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Trump e Putin

L’America sperata a Mosca

25 Feb 2017 - Paolo Calzini - Paolo Calzini

Il 2017 si prospetta molto problematico, almeno quanto all’atteggiamento che Mosca vorrà adottare nei confronti della nuova Amministrazione al potere a Washington. Il rapporto tra queste due potenze si è meritato nel tempo la qualifica di ”speciale”, per quel particolare intreccio di relazioni che l’Unione Sovietica prima, e più recentemente la Russia, hanno mantenuto con gli Stati Uniti. Ora il tema diviene di grande attualità, grazie all’ascesa di Donald Trump alla presidenza.

Le aperture di Trump
Già da candidato, il nuovo presidente americano era stato visto, sia pure con estrema cautela, come il portatore di un approccio meno rigido di quello dei suoi predecessori, ispirato a un crudo realismo, esente da preconcette posizioni ideologiche.

In passato, le aperture nei confronti di Mosca registrate durante la campagna elettorale o anche durante il processo di passaggio dei poteri alla Casa Bianca non hanno, di regola, portato al superamento dei contrasti fra le parti. Anzi, nel caso della presidenza Obama, tali apparenti aperture si sono risolte in un inasprimento del clima di tensione.

Questa volta, d’altra parte, le variabili in gioco, prima tra tutte la personalità del neo presidente Trump, configurano, nel giudizio unanime degli osservatori, una situazione nuova, dagli sbocchi quanto mai incerti.

Per quanto persista una situazione di profondo contrasto tra le due potenze e le prospettive si delineino in un quadro di sostanziale imprevedibilità, in questo momento la Russia potrebbe profittare di una rara opportunità per avviare una graduale normalizzazione delle relazioni russo-americane. E comunque una conclusione appare assodata: Mosca, pienamente consapevole del rilievo strategico del rapporto con Washington, conferma il proprio interesse,in continuità con le aperture emerse i mesi scorsi.

Mosca punta sul multipolarismo
La visione russa, suffragata dall’evoluzione del quadro internazionale in direzione di un riequilibrio nelle relazioni fra gli Stati, rimane ferma nella comvinzione che si vada verso forme di multipolarismo che però continueranno a guardare agli Stati Uniti come al principale attore di riferimento.

Questa superpotenza rappresenta, nella prospettiva russa, il soggetto con cui occorre confrontarsi nella conduzione dell’azione internazionale, a legittimazione dello status di grande potenza continentale rivendicato da Mosca. A rafforzare la posizione della Russia ha contribuito il successo delle operazioni militari realizzate a partire dal 2015 in aree limitrofe, considerate fondamentali per la sicurezza nazionale.

Gli interventi condotti in occasione della rivoluzione in Ucraina e della guerra civile in Siria hanno dimostrato la capacità di agire con grande professionalità, combinando risolutezza militare e flessibilità politico-diplomatica. Un risultato significativo sul piano del prestigio internazionale, che tuttavia non modifica la disparità di risorse, chiaramente avvertita a Mosca, caratteristica del confronto-rapporto con gli Stati Uniti.

La strategia russa volta a superare lo stato di tensione fra le potenze rivali, in vista di un possibile riavvicinamento a Washington, è destinata a svilupparsi lungo un percorso fortemente accidentato. La parola d’ordine di Trump, proclamata in un clima di enfatizzato patriottismo, di “ridare all’America la sua grandezza” conferma la volontà di sostenere la supremazia degli Stati Uniti a livello globale.

Una presa di posizione che non riguarda unicamente la Russia, ma coinvolge tutto il gruppo delle grandi e medie potenze emergenti, come Cina, India, Brasile, Iran e Turchia, facendo leva sugli strumenti dell’hard e del soft power, in funzione dell’interesse nazionale americano.

Addio agli ideali democratici
La rinuncia, o quantomeno il ridimensionamento della linea di promozione dei valori della democrazia, riconfermando l’impegno a operare sul piano internazionale in nome della realpolitik e della geopolitica, costituisce però un elemento di particolare novità. Essa infatti configura una svolta concettuale, destinata a metter fine a una politica estera giudicata, anche in ambienti occidentali, fomentatrice, al di là delle intenzioni, di caos e coflittualità.

