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Brexit

L’addio di Londra all’Ue secondo Shakespeare

14 Gen 2017 - Robert Cooper - Robert Cooper

Nella tragedia Troilo e Cressida, l’Ulisse di Shakespeare dice “Abolite quell’ordine, mettete fuoritono quella corda, e sentirete quale stonatura seguirà”. Per “ordine” Shakespeare intende quello sociale, basato su rango e diritto di nascita, che costituiva una struttura di potere consolidata nell’Inghilterra elisabettiana.

Lo stesso ragionamento si applica oggi all’Europa: per quarant’anni abbiamo vissuto in un sistema basato sul diritto e sulla cooperazione che ha portato ordine nel mondo senza legge delle relazioni internazionali. Che cosa accade se viene meno? Al momento non lo sappiamo, ma possiamo già percepire quella ‘stonatura’ nell’aria.

Del controverso significato di “Brexit
La Gran Bretagna è ancora un membro dell’Unione europea, Ue, ma al momento è completamente assorbita da se stessa. Abbiamo superato la fase del “Brexit vuol dire Brexit”, ma non sappiamo ancora che cosa voglia veramente dire. Siamo fuori dal mercato unico, ma all’interno dell’unione doganale, o viceversa? Qualcuno asserisce che la questione più importante è l’immigrazione; ma un coro di capitani d’industria replica che gli immigrati sono vitali per il business.

In Irlanda la questione riguarda il confine; in Scozia, potrebbe essere quella di un altro referendum. Nelle strade si attaccano gli stranieri. Sulla stampa, il potere giudiziario. E poiché non c’è possibilità che l’uscita venga negoziata nel giro di due anni, c’è chi adesso parla di un accordo provvisorio, nonostante gli accordi ad interim, notoriamente, durino per sempre. In Gran Bretagna è pura cacofonia.

Nel frattempo il resto d’Europa va avanti con la sua vita, preoccupandosi delle sue economie domestiche, delle sue elezioni, dell’euro e dei rifugiati. Se qualcuno ha il tempo di ricordarsi della Brexit è probabilmente per pensare a quale seccatura sia e sperare che la Gran Bretagna passi oltre.

Il lato positivo è che, guardando al caos in cui versa il Regno Unito, nessuno nel continente oserebbe pensare di ripetere l’esperimento. L’altra reazione più diffusa nell’Europa continentale è lo stupore: che la Gran Bretagna, dalla reputazione di Paese pragmatico, non ideologizzato e molto competente nel badare ai propri interessi, possa imboccare un percorso che appaia folle.

Voto di una notte di mezza estate
Il giorno successivo al referendum, Google Uk ha registrato un picco di ricerche di utenti per la domanda “Cos’è l’Unione europea?”. Wikipedia a riguardo non aiuta molto; e la campagna referendaria ha aiutato ancora meno.

La vera risposta è questa: l’Unione europea è un’unione di stati sovrani che hanno scelto di organizzarsi in una comunità basata sul diritto e sulla cooperazione. “Sovrani” è un termine frainteso in Gran Bretagna. E in particolare che la Corte di Giustizia europea sia contraria alla sovranità nazionale.

Nel mercato unico il Consiglio – ovvero gli stati membri che lo costituiscono – concorda collettivamente le misure: un unico set di regole per tutti equivale a meno burocrazia. Nella giustzia e negli affari interni vi sono regole comuni in alcune aree come l’estradizione, vitale per la sicurezza nazionale. È dunque ragionevole avere una corte comune che interpreti le regole che siano scritte in comune. Ma siamo ancora stati sovrani. La corte costituzionale tedesca riafferma questo principio accettando i trattati, la GB lasciando l’Unione.

I bisbetici, domati
Il quadro della cooperazione e del diritto è così importante proprio perché stiamo parlando di stati sovrani – che non sono sottoposti ad alcuna legge, in senso stretto, e a nessuna autorità. La macchina europea è complicata e la sua copertura ampia, ma gli effetti sono positivi, poiché gli stati europei sono coinvolti in un processo di negoziazione permanente gli uni con gli altri.

La maggior parte del lavoro è svolta per consenso; e quando vi sono differenze negli interessi di fondo o nelle politiche da adottare, è necessario dover “assemblare” gruppi di stati che la pensino allo stesso modo per poter ottenere l’approvazione di un regolamento, o per bloccarne uno indesiderato.

E non si saprà mai di quale appoggio si potrebbe avere bisogno. Ne sono stato testimone nel corso di un memorabile Consiglio europeo. GB e Germania avevano toni piuttosto duri tra loro, sulla questione irachena, ma sulla questione dell’applicazione quote latte erano fianco a fianco.

La morale della storia è che il sistema di negoziazioni permanenti è anche un sistema di amicizie obbligate. Per quanto si possa essere in disaccordo oggi su di una materia, domani si potrebbe aver bisogno di lavorare congiuntamente su di un’altra. Non ci si può permettere di accapigliarsi in maniera definitiva. Questo vale per tutti, grandi e piccoli, ricchi e poveri: è una delle ragioni per cui l’Ue si è mostrata essere un tetto sicuro sia per gli stati piccoli che per quelli grandi e potenti.

Molto rumore per nulla?
Durante il referendum entrambi gli schieramenti hanno speso troppo tempo sull’elemento (spesso fittizio, drammatizzato), dei costi e benefici economici della partecipazione. Mancando proprio il punto nevralgico dell’Unione, che sin dai suoi esordi è sempre stata anche politica. La gestione condivisa del mercato non riguarda solo l’incrementare la prosperità, riguarda anche il migliorare le relazioni fra gli Stati Membri. Che grazie all’Unione, sono ancorate nel diritto e nell’amicizia, non alle leggi del potere.

Ora, noi inglesi abbiamo deciso di esercitare la nostra sovranità respingendo il sistema di diritti e obbligazioni legali dell’Unione, di negoziazione permanente e di amicizia obbligata, tornando al vecchio mondo basato sul potere.

Shakesperare descrive la situazione. La citazione in apertura di questo articolo continua così “ed ogni cosa si dissolverà nella mera battaglia” – vale a dire, una volta che fuori si sia consolidato l’ordine costituito, civile, l’attitudine naturale degli stati sovrani a combattersi tornerà prepotentemente sulla scena.

Quarant’anni di amicizia lo hanno fatto dimenticare a tutti; è per questo che i supporter della Brexit sono così leggeri quando parlano di negoziati commerciali. Quando non c’è legge, conta solo il potere. E possiamo percepirne l’inizio tra Gran Bretagna e Ue.

Shakespeare ci dice dove tutto va a parare. “Tutto si assomma allora nel potere assoluto, ed il potere s’assomma alla sua volta nel volere, e questo in insaziabile ingordigia; e l’ingordigia, lupo universale, forte di questo duplice sostegno, del potere e volere, fatalmente farà dell’universo la sua preda fino così a divorar se stessa”(1).

(1) Traduzione di Goffredo Raponi del Troilo e Cressida. Per il progetto Manunzio dell’associazione Liber Liber. http://178.32.143.54/bibliola/056f3589a0e5c05d3fcd941bff78226d.pdf.

Traduzione dell’articolo di Mariateresa Amatulli.