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Trump, Cameron, M5S

Nato: i dubbi occidentali sull’Alleanza

20 Gen 2017 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

La Nato è “obsoleta”? Si merita David Cameron come segretario generale? L’Italia deve uscire dalla Nato? Gli interrogativi sollevati rispettivamente da Donald Trump, dalla stampa britannica (che li attribuisce al governo di Londra) e dal Movimento 5 Stelle testimoniano il bisogno di ripensare e quindi riaffermare il ruolo dell’Alleanza atlantica nel contesto attuale.

La Nato per Trump: “obsoleta” ma “importante”
Gli Stati Uniti sono la guida della Nato, mettendo in campo tra la metà e i due terzi delle capacità militari alleate, assicurando la deterrenza nucleare ed essendo dal secondo dopoguerra il garante della pace in Europa. È quindi ovvio che ruolo attuale e futuro della Nato dipendano in gran parte – ma non esclusivamente – da Washington e in particolare – ma non solo – dalla Casa Bianca.

Durante la campagna elettorale Trump ha giudicato la Nato “obsoleta”, giudizio ribadito in una recente intervista durante la quale ha anche affermato che l’Alleanza “resta molto importante”. L’obsolescenza deriva, secondo il nuovo presidente americano, dal fatto che i Paesi membri (europei) “non pagano quello che dovrebbero pagare”, e che la Nato “non ha saputo occuparsi di terrorismo”.

La critica di Trump alla Nato non è del tutto nuova, poiché la questione degli scarsi investimenti europei in capacità militari è stata più volte posta dall’Amministrazione di Barack Obama – così come dalle precedenti sin dalla fondazione dell’Alleanza. La novità politicamente rilevante sta piuttosto nel riferimento forte ed esplicito al terrorismo.

Se è vero che la Nato non si è occupata finora direttamente di contrasto al terrorismo islamista, è anche vero che i 14 anni di impegno militare alleato in Afghanistan sono serviti principalmente ad evitare che il Paese asiatico fosse di nuovo un rifugio sicuro per Al Qaeda dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 – attentati per i quali la Nato ha attivato, per la prima volta nella sua storia, l’articolo 5 sulla difesa collettiva.

Di certo, oggi elettorato e opinione pubblica in Europa e Nord America chiedono più sicurezza nei confronti del terrorismo internazionale di matrice islamica. L’Alleanza potrebbe fare di più per soddisfare questa domanda di sicurezza, ad esempio sostenendo concretamente da un lato i Paesi musulmani che contrastano lo Stato islamico e lo jihadismo internazionale e dall’altro l’Ue nel sorvegliare i confini esterni e impedire infiltrazioni terroriste tra i migranti in rotta verso l’Europa.

La critica di Trump risponde ad una logica sempre più chiara della sua presidenza: un mix spinto di nazionalismo e realismo, che giudica irrilevanti attori sovranazionali come l’Ue, considera le alleanze come mero strumento per soddisfare gli immediati interessi nazionali e basa i rapporti internazionali su accordi bilaterali tra gli Stati Uniti e le singole controparti – Russia in primis.

Il rischio Cameron per la Nato
Un altro punto interrogativo sulla Nato, di ben minore importanza ma non per questo marginale, viene da Londra. Le indiscrezioni su una possibile candidatura dell’ex premier David Cameron al vertice dell’Alleanza sono probabilmente un balloon d’essai, ma l’Italia e gli alleati membri anche dell’Ue non dovrebbero sottovalutarle.

In primo luogo, la Nato non si merita un leader che ha creato il problema Brexit che affliggerà l’Europa per i prossimi anni. Né conviene alla sicurezza europea e alla relativa cooperazione tra Nato e Ue porre al comando della prima il rappresentante di un Paese che vuole uscire dalla seconda.

Inoltre, nel campo della difesa, Cameron è corresponsabile, insieme a Nicolas Sarkozy, di aver voluto un intervento militare per rovesciare il regime di Muhammar Gheddafi senza farlo seguire da una missione di stabilizzazione del Paese nordafricano: il risultato è stato una Libia a pezzi, che ha alimentato il flusso di migranti verso l’Italia e le infiltrazioni del terrorismo islamico in Nord Africa, mettendo nel frattempo a rischio la sicurezza energetica italiana ed europea.

Infine, durante la Guerra Fredda vi era la prassi di una rotazione del segretario generale tra Paesi europei di diverse aree geografiche, mentre dagli anni ’90 le quattro personalità che hanno ricoperto l’incarico sono venute tutte dal Nord Europa (Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Norvegia) rappresentando giocoforza meno le istanze degli Stati mediterranei del fianco sud – inclusa l’Italia che dal 2012 ha perso anche il posto di Vice-segretario generale mantenuto ininterrottamente dal 1978.

Italia e Nato, c’è movimento
Proprio in Italia è stata di recente riproposta l’idea di ridiscutere la presenza nazionale nella Nato, da parte del Movimento 5 Stelle che critica in particolare l’allargamento dell’Alleanza all’Europa orientale, l’innalzamento della tensione con la Russia e gli interventi militari in Paesi terzi, ventilando un referendum sulla partecipazione italiana all’organizzazione.

Come nel caso di Trump, alcune delle critiche alla Nato sono già state rivolte da altre voci italiane, politiche e non, seppur in termini molto più costruttivi, ad esempio riguardo la necessità di evitare un’escalation con la Russia.

La novità politicamente rilevante sta piuttosto nell’ipotesi di uscire dall’Alleanza. Dopo che sia il Pci ed suoi eredi a sinistra, sia gli eredi del Msi a destra, avevano accettato la Nato come un necessario ed utile framework per la politica di difesa italiana, nessuna forza politica di rilievo aveva rimesso in discussione tale scelta di campo.

Il dibattito aperto da e nel Movimento merita dunque attenzione, in quanto la Nato è servita e serve a soddisfare gli interessi di sicurezza comuni ai suoi stati membri, e la sua utilità strategica dipende quindi dalla capacità di adattarsi sia alle minacce esterne sia alle domande politiche interne – da Washington e dalle altre capitali occidentali. Una capacità che la Nato ha dimostrato in 68 anni di vita, contribuendo ad uno dei periodi di pace più lunghi nella storia del continente europeo, e che può e deve rinnovare oggi.