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Gb tra Usa e Turchia

Brexit: May cerca partnership e chiude un occhio

5 Feb 2017 - Bianca Benvenuti - Bianca Benvenuti

La premier britannica Theresa May ha stretto un accordo con il presidente della Repubblica turca Recep Tayyip Erdogan per la costruzione di 250 jet da combattimento per l’aviazione turca: 100 milioni di sterline il fondo destinato al finanziamento di questo primo passo per rinvigorire la partnership strategica tra i due Paesi.

Theresa May è atterrata in Turchia con un volo diretto da Washington, dove nei giorni precedenti aveva incontrato il neo-presidente Usa Donald Trump. Il viaggio è stata la prima occasione concreta per dimostrare il potere di contrattazione bilaterale del Regno Unito in vista della Brexit.

Nuove partnership strategiche
In particolare, la May è alla ricerca di accordi commerciali bilaterali con il fine di rafforzare la posizione britannica nei confronti di Bruxelles. Il premier è stato opportunisticamente il primo capo di governo ad incontrare Trump dopo l’insediamento alla presidenza, e anche il primo leader europeo a recarsi in Turchia dopo il colpo di stato tentato dello scorso luglio. Fatti simbolici che tradiscono l’urgenza del governo britannico di stringere nuove relazioni di amicizia.

Al suo arrivo ad Ankara, la May ha visitato la tomba di Mustafa Kemal – meglio conosciuto come Atatürk, padre dei turchi -, prima di recarsi dall’uomo che sta tentando di diventarne erede politico e successore carismatico.

Nell’incontro con il presidente Erdogan, il Regno Unito ha acconsentito a stanziare 100 milioni di sterline per il finanziamento della costruzione di 250 jet da combattimento per l’aviazione turca, aprendo così la strada ad una rinnovata partnership strategica in materia di difesa tra i due Paesi. I fondi serviranno per la cooperazione tra l’industria aerospaziale turca (Tusas) e la società inglese Bae Systems per sviluppare il programma TF-X per le forze aeree turche.

Al centro dell’incontro anche le questioni di Cipro, della Siria e della lotta al terrorismo, ma soprattutto la promessa reciproca di istituire un gruppo di lavoro per aumentare il volume degli scambi tra i due Paesi da 15,6 a 20 miliardi di dollari. Questa convergenza di posizioni sembra anticipare una nuova partnership tra Londra e Ankara, entrambe alla ricerca di amicizie internazionali.

La May chiude un occhio
In risposta alle critiche di chi non vede di buon occhio la vendita di risorse militari al governo dell’Akp, il portavoce di Downing Street ha dichiarato che le preoccupazioni riguardo il rispetto dei diritti umani da parte di Ankara sono una questione diversa da quelle affrontate dai due leader durante l’incontro.

Sul tema è intervenuta anche la May che, durante la conferenza stampa con il presidente Erdogan, ha dichiarato di essere orgogliosa di appartenere a un Paese che ha da subito espresso la sua vicinanza alla democrazia turca a seguito del colpo di stato tentato e ha aggiunto che “è importante che la Turchia sostenga la democrazia, rispettando lo stato di diritto e i suoi doveri in materia di diritti umani, impegno che il governo ha già intrapreso”.

La May evita perciò di compromettersi e sta al gioco della diplomazia, citando la questione dei diritti umani, ma senza rischiare di far innervosire il presidente turco, noto per la poca pazienza nei confronti di chi ne critica l’operato.

Organizzazioni dei diritti umani e altri osservatori in Europa sono in questi giorni più duri nei confronti del governo del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp), che ha arrestato decine di migliaia di persone a seguito del colpo di stato tentato. Le purghe hanno colpito circa 40 mila giornalisti e numerosi oppositori politici, tra cui i due co-leader del filo curdo Partito democratico dei Popoli (Hdp).

Accordi con gli “uomini forti”
Allo stesso modo, la May ha evitato di commentare la controversa decisione del presidente Trump di sospendere l’ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di sette Paesi musulmani.

Proprio durante la conferenza stampa con il primo ministro turco Binali Yildirim, ha evaso le domande dei giornalisti che le chiedevano un commento sul decreto anti-immigrati di Trump. Mentre la sua controparte turca non ha esitato a reagire con sdegno alla decisione della Casa Bianca, per la May la realpolitik ha trionfato, ancora una volta.

Insomma, in uno slalom tra le questioni più spinose, la May si concentra su quello che le interessa di più: stringere nuove relazioni, in particolare in tema di difesa e scambi commerciali, per rafforzare la posizione contrattuale del suo Paese in vista della Brexit.