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Sicurezza: per una Nato più pragmatica

3 Mar 2017 - Andrea Manciulli - Andrea Manciulli

La condizione necessaria per rilanciare l’Alleanza atlantica è lavorare per rispondere meglio agli incredibili e rilevanti mutamenti degli scenari di sicurezza. Questo è stato, pertanto, il filo conduttore dell’ultima riunione a Bruxelles dei ministri della Difesa durante la quale sono state affrontate, come di consueto, le questioni legate a flessibilità e deterrenza, ma dalla quale è emerso un approccio più pragmatico in termini di lotta al terrorismo, sicurezza cibernetica e dispiegamento di nuove forze di dissuasione.

A tratti simile alla portata dei Vertici, la ministeriale di febbraio ha inciso in maniera notevole sul confronto dialettico del quale è tornata ad essere protagonista l’Alleanza atlantica, complice il cambio di Amministrazione statunitense e il timore di un disimpegno di Washington da questioni che non afferiscano direttamente i suoi interessi.

L’incontro di Mattis con i colleghi europei
Alla richiesta avanzata dagli alleati europei di rassicurazione e chiarezza sulle intenzioni statunitensi, il segretario alla Difesa Usa James Mattis ha risposto confermando il forte sostegno all’Alleanza atlantica e sollevando, al contempo, una questione non nuova, che attiene alla giusta ripartizione degli oneri all’interno dell’Alleanza e a un maggior impegno per fare fronte ai costi del dispositivo militare.

Un’impostazione che potrebbe apparire ai meno attenti un “do ut des”, ma che si conferma una delle componenti più concrete ed essenziali in funzione di un processo di pianificazione della difesa Nato che garantisca l’interoperabilità e il più efficiente sfruttamento del pieno potenziale delle risorse dell’Alleanza.

In realtà, infatti, quello che a molti è apparso come un ultimatum lanciato dal segretario alla Difesa Usa, e la cui sostanza è stata rimarcata anche dal nuovo presidente in occasione del suo primo discorso al Congresso, è un richiamo costante ad un impegno assunto 60 anni fa in direzione di una difesa collettiva che gli alleati, a partire da quelli europei, dovrebbero rispettare aderendo più convintamente al progetto di smart defence, attraverso una sincronizzazione delle priorità nazionali con gli obiettivi definiti dall’Alleanza, nonché mettendo a fattore comune le risorse e condividendo iniziative di innovazione.

Valorizzare atlanticismo ed europeismo
In questo, l’atlanticismo del nostro Paese passa anche attraverso il tentativo di sensibilizzare l’animo più propriamente europeista, sia lanciando il progetto di una Schengen della Difesa, sia proponendo ad esempio, nel momento in cui apparisse praticabile, uno scorporo dai vincoli europei di bilancio delle spese militari attinenti al piano della difesa europea.

Ancora, la serietà dell’impegno italiano si evince anche dal piano di riorganizzazione delle Forze Armate iniziato con il Libro Bianco e proseguito con il decreto ministeriale in procinto di passare al vaglio della Camera.

La rilevanza della ministeriale di Bruxelles si evidenzia anche nella sottolineatura posta al carattere difensivo e alla logica securitaria, sottesa alle ragioni costituenti della Nato, elemento che assume ulteriore importanza se contestualizzato rispetto all’attuale quadro geopolitico di riferimento.

Progressi dopo il Vertice di Varsavia
I nuovi progressi relativi al dispiegamento di nuove forze di dissuasione in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, guidati attualmente da Gran Bretagna, Canada, Germania e Stati Uniti, in base al meccanismo di rotazione del battlegroup adottato tra le misure del vertice Nato di Varsavia nel luglio 2016, confermano la risposta dell’Alleanza rispetto alla richiesta di sicurezza lungo la parte orientale del territorio alleato.

Analogamente si procede sul piano cibernetico (è stato siglato, ad esempio, un Political Framework Agreement con la Finlandia, senza dimenticare la sigla del Cyber Defence Pledge e della collaborazione con l’Unione europea raggiunta in occasione del Vertice di Varsavia), che ad oggi rappresenta la minaccia più insidiosa in un contesto privo di codificazione internazionale e ricco di profili di criticità e che, pertanto, contribuisce ad arricchire il dibattito relativo al ripensamento del ruolo complessivo e alle capacità dell’Alleanza atlantica.

Joint Force Command-Naples
Sul piano della situation awarenesse preventivo, un importante segnale di cooperazione è giunto in merito all’impegno nel contrasto al terrorismo internazionale e all’adozione della proposta italiana di costituire un centro di raccordo anti-terrorismo nel nostro Paese presso il Joint Force Command-Naples.

Si tratta di una decisione molto importante per almeno tre ordini di motivi. Il primo, operativo, in quanto il Comando congiunto interforze di Napoli costituirà il punto di riferimento di una serie di attività che vanno dal coordinamento delle informazioni sui Paesi di crisi, dalla Libia all’Iraq e dunque alla considerazione delle situazioni locali, al coordinamento delle operazioni che attengono il quadrante Sud, comprese le operazioni di capacity-building che già la Nato conduce.

Il secondo, di natura strategica, attiene alla riconsiderazione ed evoluzione del ruolo della Nato, in linea con quanto detto sul piano cibernetico, relativamente alle strategie da intraprendere in un contesto geopolitico segnato da dinamiche profondamente aggressive, e per fronteggiare l’emergere di nuove minacce, anche non tradizionali e asimmetriche.

Infine, il terzo attiene alla considerazione e al riconoscimento del contributo apportato dall’Italia. Soprattutto negli ultimi anni, il nostro Paese, assieme alla determinante partecipazione alle missioni e operazioni internazionali, ha svolto un’intensa attività volta a riequilibrare e reindirizzare l’Alleanza atlantica sugli interessi del Mediterraneo, aprendo anche canali di dialogo e cooperazione nel quadro delle relazioni di partenariato con i paesi della sponda Sud.

Il Mediterraneo è senza dubbio l’area dove si concentra una percentuale non esigua di interessi italiani, ma anche dove convogliano numerose preoccupazioni per la sicurezza. Il bisogno che l’Alleanza atlantica, così come l’Europa, spostino di più la loro attenzione sullo scenario di crisi che riguarda il loro versante meridionale deriva anche dalla consapevolezza che la stabilità del Mare Nostrum è nevralgica per la stabilità regionale ed euro-atlantica.

In questo senso, sarebbe immeritevole non ricalcare il richiamo d’attenzione fatto dall’Italia sul fenomeno del terrorismo di matrice jihadista e dei foreign fighters, che pongono alla Nato e all’Europa una minaccia a 360 gradi. La costituzione dell’hub antiterrorismo a Napoli sia, quindi, un grande motivo di orgoglio per il nostro Paese.

Ma ora spetta a tutta l’Alleanza lavorare affinché la decisione veda la sua adeguata implementazione. Al contempo, affinché la Nato continui ad affermarsi come il più grande successo di difesa internazionale, è bene che il dibattito sul rilancio dell’Alleanza non resti sterile, ma che si promuovano e si attuino nuove idee basate al contempo sui valori costituenti il legame transatlantico e le sfide attuali e future alla sicurezza.