La scelta, implicita in questo approccio, di non più intervenire a sostegno dei movimenti rivoluzionari, che aveva caratterizzato l’azione americana degli ultimi anni, dalla rivoluzione di Maidan in Ucraina ai movimenti insurrezionali delle Primavere arabe, va nella direzione auspicata da Mosca. La quale ha tradizionalmente individuato nella strategia di promozione del “cambio di regime” una minaccia diretta alla sovranità della Russia, alla sua posizione nel continente euroasiatico e alla tenuta del governo in carica.

A favore di un nuovo corso, caratterizzato dal ripudio del “messianesmo democratico“, influisce il pragmatismo di Trump, che lo porta ad agire con esibita spregiudicatezza nella logica di una cruda politica di potere. Lo accomuna a Putin l’aspirazione, derivata da un realismo di stampo ottocentesco, a un ordine mondiale strutturato in forma gerarchica, ritenuto di massima, anche a Washington, come la formula più adatta a assicurare ordine e stabilità sul piano internazionale.

Eppure tra Trump e Putin ci sono difficoltà
Se, e in che termini, la correzione della politica estera americana possa influire sul futuro andamento delle relazioni reciproche è materia oggetto di un vivace dibattito. La rimozione della componente ideologica, costitutiva della politica di promozione della democrazia, apre, secondo diversi osservatori, a un rapporto più disteso fra le potenze rivali.

Altri, al contrario, giudicano che la svolta impressa al nuovo corso internazionale non sia sufficiante a sbloccare una situazione gravata da una contrapposizione, consolidatasi nel corso di un lungo periodo, fra interessi nazionali di natura geostrategica difficilmente compatibili.

L’area al centro della contapposizione, va sottolineato, si conferma a tutti gli effetti l’Eurasia, dove si gioca la partita decisiva per l’egemonia mondiale. Un’estensione territoriale transcontinentale, articolata sui diversi fronti del confronto Russia/Stati Uniti/Unione europea, contrassegnato dall’influenza crescente della Cina, del gruppo delle medie potenze emergenti e dei movimenti riconducibili all’Islam.

Per Mosca, che considera la posizione ricoperta a cavallo tra Europa e Asia la condizione basilare del proprio status di grande potenza, la presenza americana (attraverso la Nato) a ridosso dei confini nazionali è motivo essenziale dell‘impegno sul piano internazionale.

La conduzione di una politica propositiva, libera da preconcette rigidità, mirata al rilancio delle relazioni russo-americane, in un contesto di diffusa turbolenza, dovuto alla presenza di una molteplicità di attori portatori di contrastanti rivendicazioni, richiederà a Mosca grande capacità di manovra.

La complessità della situazione, in una congiuntura politico-strategica all’insegna del nazionalismo, suggerisce di agire allo stesso tempo con determinazione e flessibilità, evitando in particolare i rischi di coinvolgimento in situazioni di conflitto locali. Il caso da questo punto di vista esemplare è costituito dalla crisi in Ucraina, il Paese chiave dello spazio postsovietico, oggetto di opposte influenze, che ha innescato il processo di aspra rivalità Est-Ovest attualmente in corso.

In questa prospettiva l’Europa, in quanto fronte principale del confronto è destinata verosimilmente ad essere ancora una volta il continente dove si deciderà il futuro dei rapporti Est-Ovest, nell’alternativa fra una loro graduale normalizzazione un ulterliore accentuazione degli attuali contrasti.

Nel valutare i fattori che potranno pesare sull’evoluzione del contesto politico-strategico che fa da sfondo ai rapporti fra Stati Uniti e Russia occorre avere ben presente, come dimostrato dalla recente esperienza, la forza dirompente degli eventi. Sono infatti gli eventi imprevisti, elementi portanti del corso della storia, a porre le élites ai vertici degli Stati di fronte a scelte cruciali, sospingendoli in direzioni gravide di conseguenze sotto il profilo della sicurezza internazionale.

Il che lascia intendere l’entità delle responsabilità che si potranno porre a Trump e Putin in situazioni di emergenza, che richiedano agli schieramenti rivali tempestive soluzioni di compromesso, in considerazione dei rischi di escalation in un conflitto diretto, potenzialmente nucleare.