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Verso le politiche

Francia: elezioni, più web che tv

1 Giu 2017 - Alessandro Miglioli - Alessandro Miglioli

Che la competizione politica sia sempre più incentrata sul campo di battaglia di internet e delle nuove tecnologie è il più grande segreto di Pulcinella del nostro tempo.

Il contesto politico internazionale di questi mesi è caratterizzato da una densa serie di tornate elettorali. Gli Stati Uniti, la Francia, il Regno Unito e la Germania, (quattro fra le sei maggiori economie mondiali) saranno tutti passati per le urne in poco più di dieci mesi. A questi va poi aggiunta l’evenienza ancora possibile di elezioni politiche anticipate in Italia.

La prossimità temporale di questi appuntamenti democratici ha ulteriormente accentuato un fenomeno di interconnessione dei discorsi politici: quest’anno più che mai abbiamo assistito ad un interesse reciproco degli elettori per le scelte delle loro controparti straniere. Questo fenomeno ha certamente fra le sue concause l’interdipendenza economica che è emblema del nostro tempo, ma i fenomeni economici, mi si perdoni la tautologia, hanno ragioni di natura economica.

L’influenza dei social sul voto
Quello che sarebbe interessante osservare è il modo in cui l’interconnessione sociale dovuta ai social network e ad internet più in generale sta influenzando questa serie di tornate elettorali. Concentriamoci, a titolo d’esempio, sulle recenti elezioni francesi. In questi giorni il dibattito politico nella terra digitale d’Oltralpe ha attraversato un periodo di relativa calma, non a causa di una distensione dei rapporti fra le forze politiche, quanto piuttosto per il fatto che ci si trova all’interno di un occhio del ciclone elettorale, con le elezioni presidenziali appena concluse, e quelle legislative dell’11 e 18 giugno già dietro l’angolo.

L’importanza che il cyber-discorso politico ha raggiunto è esemplificata da un dato su tutti, il tempo di parola concesso dai media tradizionali, quali radio e televisione. Secondo le rilevazioni del Csa (Conseil Supérieur de l’Audiovisuel) i due candidati che hanno ricevuto il maggior numero di ore di attenzione da parte dei media tradizionali non sono riusciti ad approdare al secondo turno.

Hamon, il candidato socialista, ha ricevuto solo un quarto dei voti di Macron, pur avendo avuto il 10% di tempo in più del giovane centrista. Fillon, il candidato dei repubblicani, si è classificato appena una manciata di voti al di sopra di Mélenchon, pur avendo potuto parlare quasi il doppio alla radio e in tv.

I due candidati vincitori del primo round delle elezioni presidenziali, e che adesso si preparano alle legislative in veste, rispettivamente, di presidente – Emmanuel Macron – e di leader del principale partito d’opposizione – Marine Le Pen -, sono invece stati costretti a basare la loro strategia su un più pervasivo utilizzo dei social media, venendo ampiamente ricompensati da questa scelta parzialmente obbligata.

Macron e Le Pen alla prova dei social
Il primo e più ovvio dato sulla loro capacità di persuasione su internet è il numero “mi piace” alle pagine, che sono effettivamente le due pagine con più iscritti nel panorama politico francese. Al di là di questo dato, che non deve essere certo preso come verità ultima (Facebook non può e non deve sostituirsi alle agenzie di polling), è ancora più interessante osservare come i due candidati si pongano su posizioni opposte sul cleavage interconnessione-isolamento, invece che sulla più classica dicotomia destra-sinistra.

È su questo nuovo asse che si basa sempre più la politica: i risultati di eventi politici come l’elezione di Trump e la vittoria della Brexit ne sono efficaci testimonianze. Ed è su questo tema che si coagulano in maniera sempre più chiara due coalizioni di pensiero su base internazionale, aiutate dalle possibilità di comunicazione garantite da internet.

Queste nuove posizioni politiche, una chiaramente internazionale, e l’altra, paradossale alleanza internazionale dei nazionalismi, sono nate e cresciute grazie ed in risposta all’interconnessione. La facilità con cui ci si può rispecchiare e sentirsi partecipe delle posizioni politiche di uno straniero è effettivamente senza precedenti nella storia umana.

Questa nuova capacità di immedesimazione politica internazionale che pervade l’occidente ha però un contraltare nel fenomeno denominato dal Wall Street Journal ‘Blue Feed, Red Feed’, dai colori dei due principali partiti politici americani.

L’effetto Blue Feed, Red Feed
Questo fenomeno ha origine nel funzionamento stesso degli algoritmi dei social network, ma prima ancora che da una ragione tecnologica, nasce da una ragione psicologica. In base alle preferenze espresse precedentemente, il social network propone all’utente la visualizzazione di contenuti simili a quelli già visualizzati ed apprezzati. Dunque un sostenitore della Le Pen, per fare un esempio, finirà per trovare sulla sua bacheca immagini, video ed articoli in linea con le posizioni del Front National. Viceversa per i sostenitori di Macron o di qualsiasi altro gruppo politico.

Questo meccanismo sta portando sempre di più a una fossilizzazione delle posizioni politiche dei cittadini europei, che trovandosi continuamente rinforzati nelle loro opinioni da pareri affini finiscono per non poter vedere in nessun modo i punti di forza di idee concorrenti.

Le due tendenze di cui abbiamo parlato, agendo contemporaneamente, rendono internet il luogo ideale per consolidare consensi fra coloro che hanno posizioni affini, ma al tempo stesso le azioni di convincimento sugli elettori di posizioni avversarie, ed anche solo la possibilità di uno scambio civile di opinioni, si fanno ogni giorno più difficili.

Il nuovo cleavage internazionalismo-isolamento è dunque entrato nella scena politica per restarci, probabilmente per molti anni, perché è iscritto nella struttura stessa del nuovo campo di battaglia politico.