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Asia

Myanmar: la pace non è più un gioco a somma zero

27 Mar 2017 - Francesco Valacchi - Francesco Valacchi

Si terrà entro fine marzo il secondo incontro del processo di pace tra fazioni etniche del Myanmar ed il primo governo democraticamente eletto e indipendente del Paese.

Se la reggenza militare che ha accompagnato (direttamente e indirettamente) il Myanmar sino al 2016 aveva investito nella ricerca di accordi bilaterali con i vari gruppi etnici, per dividere le fazioni e controllare meglio la situazione nel Paese, il governo attuale sta invece intraprendendo una strategia più ampia. Il perseguimento di una soluzione cooperativa che unisca i gruppi armati in una visione comune ha però bisogno di vantaggi condivisi nel processo di pace che devono essere creati sul medio e lungo termine per essere appetibili.

Gli accordi del regime militare
Un importante punto del programma della Lega nazionale per la democrazia (Nld) di Aung San SuuKyi è l’impegno politico per una soluzione di ampio respiro al problema della presenza dei gruppi armati nel Paese. La strategia del regime militare aveva, da par suo, ottenuto risultati parziali, siglando accordi bilaterali con le singole fazioni, in modo da consolidare il potere centrale con un classico gioco a somma zero.

I risultati di rilievo raccolti negli ultimi anni erano stati gli accordi bilaterali con l’”Organizzazione per l’indipendenza del Kachin” (1994), l’“UnitedWa State Army” (cessate il fuoco nel 2011 e accordi nel 2013), il “Gruppo per la restaurazione del Consiglio Shan” (cessate il fuoco nel 2012), il “Partito progressista Shan” (cessate il fuoco nel 2012), l’”Unione nazionale Karen” (cessate il fuoco nel 2012), il “Partito Progressista delle Nazionalità Karenni” (accordi fra 2012 e 2013), il “Fronte Nazionale Chin” (2012)e con il “Partito per la liberazione dell’Arakan” (2012).

Tuttavia, la quasi totalità di queste intese, eccezion fatta per quelli riguardanti la nazionalità Karenni (arricchiti nel 2013 da una commissione mista di controllo delle misure attuative) hanno vacillato o sono naufragati per il comportamento di entrambe le parti. Gli accordi con i Karenni sono stati importanti per la creazione di condizioni di sicurezza in un territorio stravolto dal problema dei campi minati. La causa del fallimento degli altri trattati è invece da ricercarsi nella posizione generale delle parti (governo militare da un lato, gruppi di insorgenza dall’altro) che hanno negoziato al fine di ottenere vantaggi parziali per la propria fazione.

La strategia di Aung San Suu Kyi
Il partito di Aung San Suu Kyi ha cercato invece un approccio più riflessivo alla questione dell’insorgenza etnica nel Paese, pur affrontando in maniera pronta e proattiva la questione. Nell’agosto 2016, pochi mesi dopo l’insediamento del governo, si è infatti tenuta nella capitale Naypyidaw la Conferenza di Pace di Panglong del XXI secolo (dal nome dell’iniziativa che si tenne nel 1947 nell’omonima cittadina e con cui gli organi politici delle nazioni Chin, Kachin e Shan presero la decisione di entrare nell’Unione Birmana).

L’incontro ha visto l’estensione dell’invito a tutti i gruppi di ribelli, prendendo le mosse da una prima iniziativa a dimensione nazionale già realizzata dal precedente esecutivo: l’Accordo nazionale di cessate il fuoco. Tale documento era stato siglato da otto gruppi con il governo nell’ottobre 2015 e conteneva le basi dell’intesa per un inclusivo processo di pace a partire dal riconoscimento della sovranità del governo birmano sul territorio e dal contemporaneo, generale, riconoscimento di una certa dimensione di autonomia federalista, specialmente dal punto di vista economico.

L’iniziativa Panglong-21, procede dall’intesa del 2015 e cerca di formare un tavolo di dialogo continuativo, inclusivo e a tappe, a cadenza semestrale. Hanno partecipato, in vari titoli e forme, le rappresentanze di tutti i gruppi di insorti ad eccezione dell’“Esercito di Arakan”, dell’“Esercito nazionale di liberazione del Ta’ang”, dell’“Esercito dell’Alleanza nazionaldemocratica per il Myanmar” e di alcuni gruppi della nazione Khaplang.

Il risultato principale è stato il coinvolgimento inclusivo dei gruppi a livello nazionale per la ricerca di una soluzione definitiva che includa tutte le realtà. Questo meccanismo è destinato a superare gli accordi bilaterali che lasciavano spazio da un lato alla decadenza degli interessi di una parte e alla successiva ripresa delle ostilità, e dall’altro ad alleanze fra le fazioni per cercare una soluzione egoisticamente migliore. Si è intrapresa quindi una strada politica che mira a cercare una soluzione generale e coinvolge le parti per la prima volta in una visione essenzialmente nazionale del problema.

Difficoltà e cooperazione
Gli aspetti che ancora purtroppo non convincono dell’iniziativa Panglong-21 sono il mantenimento ad un livello generale delle trattative, che saranno però approfondite nei successivi incontri, e il rischio che i richiami frequenti dei convegni non consentano un avanzamento delle condizioni di partenza della posizione delle singole parti.

La seconda conferenza Panglong-21, inizialmente prevista per febbraio è stata rimandataa fine marzo per permettere un ulteriore coordinamento fra gruppi partecipanti come firmatari di accordi precedenti e non (in particolare con i componenti dell’etnia Wa), e se possibile, una parificazione delle loro posizioni di fronte a quella dell’esecutivo birmano. Proprio per raggiungere le trattative al meglio, alcuni gruppi, fra partecipanti e non alla Conferenza, si sono incontrati, nel frattempo,nella confinante provincia cinese dello Yunnan con rappresentanti del governo di Pechino.

Tanto sta avvenendo mentre nelle regioni dell’Arakan e dello Shan vi sono stati e sono in corso combattimenti tra fazioni ed esercito birmano, che saranno forieri di un clima di difficile incertezza nelle trattative.

I vantaggi di un gioco cooperativo possono essere attrattivi a medio termine se rappresentano un tangibile win-win economico per le parti in causa. Allo stesso tempo, l’ingresso nei mercati, conseguenza della democratizzazione del paese, potrà essere la svolta per la creazione di significative occasioni economiche condivisibili fra le parti (ad esempio in ambito turistico), dando vigore all’iniziativa Panglong-21 e accelerandone i tempi.