IAI
Al voto il 24 settembre

Germania: oltre la Merkel, le altre aspiranti Kanzlerin

22 Set 2017 - Isabella Ciotti - Isabella Ciotti

Hanno infranto il soffitto di cristallo senza fare rumore, donne senza rivendicarlo, femministe forse senza dirlo. Le candidate alle elezioni per il Bundestag, anche chi di loro non mostra di puntare all’elettorato femminile o non riempie i suoi slogan di discorsi sulla parità di diritti, sono il volto dell’emancipazione, del nuovo – e più rosa – che avanza. Senza scomodare etichette, senza portare avanti manifesti, se non quello della sobrietà e della modestia. Niente genere, solo politica. E forse, ripensando alla campagna elettorale condotta da Hillary Clinton negli Stati Uniti – e ai suoi risultati – viene da dire che questa sobrietà, magari purtroppo più che per fortuna, paga.

Angela Merkel ne è una dimostrazione. La Maedchen, la Mutti, la Frau. “Ragazza” per il suo mentore Helmut Kohl, “Mamma”, per i compagni di partito al suo debutto in politica (e, più tardi, in senso affettuoso, per i tedeschi), “Signora” da quando è diventata cancelliera. I soprannomi sono rimasti orpelli, sono cambiati ma non hanno cambiato lei, il suo sguardo, le sue mani incrociate con i pollici premuti uno contro l’altro. Oggi Merkel è, semplicemente, una leader.

La presidente dell’Unione cristiano democratica e attuale capo di governo della Germania è per tutti, più che l’immagine di un’ideologia, quella di una politica di buon senso. Di una guida capace di gestire le crisi e di prendere lucidamente delle decisioni a seconda delle necessità del momento. Come quella – da ministro dell’Ambiente – di uscire dal nucleare, o  – da cancelliera – di acconsentire al salvataggio della Grecia, o di accogliere centinaia di migliaia di rifugiati in coda alla frontiera. “Wir schaffen das”, ce la faremo, e se lo dice lei allora è vero. I tedeschi si fidano di lei, e così l’Europa. Per questo Angela Merkel ha motivo di contare su un quarto mandato. Ma dietro una grande donna, in questo caso, ce ne sono altre due.

Non solo Merkel: una nuova generazione di donne leader 

Beate Baumann ed Eva Christiansen (©alliance/dpa)

Beate Baumann, la sua capo di gabinetto – per alcuni “l’eminenza grigia” – la affianca dal 1990, come consulente e come amica, e ancora oggi è la donna con cui Merkel condivide rischi, dubbi, scelte. Eva Christiansen, responsabile della comunicazione, è la persona che la guida nelle analisi e nelle strategie mediatiche, anche lei ombra fedele della cancelliera. Insieme, le due chiudono il più stretto e longevo cerchio della fiducia della leader. Insieme, se sarà rieletta, continueranno con lei a decidere la politica tedesca.

Del team Cdu fa parte anche l’attuale ministro della Difesa Ursula von der Leyen, da alcuni già individuata come diretto successore di Angela Merkel. Capelli corti e biondi come lei, europeista convinta come lei, i suoi valori femministi sono decisamente più spiccati di quelli della cancelliera. Madre di sette figli, ha a cuore il benessere delle famiglie e il diritto delle donne ad assumere posizioni di leadership – per cui auspica “un cambio di mentalità entro il 2020”-. Chissà che l’anno successivo non sia a lei a salire ai vertici.

Le donne degli altri: la promessa dell’Spd
La politica in Germania non è solo Cdu, così come Angela Merkel non è l’unica donna di successo.  Anche il partito socialdemocratico ha una sua stella nascente. Non è in corsa, ma c’è chi già la indica come successore di Martin Schulz. Manuela Schwesig, 43 anni, è l’attuale capo di governo del Meclemburgo-Pomerania, il land della cancelliera dove la Cdu lo scorso anno ha subito una pesante sconfitta.

Ex ministro della Famiglia, di Angela Merkel condivide le origini, nella Germania dell’Est, ma non la prudenza: difende a gran voce l’idea di “tingere l’Spd di rosa” e sulle quote ha bisticciato, spuntandola, proprio con la cancelliera. È grazie a lei se la Germania ha approvato la legge che consente ai lavoratori di conoscere gli stipendi dei colleghi. Bionda, occhi chiari, al suo ingresso in politica la chiamavano Barbie. Ora si dice che se sarà rieletta, nel 2021 potrebbe aspirare alla cancelleria.

