto degli obblighi umanitari.

Tuttavia, la Spd è lontana dallo schierarsi a favore di un’immigrazione illimitata e condivide con la Cdu il bisogno di legiferare in materia di immigrazione collegandola al mercato del lavoro. Allo stesso tempo, i Verdi vogliono introdurre visti umanitari e opportunità per il ricongiungimento familiare. Viceversa, l’Fdp appoggia un sistema di quote ed il sostegno solo temporaneo ai profughi di guerra.

A questo tema si legano i dibattiti sul rimpatrio dei rifugiati e sui centri di accoglienza, che vedono da una parte Cdu/Csu e liberali favorevoli e, dall’altra, i Verdi contrari al rimpatrio dei rifugiati da aree di guerra. Similmente, contrasti ci sono anche sulla definizione dei “Paesi di origine sicuri”.

Le differenze sul ministro delle Finanze europeo
Altamente significativo, soprattutto per il futuro dell’Ue, è il dibattito sull’istituzione di un ministro delle Finanze europeo e sulle sue responsabilità, che secondo i Verdi dovrebbero essere espanse mentre l’Fdp le vorrebbe ridotte per minimizzare il diritto di intervento nei singoli Stati.

Anche questo tema vede Cdu ed Spd schierarsi su due fronti opposti. Da un lato, anche alla luce della visione di Macron, nell’Spd riecheggia il bisogno di aumentare gli investimenti in Europa, di armonizzare le politiche finanziare e fiscali e di sostenere l’idea di un ministro delle Finanze europeo. Dall’altro, invece, la Merkel sembra meno entusiasta di un’ “Europa sociale e solidale” e accoglie con estrema cautela le proposte di riforma dell’Eurozona. In continua evoluzione, questo dibattito va seguito con grande attenzione, poiché i suoi esiti potrebbero indirettamente anticipare il corso che la Germania deciderà di prendere su “più o meno Europa”.

Il futuro dell’Unione e la Pesco
Ed è proprio sul futuro dell’Unione che si è recentemente aperto un nuovo fronte di discussione tra Cdu ed Spd. Il presidente dei socialdemocratici Martin Schulz ha infatti invitato a rinvigorire l’integrazione europea ed a creare entro il 2025 gli “Stati Uniti d’Europa”, concetto rifiutato dalla Cdu/Csu.

E dopo il recente impegno che 23 Paesi Ue hanno preso di partecipare alla Pesco, anche le spese militari si collocano al centro del dibattito politico tedesco. Questa volta sono la Cdu/Csu e i Verdi ai due estremi dello spettro, rispettivamente a favore e contro maggiori investimenti in questo campo, con l’Fdp in una posizione intermedia.

I tanti interrogativi che l’attuale paralisi tedesca alimenta troveranno risposta solo in presenza di un governo consolidato. Tuttavia, nel frattempo è bene tenere presente che meno Germania non implica più Francia, ma piuttosto meno coesione europea.