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Riunificazione

Cipro: l’equazione regionale non torna (ancora)

28 Gen 2017 - Eleonora Ardemagni - Eleonora Ardemagni

Greco-ciprioti e turco-ciprioti non sono mai stati così vicini all’accordo per la riunificazione federale di Cipro. Eppure, la soluzione della questione cipriota potrebbe sfumare anche stavolta: un apparente paradosso che si spiega solo guardando a “sicurezza” e “garanzie”, ovvero alla dimensione regionale della disputa su Cipro.

Perché tra Grecia e Turchia (due dei tre “Stati garanti”, insieme alla Gran Bretagna, dello status quo dell’isola) le posizioni rimangono distanti. Gli sforzi negoziali di Nicos Anastasiades, presidente della Repubblica di Cipro (RoC) e di Mustafa Akinçi, leader dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord (Trnc), riconosciuta dalla sola Turchia, rischiano dunque di essere vanificati. Proprio adesso che Nicosia torna al centro dello scacchiere geopolitico del Mediterraneo.

I negoziati di Ginevra
Il negoziato per Cipro ha vissuto una settimana importante (9-12 gennaio) a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite e con l’Unione europea, Ue nel ruolo di osservatore. Dapprima, Anastasiades e Akinçi hanno proseguito la trattativa bi-comunitaria scambiandosi, per la prima volta, le mappe territoriali.

Nonostante alcune convergenze (non definitive fino a quando non vi sarà accordo su tutte le aree negoziali), sono ancora parecchi i nodi irrisolti su governance, territorio e proprietà: per esempio, la presidenza a rotazione del futuro Stato e il ritorno dei circa 200mila sfollati interni.

La successiva “Conferenza a cinque” con gli Stati garanti, a livello di ministri degli Esteri, è durata un solo giorno e dovrebbe riprendere a breve. In caso di riunificazione federale, Atene, come i greco-ciprioti, chiede la fine del sistema delle garanzie, con il conseguente ritiro delle truppe straniere dall’isola, in primis i 30mila soldati turchi stanziati nella Trnc: proprio i militari a cui Ankara, così come i turco-ciprioti, non vuole invece rinunciare.

Contesto regionale di rinnovata tensione
I colloqui su Cipro sono entrati nel vivo mentre Grecia e Turchia attraversano una fase di rinnovata tensione. Nel 2016, l’aviazione turca ha violato 57 volte lo spazio aereo greco: – una condotta che è diventata “consuetudinaria”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta moltiplicando gli attacchi verbali nei confronti del Trattato di Losanna (che stabilisce i confini greco-turchi e lo status delle isole del mar Egeo).

La Corte Suprema greca ha negato l’estradizione degli otto ufficiali turchi golpisti riparati in Grecia. E poi c’è la questione migranti: in qualsiasi momento, essa può tornare a fungere da strumento di pressione di Ankara nei confronti di Atene.

Sono diversi i fattori che disincentivano la cooperazione della Turchia su Cipro: innanzitutto, il congelamento de facto del processo di adesione della Turchia all’Ue. Inoltre, l’Akp necessita dei voti dei nazionalisti dell’Mhp per l’approvazione parlamentare della riforma costituzionale in senso presidenziale: un “cedimento” su Cipro indebolirebbe quella retorica nazionalista sulla quale Erdogan sta tentando di ricompattare un Paese esposto ormai su troppi fronti.

Data la presenza militare in Siria, è assai improbabile che la Turchia accetti ora di limitare la sua influenza militare e politica su Cipro nord (Famagosta dista solo 170 km da Latakia).

L’Amministrazione Obama si è molto spesa per questo negoziato. Al contrario, la Russia preferirebbe lo status quo per ragioni militari (scongiurare una partnership Nato di Nicosia) ed energetiche (Cipro unita e possibile hub del gas ridurrebbe la dipendenza Ue da Mosca).

Centralità geostrategica e crocevia marittimo
Al di là dell’esito dei negoziati, un dato è certo: Cipro ha assunto una nuova centralità geostrategica nel Mediterraneo orientale. Qui, il quadrante europeo e quello mediorientale s’incrociano, generando dinamiche di sicurezza interdipendenti: il conflitto in Siria, l’instabilità della Turchia, la presenza militare russa nel Mediterraneo orientale, i giacimenti di gas offshore, la crisi dei migranti, il terrorismo transnazionale di matrice jihadista.

La Gran Bretagna (così come i francesi) parte anche dalle sue basi permanenti sull’isola (Akrotiri e Dhekelia, nel sud), così come dalla base sovrana di Paphos, per bombardare il sedicente Stato islamico fra Siria e Iraq. Nel 2015, Russia e RoC hanno firmato un accordo che permette alle navi militari di Mosca l’accesso ai porti ciprioti.

Cipro, crocevia energetico e commerciale tra Europa, Africa e Asia, è sulla rotta della “Nuova Via della Seta” della Cina, specie dopo l’acquisizione cinese del porto del Pireo. Nel 2016, la RoC e l’India hanno siglato un Memorandum di Cooperazione su materie economico-industriali.

Anche il Golfo guarda a Cipro, soprattutto per gli investimenti: nel 2016, Emirati Arabi Uniti e Giordania hanno aperto ambasciate residenti a Nicosia. La “variabile gas” sta incoraggiando la cooperazione, anche militare, fra Cipro, Grecia e Israele: un formato non esclusivo, ma che non comprende Ankara.

Finora, la divisione politica ha bloccato le potenzialità di politica estera di un’isola che ritorna, tuttavia, al centro di molte trame geopolitiche, a prescindere dall’eventuale riunificazione.