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Balcani

Macedonia senza governo: crisi istituzionale e etnica

27 Mar 2017 - Ilcho Cvetanoski - Ilcho Cvetanoski

Sono passati quattro mesi da quando si sono tenute le elezioni parlamentari anticipate in Macedonia, ma il nuovo governo non è stato ancora formato. Mentre la crisi istituzionale si aggrava sempre più, i partiti perdono tempo in negoziati segreti, incitando proteste e rilasciando affermazioni contraddittorie.

Il tempo previsto dalla Costituzione per creare una nuova maggioranza parlamentare è terminato e non vi è alcun segno che l’impasse possa essere presto sbloccata. Sono quindi possibili diversi esiti: dalla formazione di un governo guidato dall’opposizione ad un’ulteriore polarizzazione politica che potrebbe portare allo scontro etnico.

Le elezioni del dicembre scorso hanno dato 51 seggi al Vmro-Dpmne, il partito conservatore al governo dal 2006; 49, invece, al maggior partito d’opposizione, il socialdemocratico Sdsm, mentre 10 sono andati al Dui (partner di coalizione del Vmro dal 2008).

Vmro e Dui sono quindi riusciti a confermare la maggioranza uscente, ma di appena un seggio, conquistandone 61 sui 120 del Parlamento di Skopje. Nikola Gruevski, leader del Vmro, ha ricevuto un mandato dal presidente Gjorge Ivanov (anch’egli conservatore) per provare a formare un nuovo governo. I negoziati a porte chiuse con il Dui di Ali Ahmeti sono però falliti.

La Piattaforma di Tirana
Secondo la Costituzione, Ivanov avrebbe quindi dovuto dare un mandato esplorativo al secondo partito maggiormente rappresentato in Parlamento, l’Sdsm. Questo, tuttavia, non è mai avvenuto e, a partire dal 29 gennaio scorso, il Paese vive un nuovo stallo politico e istituzionale.

Dopo l’insuccesso del Vmro, Ivanov ha chiesto a Zoran Zaev, a capo dei socialdemocratici, di presentare almeno 61 firme di parlamentari come prova dell’esistenza di una maggioranza in Parlamento; condizione che, tuttavia, il capo dello Stato non aveva precedentemente posto a Gruevski.

E quando l’Sdsm ha presentato le firme richieste, Ivanov ha posto nuovi paletti: Zaev avrebbe dovuto ripudiare la cosiddetta “Piattaforma di Tirana”, che si era nel frattempo costituita, accusata di essere incostituzionale e di mettere a rischio la natura unitaria dello Stato.

Il 7 gennaio, giorno del Natale Ortodosso, infatti, tutti i partiti etnici albanesi rappresentati in Parlamento – guidati dal Dui e coordinati da Tirana e Pristina – avevano reso pubblica una piattaforma politica congiunta capace di trasformare la natura dell’attuale crisi da politico-istituzionale a etnica. La piattaforma è stata posta come condizione necessaria dai leader dei partiti albanesi per entrare a fare parte della nuova coalizione di governo.

La situazione è però diventata presto ancora più ingarbugliata: dopo il fallimento dei negoziati tra Vmro e Dui e l’apertura di quelli tra Sdsm e Dui, l’iniziativa civica “Per una Macedonia Unita” ha iniziato una protesta davanti al Parlamento e in tutto il Paese.

Lo scopo dichiarato delle manifestazioni di piazza è preservare l’unità della Macedonia: ogni notte, in un’atmosfera tesa, migliaia di persone protestano contro il miliardario statunitense George Soros, la Piattaforma di Tirana e coloro che sono percepiti come nemici dello Stato. Tra le prime vittime della rabbia, anche giornalisti noti per essere voci dissenzienti.

In un’atmosfera surriscaldata, Zaev ha dovuto trovare un modo per distanziarsi dalla Piattaforma, focalizzando l’attenzione su altri punti del suo programma. Il leader socialdemocratico ha inoltre dichiarato di essere pronto a dialogare su qualsiasi questione, ma che non andrà contro la Costituzione: ha accettato la richiesta di un maggiore uso della lingua albanese, ma rifiutato (nonostante il parere contrario del Dui) l’introduzione di insegne o banconote bilingui.

E nonostante abbia nuovamente chiesto di poter formare un esecutivo, dal gabinetto di Ivanov hanno risposto che il presidente non consegnerà un mandato a chi “intende, o ha nel suo programma, di creare una piattaforma che mini la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza della Macedonia”.

Reazioni di Ue e Russia
La comunità internazionale ha iniziato a spingere per una rapida soluzione della crisi, temendo che questa possa dar vita a un conflitto etnico. Dopo aver visitato Skopje a inizio marzo, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza Federica Mogherini ha di fatto dato il via libera ad una possibile maggioranza tra socialdemocratici e partiti albanesi.

La Mogherini ha infatti dichiarato che Ivanov dovrebbe riconsiderare la propria decisione e consegnare il mandato per formare un governo al leader che può garantire una maggioranza in Parlamento; mentre da Bruxelles si ventila anche il ricorso alle sanzioni contro i responsabili dello stallo istituzionale.

La Russia ha, da par suo, utilizzato l’occasione per opporsi agli interessi Ue, sostenendo la narrativa del Vmro. “Le interferenze esterne negli affari interni della Macedonia stanno prendendo forme sempre più oltraggiose”, recita un comunicato del ministero degli Esteri di Mosca.

Vi sono poi state altre dichiarazioni pubbliche che hanno ulteriormente riscaldato il clima. Un parlamentare albanese della maggioranzaha dichiarato in più occasioni che “la Macedonia non esiste e che non è altro che un’antica provincia albanese”, chiamando gli albanesi macedoni a prendere il destino nelle proprie mani. Frasi che hanno spinto la Mogherini a chiedere ai politici di “placare la loro retorica e non permettere a questa crisi di trasformarsi in un conflitto geopolitico buttando benzina sul fuoco”.

Fuori l’Sdsm
Vladimir Gligorov, analista e figlio dell’ex presidente macedone Kiro, ha sottolineato che l’obiettivo del Vmro è di delegittimare l’Sdsm su basi patriottiche, per accreditarsi così come l’unico rappresentante dei macedoni etnici: “Ogni modifica della Costituzione richiede una maggioranza dei due terzi in Parlamento, soglia difficile da raggiungere data la divisione politica macedone tra due partiti principali contrapposti. È quindi chiaro che tutto ciò che sta accadendo mira a tenere l’Sdsm fuori dal gioco politico e la Vmro al potere. Non si tratta di conflitto etnico”.

I partiti albanesi,sostenuti dallo stesso premier di Tirana Edi Rama, stanno però paradossalmente giocando a favore di Gruevski, allo stesso modo in cui Erdo?an ha condizionato il voto in Olanda a favore dei partiti di governo. Anche Rama ha infatti il suo piccolo interesse di breve periodo da inseguire, giocando la carta del nazionalismo in vista delle legislative di giugno in Albania. Se non ci fosse stata alcuna Piattaforma di Tirana, Ivanov non avrebbe avuto scuse per non consegnare un mandato di governo ai socialdemocratici.

Questo articolo è frutto di una collaborazione editoriale tra Istituto Affari Internazionali e Osservatorio Balcani e Caucaso.