IAI
Ue-Gran Bretagna

(Eu) Brexit means (Euratom) Brexit

3 Mar 2017 - Marilù Marletta - Marilù Marletta

Da dubbio a certezza. Lo si apprende dalle Explanatory Notes che accompagnano lo European Union (Notification of Withdrawal) Act 2017 (Bill 132) dello scorso gennaio. Con quest’ultimo, come noto, il Parlamento britannico ha conferito al primo ministro il compito di notificare all’Unione europea, Ue (art. 50, par. 2,Tue) l’intenzione di recedere dall’Unione. Al punto 18 del Bill si specifica che il recesso riguarda sia l’Ue sia la Comunità europea per l’energia atomica/Euratom

Dunque un recesso ad alta velocità verso mete incognite anche sul fronte dell’integrazione nucleare europea. Si ricorderà che la Ceea, istituita assieme alla Cee nel 1957 con durata illimitata, rappresenta tuttora un pilastro del processo di integrazione europea, comprensivo, altresì, del settore della produzione pacifica del nucleare.

Un’equivalenza non automatica
E che l’Euratom ne costituisse una colonna era comprovato dalla struttura a tempio greco su cui poggiava l’Ue di Maastricht, basata sulle tre Comunità e sulla cooperazione negli ambiti Pesc e Gai. Ciò a significare l’unità del sistema.

A seguito del trattato di Lisbona, l’Ue ha assorbito i tre pilastri lasciando fuori dalla costruzione l’Euratom che, se in continuità con il passato mantiene autonoma personalità giuridica internazionale, non è più una costola dell’Unione. Situazione apparsa da subito contraddittoria con quegli elementi strutturali che dall’origine pongono Comunità economica ed Euratom in un rapporto di reciproca integrazione.

Sulla base di questi elementi giuridici non era automatica l’equivalenza EuBrexit=EuratomBrexit. Per il Regno Unito, si poneva l’alternativa: l’exit da entrambe, estendendosi l’art. 50 anche all’Euratom, oppure l’exit dall’Ue ed il remain nell’Euratom. Ciò spiega il rilievo delle pertinenti precisazioni delle Explanatory Notes.

Sembra tuttavia ragionevole pensare che, se nulla impediva alla Gran Bretagna di restare nell’Euratom, poco gestibili sarebbero state le conseguenze giuridiche e politiche: il Regno Unito avrebbe continuato a fare parte delle istituzioni Ue, le stesse dell’Euratom, e sarebbe rimasto vincolato alla normativa Euratom e, perciò, alla giurisdizione della Corte Ue nel campo Euratom. Ma ciò sarebbe stato parecchio bizzarro per uno Stato che ha fatto della Brexit il core di una battaglia prettamente politica.

Le implicazioni dell’uscita dall’Euratom
Meglio si colgono le implicazioni dell’EuratomBrexit per Gran Bretagna ed Ue se si pensa alle ampie competenze Euratom (approvvigionamento dell’uranio nel territorio dell’Ue e nelle relazioni con Stati terzi, estensione a questo settore delle libertà fondamentali del mercato unico, sviluppo della ricerca nucleare e degli investimenti per la realizzazione degli impianti nucleari necessari alla produzione di energia elettrica).

Sono soprattutto i compiti di protezione della salute e di sicurezza nucleare a fare dell’Euratom, grazie a misure tanto preventive quanto reattive, la sentinella della salvaguardia europea nello sviluppo di un’industria nucleare pacifica.

Senza poi dimenticare che l’Euratom vigila affinché l’uso del nucleare non sia distorto dalle finalità lecite volute dal Trattato, prevenendo i rischi di una sua diversione verso attività terroristiche o di traffico illecito. Compito quest’ultimo condiviso con l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) grazie alla loro stretta collaborazione nell’adozione di convenzioni internazionali mirate alla sicurezza nucleare “globale”.

