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Polemiche vivaci

Iran: un test missilistico contestato

10 Feb 2017 - Emanuele Bobbio - Emanuele Bobbio

L’Iran ha effettuato un test missilistico il 31 gennaio, lanciando un vettore a medio raggio nell’Oceano indiano. L’evento ha scatenato le reazioni della comunità internazionale, soprattutto d’Israele e degli Stati Uniti, mentre la Russia si è schierata con l’Iran, affermando che il test non viola l’accordo sul nucleare.

Il missile testato è stato lanciato da una base nella regione del Khorramshahr e ha volato per 600 miglia prima di esplodere in mare. Le prime indicazioni venute dagli Stati Uniti, sono state presto confermate dal generale Hossein Dehghan che ha respinto l’accusa di avere violato i patti, perché il test non riguardava missili balistici ed era in linea con il programma militare iraniano.

Il generale ha inoltre chiesto agli altri Paesi di non interferire con le decisioni del governo iraniano.

Israele e Usa guidano le proteste
La prima reazione è arrivata da Israele: il ministro dell’intelligence Kartz ha definito il test una “flagrante violazione” della Risoluzione 2231, che contiene l’accordo sul nucleare iraniano concluso nel 2015, ed ha proposto nuove sanzioni contro la Repubblica islamica.

Il premier Netanyahu non si è espresso sull’accaduto, ma il giorno precedente in un intervista aveva promesso che avrebbe chiesto, nel bilaterale che vi sarà il 15 febbraio, al presidente Trump di ristabilire le sanzioni su Teheran, ritirate dopo l’approvazione dell’intesa sul nucleare.

Neppure la reazione degli gli Stati Uniti si è fatta aspettare. L’accaduto è stato commentato da Michael Flynn, consigliere per la Sicurezza nazionale del nuovo presidente Donald Trump. Flynn ha definito il lancio come l’ennesimo atteggiamento ostile di Teheran che continuerebbe a minacciare gli Usa e i loro alleati con azioni di vario tipo, dal sostegno ai ribelli Houthi in Yemen alle forti tensioni nel Golfo Persico.

Flynn ha fortemente criticato la precedente Amministrazione, definendola troppo morbida verso l’Iran, e l’accordo sul nucleare, che lascia troppa libertà a Teheran. Ha inoltre affermato che il Pentagono sta portando avanti ricerche per provare il coinvolgimento dell’Iran nel rifornimento di gruppi terroristici e ha sostenuto la possibilità che gli Stati Uniti colpiscano i rifornimenti in transito.

Gli altri Paesi, che hanno sostenuto e firmato l’accordo contenuto nella Risoluzione 2231, cioè Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Cina, hanno avuto un atteggiamento più cauto. Molti hanno commentato l’evento come secondario, mentre la Russia ha rimarcato, nelle parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, come il lancio del missile non abbia violato l’accordo nucleare, trattandosi di un missile a medio raggio incapace di trasportare testate atomicher.

La risoluzione 2231 e i precedenti
La Risoluzione Onu 2231 non comporta un divieto assoluto di portare a termine test missilistici. Il testo vieta di intraprendere alcuna attività concernente la costruzione o lo sviluppo di missili balistici, inclusi lanci di vettori capaci di trasportare testate nucleari, per almeno otto anni a partire dalla data della firma dell’accordo o finché l’Agenzia di controllo dell’Onu, l’Aiea, non confermi che l’Iran abbia portato a termine a tutti i suoi obblighi.

Non è il primo test che l’Iran realizza dal luglio 2015, quando venne firmato l’accordo sul nucleare. Prima del 2015, secondo la risoluzione Onu 1929, votata a giugno del 2010, era assolutamente vietato qualsiasi test missilistico alla Repubblica islamica iraniana, pena dure sanzioni. Dopo l’accordo, il progetto militare iraniano era ripartito e l’ultimo test era stato portato a termine pochi giorni prima dell’insediamento del presidente Trump alla Casa Bianca.

La nuova Amministrazione americana ha preso provvedimenti e sembra abbia chiesto ai suoi alleati e alle altre potenze se fosse percorribile la strada di nuove sanzioni internazionali per Teheran.

La difficoltà percepita dagli Usa nel formare una nuova grande coalizione anti-Iran, dato lo scetticismo riscontato nei contatti con altri Paesi, sta portando il presidente Trump a valutare, dopo avere non a caso incluso l’Iran nei sette Paesi da cui è proibito entrare negli Usa per 90 giorni, di imporre nuove sanzioni unilaterali.

Nel frattempo è stata richiesta dalla nuova ambasciatrice di Washington presso l’Onu, Nikki R. Haley, una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza per discutere del test missilistico iraniano.

Le intenzioni di Teheran e le conseguenze internazionali
Alcuni analisti affermano che l’atteggiamento più aggressivo da parte dell’Iran è dovuto anche alla volontà di testare quanto la nuova mministrazione possa spingersi nel suo comportamento manifestamente ostile all’Iran.

Il presidente Rohani che, negli ultimi anni, ha lavorato come un partner con l’Amministrazione Obama, deve rivalutare la posizione americana e capire il grado di ostilità per poi decidere come muoversi, anche per cercare di tenere a bada le componenti integraliste che vi sono all’interno delle forze armate e del governo iraniano.

In questo scenario si inserisce il comportamento russo di sobria difesa della posizione di Teheran. Putin ha trovato nella Repubblica Islamica un prezioso partner, insieme alla Turchia, nello scenario siriano, e di conseguenza cerca di difenderne le posizioni. La questione iraniana sarà sicuramente uno dei temi sul tavolo dell’incontro che vi sarà tra Russia e Stati Uniti in giugno, il primo tra Putin e Trump.