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Sondaggio Chatam House

Italiani e Ue: delusi, ma non ancora euroscettici

20 Giu 2017 - Riccardo Alcaro - Riccardo Alcaro

Stando ad un recente sondaggio condotto dal think tank britannico Chatham House, l’entusiasmo con cui gli italiani hanno storicamente appoggiato il progetto europeo è cosa del passato.

L’Ue suscita più che altro sfiducia, incapace com’è di dare risposte efficaci alla crisi dei rifugiati o all’immigrazione di massa (gli italiani mettono le due cose in cima alla lista dei fallimenti dell’Ue). Pochi in Italia (22%) ritengono che l’Ue abbia portato loro vantaggi, e molti (40%) pensano che la politica di austerità abbia anzi peggiorato le cose.

Non a caso, il 50% degli intervistati pensa che la Germania, percepita come il campione dell’austerità, giochi un ruolo negativo. ‘Disgusto’, ‘disagio’, ‘rabbia’ e soprattutto ‘pessimismo’ sono le parole che gli italiani associano di più all’Ue. Non sorprende che il 55% pensi che la Brexit indebolirà ulteriormente l’Unione.

Tra delusioni e vantaggi
Gli italiani non sono ignari del fatto che l’Ue ha anche portato benefici. I più apprezzati sono quelli che hanno espanso tangibilmente le opzioni individuali, come attesta il 45% delle preferenze dato al sistema di frontiere aperte di Schengen e alla libertà di stabilirsi e lavorare dovunque nell’Unione. Le conquiste più celebrate da politici e accademici, come il mercato unico e in particolare la pace in Europa, raccolgono soltanto il 26% e il 23% dei consensi, mentre pochi (10%) pensano che l’Ue abbia contribuito al rafforzamento dei valori democratici.

Ciò detto, un senso di appartenenza europea è ancora vivo in Italia: il 51% degli intervistati si è detto orgoglioso di essere ‘italiano ed europeo’, il 39% crede che gli europei abbiano valori comuni (il doppio di quanti credono il contrario) e soprattutto il 44% ritiene pericoloso il nazionalismo (contro il 20%). Ma allora cos’è che gli italiani vogliono dall’Ue?

Idee chiare e contraddittorie
Il senso di diffusa sfiducia sembra aver generato una richiesta quasi istintiva di recupero di sovranità (il 52% vorrebbe che l’Ue avesse meno poteri). E tuttavia gli italiani esprimono anche una domanda di maggiore cooperazione a livello Ue: il 63% sostiene che i Paesi europei più ricchi devono aiutare quelli più poveri, e il 66% vuole un’equa distribuzione dei rifugiati tra tutti gli stati membri. Sorprendentemente, il 40% guarda con favore agli Stati Uniti d’Europa (il 30% è contrario).

Gli italiani sembrano avere dunque un’idea di Europa come di una comunità definita da valori e una relativa omogeneità culturale. Ciò spiega perché sono convinti che una pur amichevole relazione tra Ue e Regno Unito post-Brexit non debba compromettere i principi su cui è basata l’Unione; che l’allargamento è andato troppo in là; e che alla Turchia vada negato l’accesso (il 68%, 61% e 47% degli intervistati, rispettivamente, è d’accordo con queste affermazioni). Anche la percezione generalizzata (51%) che valori europei e musulmani siano difficilmente compatibili si inserisce in questo quadro.

Quella che questi numeri raccontano non è la storia di una società arrabbiata e sempre più xenofoba. La maggioranza degli italiani guarda con favore o indifferenza ai cittadini Ue residenti in Italia, e anche i rifugiati o gli immigrati venuti in cerca di fortuna suscitano sentimenti negativi in non più del 30% e 35% della popolazione.

Anche i dati sulla coesione sociale non rivelano insormontabili faglie di divisione. I giovani sono tendenzialmente ritenuti non avere gran rispetto dei valori tradizionali (ma quando mai lo sono stati?), eppure la maggioranza degli italiani (51%) ha abbracciato uno degli sviluppi culturali socialmente più importanti degli ultimi anni come i matrimoni omosessuali. Inoltre, se interrogati sulla loro situazione personale, gli italiani sono meno demoralizzati di quanto sembra. Solo il 13% è insoddisfatto della sua vita, e solo il 9% ritiene di non averne sufficiente controllo.

Una società più affaticata che disperata
Viene fuori insomma non tanto una società disperata quanto una società affaticata (il 74% degli italiani pensa che la vita fosse migliore vent’anni fa) che anela a una maggiore chiarezza sul futuro del paese edelle prospettive individuali.

Il sondaggio fa certamente luce sulle radici dell’ampia coalizione eurocritica italiana, che include partiti di destra e anti-immigrazione come la Lega, una parte di Forza Italia e soprattutto il Movimento 5 Stelle. I risultati spiegano anche perché un leader fondamentalmente europeista come Matteo Renzi abbia cercato di migliorare le sue sorti usando toni duri verso Bruxelles o Berlino. Con un tale livello di risentimento generale, prendersela con l’Ue sembra portareun ritorno elettorale.

Eppure, un’analisi più approfondita del sondaggio dovrebbe dar da pensare. Gli italiani sono certamente delusi, ma in nessun modo si può evincere dai risultati che ci sia una gran voglia di avventure pericolose come uscire dall’Ue o anche solo dall’eurozona. Significativamente, l’euro è considerato un fallimento da non più del 30% degli italiani.

Europeismo ed euroscetticismo in chiave elettorale
Quando un orientamento europeista si è associato a una credibile promessa di cambiamento interno, come nella primissima fase del governoRenzi, gli italiani hanno premiato quell’opzione con il 40% dei voti presi dal Pd alle elezioni europee 2014. Ora che Renzi è di nuovo in sella, in vista delle prossime elezioni potrebbe concludere che l’Europa è un tema su cui conviene attaccare piuttosto che difendersi. Le critiche di Emmanuel Macron all’euroscetticismo di Marine Le Pen durante le presidenziali francesi sono dopotutto state molto efficaci a indebolire la credibilità della leader del Front National.

Anche le forze eurocritiche italiane farebbero bene a riconsiderare le loro opzioni. Ciò vale, in particolare, per la più grande tra loro, il M5S. I Cinque Stelle devono il loro successo non tanto alle posizioni critiche sull’Ue quanto al generale disprezzo in cui è tenuta la classe politica italiana (solo il 4% degli italiani pensa che i politici siano interessati ai loro problemi). Possono quindi permettersi di assorbire lo shock di un ridimensionamento della loro piattaforma euroscettica, in particolare ritirando la proposta di tenere un referendum sull’adesione dell’Italia all’euro. Dal momento che una manovra del genere li esporrebbe meno ad attacchi alla Macron, potrebbero anzi beneficiarne.

Forse è presto per prevedere quali saranno i temi caldi della campagna elettorale. Ma i risultati del sondaggio indicano che i due maggiori partiti, Pd e M5S, potrebbero presentare varianti alternative di un’opzione di riforma dell’Ue ‘dal di dentro’ invece che l’antagonismo radicale tra pro-Ue e anti-Ue che si è visto in Francia. Può essere anti-intuitivo, ma il dato di fondo del sondaggio è che una piattaforma fortemente euroscettica potrebbe essere, elettoralmente parlando, un peso piuttosto cheun vantaggio.