Scenari e potenziali conseguenze
Ebbene l’EuratomBrexit implicherà per il Regno Unito il riacquisto di competenze nei settori prima elencati, vocati, e, lo si era già capito nel 1957, a una marcata cooperazione internazionale, soprattutto per quanto concerne la sicurezza nucleare. Ciò preoccupa se si pensa che la Gran Bretagna sta progettando la costruzione di nuovi impianti nucleari a differenza di altri Stati Ue, come Francia e Germania, che dopo il disastro di Fukushima hanno iniziato a riflettere sulla consistenza del nucleare nel bouquet energetico nazionale.

Quali scenari possono prospettarsi su questo fronte? Il primo è quello di un Regno Unito che fa della sicurezza nucleare un patrimonio “nell’interesse di tutti”, britannici e non, e conseguentemente recepisce l’alto standard di protezione nucleare Ue/Euratom (si pensi, ad esempio, alla recente direttiva 2014/97 che impone elevati livelli di sicurezza nella gestione/progettazione delle centrali nucleari per prevenire disastri come Fukushima).

Ciò implicherebbe che la Gran Bretagna continui ad applicare la vigente normativa Euratom, sganciata, però, da quei meccanismi europei di garanzia/controllo che assicurano l’uniforme applicazione delle norme all’interno degli Stati membri. La conseguenza potrebbe essere una più aleatoria sicurezza nucleare europea.

Una più aleatoria sicurezza nucleare europea e internazionale
Non meno complessa sarebbe la situazione nei confronti delle future misure Euratom se il Regno Unito non volesse prenderle a modello. Ne scaturirebbe una disomogeneità normativa che non avrebbe ripercussioni negative sull’Ue solo qualora Londra scegliesse livelli più elevati di sicurezza nucleare.

Sarà dunque precipuo interesse dell’Ue in sede di definizione delle modalità della EuratomBrexit vigilare sul “capitolo nucleare” puntando soprattutto l’attenzione ”al quadro delle future relazioni Ue/Euratom. E ciò per evitare pericolose cesure nella regolamentazione di settori così rischiosi.

Altrettanto spinosa è la questione della posizione della Gran Bretagna nei confronti dell’ampio volet di accordi internazionali dell’Euratom sul nucleare, cui anche il Regno Unito è al momento vincolato. Si pensi, ad esempio alle Convenzioni Aiea che toccano i più importanti aspetti della protezione/sicurezza nucleari (trasporto dei materiali nucleari, collocazione/dismissione degli impianti nucleari e stoccaggio/smaltimento dei rifiuti nucleari).

Trattandosi di accordi bilaterali tra Euratom/Stati membri da una parte e Organizzazioni internazionali e/o Stati terzi dall’altra, l’EuratomBrexit implica, in via di principio, che la Gran Bretagna non ne sia più Parte, almeno con riguardo alle materie coperte dalla competenza Euratom. Ne potrebbe ridiventare Parte solo sulla base di un nuovo rapporto bilaterale con l’Euratom o con l’Aiea.

Nel reciproco interesse Euratom/Ue non sarebbe infatti immaginabile che il Regno Unito resti nel suo“splendido isolamento” che, se può valere per materie quali l’immigrazione o l’euro, non è auspicabile nel settore della sicurezza nucleare.

Peraltro, gli ambienti legati all’industria nucleare all’indomani dell’annuncio dell’Euratom/Brexit hanno manifestato preoccupazioni. E ciò sia per l’incerto quadro negoziale che emergerà soprattutto nei rapporti con Stati Uniti e Cina, con cui dovranno essere assunti nuovi obblighi internazionali, sia per le sorti della realizzazione del nuovo impianto nucleare di Hinkley Point C trattandosi di una joint tra imprese inglesi, francesi e cinesi.

Dunque l’EuratomBrexit solleva timori tanto presso i sostenitori del nucleare (perdita di competitività dell’industria nucleare britannica) quanto presso gli oppositori (diminuzione della sicurezza nucleare). In altri termini una partita dove tutti perdono. Non sarebbe stato meglio rammendare la tela, anziché strapparla per poi faticosamente tesserne una nuova?