Sahra Wagenknecht, la populista di Sinistra
I media le attribuiscono una somiglianza con Frida Khalo e Rose Luxemburg per la carnagione olivastra e i tratti del viso molto marcati. Anche lei nata nella Germania federale, a Jena, figlia di un iraniano e moglie dell’ex presidente Spd e Linke Oskar Lafontaine, Sahra Wagenknecht è la capolista de La Sinistra – Die Linke. A 48 anni, è un personaggio noto quanto discusso. Il calo di popolarità si deve soprattutto al suo oscillare tra il pacifismo di sinistra e la retorica populista di destra.

Sahra Wagenknecht
Sahra Wagenknecht (© Christoph Schmidt/DPA via ZUMA Press)

Ferrea oppositrice – lo ha ribadito anche in questa campagna elettorale – dell’interventismo militare tedesco all’estero, è altrettanto critica della politica di accoglienza dei rifugiati. Per le sue dichiarazioni – tra le altre, l’aver colpevolizzato Angela Merkel per l’attentato di Berlino – molti compagni di partito hanno preso le distanze da lei. E per gli stessi motivi, a una conferenza della Linke, si è beccata una torta in faccia da un’antifascista.

Katrin Göring-Eckart, una Merkel versione Green
Controversa agli occhi del partito è anche la figura di Katrin Göring-Eckart. La capolista dei Verdi è vista con diffidenza da chi la ritiene troppo vicina al partito di Angela Merkel: colpa di vecchie alleanze parlamentari – Göring-Eckart sedeva al Bundestag già nel 1998 – delle sue idee centriste e anche della sua grande fede religiosa. Per questi motivi, oltre che per la sua riservatezza e sobrietà, è stata soprannominata dalla Faz la “Green Merkel”. Malgrado la vicinanza all’ambiente conservatore, la candidata dei Verdi ha fatto proprie anche battaglie più progressiste, come quella per la legalizzazione dei matrimoni gay e quella per la parità di stipendio per le deputate del Bundestag.

Alice Weidel, il volto pulito della Destra
Tollerante e moderata nei dibattiti pubblici, appassionatamente euroscettica agli incontri di partito. Alice Weidel, 38 anni, capolista dell’estrema destra Alternative für Deutschland dopo l’uscita dalla corsa di Frauke Petry, per alcuni è una contraddizione, per molti un vero e proprio mistero. L’incoerenza più grande sta nel rappresentare un partito anti-immigrati – che nei suoi manifesti invita le famiglie a far nascere nuovi cittadini tedeschi – vivendo in Svizzera con una compagna originaria dello Sri Lanka e le loro due figlie.

Frauke Petry e Alice Weidel
Frauke Petry (s) e Alice Weidel (d) (© Michael Kappeler/DPA via ZUMA Press)

La sua vita privata non potrebbe essere più lontana dall’ideologia che dice di sostenere. Eppure il suo ingresso nel partito coincide con la svolta populista impressa dalla livorosa e mascolina Petry. Ma la sua pacatezza e la capacità di argomentare – forte anche di una carriera da economista – hanno convinto l’Afd a farne il volto rassicurante del partito.

Il fallimento di Schulz e della vecchia politica
Ha lasciato il seggio al Parlamento europeo, di cui è stato presidente per cinque anni, per diventare il nuovo cancelliere, ma la corsa – iniziata con le migliori intenzioni e forse anche la giusta preparazione – sembra averlo già lasciato senza fiato. Martin Schulz, oltre vent’anni spesi tra Strasburgo e Bruxelles, oggi rischia di consegnare all’Spd uno dei peggiori risultati della storia recente. Per alcuni a giocargli contro è stato l’eccesso di aspettative, per altri il suo passato da burocrate europeo lontano dai problemi nazionali.

Ma ad allontanarlo dagli elettori c’è anche il partito che rappresenta. Un partito stanco, trascinato fiaccamente già da Sigmar Gabriel e incapace di rialzarsi in così poco tempo. Soprattutto, un partito che si è auto-ridimensionato partecipando alla Grosse Koalition: difficile, oggi, trovare argomenti con cui attaccare la Cdu, con cui criticare le politiche che ha contribuito ad attuare.

Maggiori speranze sono riposte in Christian Lindner, il leader dei liberali (Fdp) riuscito meglio di Schulz a rinnovare un vecchio partito spostandolo su posizioni più centriste e facendo spazio, nel suo programma, anche alle istanze della classe media. Il giovane Lindner, 38 anni, che ha aggiornato l’agenda dell’Fdp sui temi dell’Europa, della sicurezza, della digitalizzazione, è forse l’unico uomo ad essersi distinto dagli altri – e dalla Merkel – nella corsa. E sarà grazie a lui se il partito liberale in Germania riuscirà a ottenere il terzo posto dopo il fallimento del 2013. E se lui e gli altri candidati uomini non dovessero farcela, c’è una schiera di donne già pronte a prendere il loro posto.