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Città d’Europa

Se il Sindaco ascoltasse l’Alcalde

12 Dic 2016 - Paul Costello - Paul Costello

Mentre al Quirinale entravano nel vivo le consultazioni per le sorti del governo dopo le dimissioni di Matteo Renzi, e le maggiori forze politiche premevano su un rapido ritorno alle urne, il sindaco di Roma Virginia Raggi ha ricevuto al Campidoglio le prime cittadine di Barcellona Ada Colau e di Madrid Manuela Carmena, insieme ai colleghi di Riga e Varsavia, a margine del vertice sui rifugiati che in Vaticano ha riunito molti amministratori europei. È il primo incontro ufficiale fra la pentastellata capitolina e le due spagnole che hanno guidato la rivolta anti-establishment appena un anno prima del successo dei Cinque Stelle nelle amministrative di Roma e Torino. Una p articolare congiuntura politica e simbolica per rivedere quanto Paul Costello scriveva quest’estate sul blog del German Marshall Fund of the UnitedStates, suggerendo alla Raggi e a Chiara Appendino di seguire l’esempio delle colleghe iberiche.

I politici anti-sistema hanno ottenuto il controllo di diverse città italiane, alle elezioni amministrative di giugno. Nonostante la diffusa popolarità di cui gode il Movimento Cinque Stelle, l’elezione di Virginia Raggi e Chiara Appendino come sindaci di Roma e Torino è sotto l’attenzione di tutti, specie dovendo affrontare una difficoltosa transizione dalla guida di una campagna elettorale anti-sistema alla testa dell’amministrazione di due importanti città dal profilo globale.

Se avranno successo, sarà difficile per i partiti politici tradizionali mettere un freno alla crescita dei Cinque Stelle, la forza politica più popolare in Italia. I nuovi primi cittadini dovrebbero guardare all’esperienza al di là del Mediterraneo delle loro controparti elette quasi un anno fa in Spagna per prendere spunto su come guidare il cambiamento in maniera efficace.

Barcellona, fra idealismo e compromesso
Manuela Carmena a Madrid e specialmente Ada Coalu a Barcellona hanno portato alla vittoria coalizioni anti-sistema di sinistra nelle elezioni municipali del maggio 2015.

Definita come il sindaco più radicale al mondo dal Guardian, la Colau ha avuto bisogno di quasi un anno per accettare la realtà che il compromesso politico è necessario per raggiungere degli obiettivi, e che la strada che porta dall’attivismo idealistico al pragmatismo politico è piena di ostacoli.

L’assenza di accordi stabili con gli altri partiti ha reso molto più difficile per l’amministrazione catalana realizzare quei cambiamenti sui quali aveva fatto campagna elettorale. Durante i primi mesi del mandato del sindaco di Barcellona, le azioni più evidenti sono state soprattutto simboliche.

Le prime manifestazioni del cambiamento sono state, per citarne alcune, il fallito tentativo del sindaco di ridurre il proprio salario dell’80%, la sostituzione dell’auto istituzionale da una berlina di lusso ad un minivan e la rimozione del busto del re di Spagna.

La Colau è passata dall’esprimere un forte scetticismo in merito alla possibilità che Barcellona ospitasse l’annuale World Mobile Congress per paura che ne beneficiassero solo pochi nomi, alla partecipazione alla cerimonia di inaugurazione.

È anche passata dal sostegno ai lavoratori in sciopero fino al rifiuto di negoziare con i dipendenti del trasporto pubblico in protesta. Si nota quindi l’evoluzione dall’ideologia purista di un’attivista al compromesso e al pragmatismo necessari per essere un efficace amministratore, che a maggio ha anche siglato un accordo di coalizione con il partito socialista.

Questa nuova alleanza con i socialisti rappresenta un cambiamento radicale nella posizione della Colau, la quale aveva escluso ogni tipo di accordo con il Psoe – che era già stato al governo della città per 32 anni -, arrivando anche a definirli su Twitter, prima della sua elezione, corrotti e dal comportamento mafioso.

Madrid, pragmatismo della prima ora
Un accordo proprio con i socialisti era stato già siglato a Madrid dalla Carmena, per mettere fine ai 24 anni consecutivi dei popolari alla guida della capitale spagnola. Giudice – e per alcuni anni alla testa di una piccola impresa che commercializzava vestiti per bambini realizzati dal ex detenuti -, la 72enne Carmena si è quasi immediatamente convertita al compromesso pragmatico, dovendo subito raggiungere un accordo con i socialisti in modo da escludere il centrodestra – che pure aveva ottenuto la maggioranza dei voti nelle urne madrilene – dall’amministrazione della città.

La Carmena ha ridotto il debito di Madrid del 20% e ha interrotto i contratti con le agenzie di rating, non avendo intenzione di emettere nuovo debito. Madrid resta la città più indebitata della Spagna e una delle più indebitate d’Europa; tuttavia, è ora su una traiettoria finanziaria totalmente differente rispetto alle precedenti amministrazioni, le quali dal 2003 avevano aumentato il debito del 780% attraverso l’investimento in imponenti progetti infrastrutturali e nei tre tentativi falliti di ospitare le Olimpiadi dal 2005 in poi.

Cambiare la cultura politica dell’amministrazione municipale non è stato semplice né per la Carmena a Madrid né per la Colau a Barcellona. Ciò che è diventato evidente, però, è che entrambe lo stanno facendo costruendo ponti, cercando il consenso ed il compresso, piuttosto che proseguendo con i discorsi antagonisti delle loro campagne elettorali.

Appunti per la Raggi e la Appendino
Le pentastellate Virginia Raggi e Chiara Appendino, sindaci di Roma e Torino, dovrebbero prendere in seria considerazione le esperienze delle loro più navigate controparti di Barcellona e Madrid per governare le loro città e mantenere il supporto dei cittadini.

Sono riuscite a gestire il malcontento della loro base idealista e appassionata, al tempo stesso riconoscendo di fatto di non avere le competenze e il sostegno necessari per imprimere un rapido cambiamento all’ordine sociale e governare al tempo stesso in maniera efficace e responsabile le amministrazioni complesse di due importanti città europee.

La capacità da parte del Movimento Cinque Stelle di gestire queste contraddizioni diventerà sempre più importante, vista la fragilità strutturale del governo italiano e l’incertezza finanziaria in crescita. Di fronte alla corruzione politica in Italia, al dilemma rappresentato dai rifugiati e alla latente crisi bancaria, la Raggi e la Appendino dovranno affrontare numerose sfide dando prova di leadership, cercando il consenso e perseguendo la strada del compromesso politico, dovendo in fin dei conti dimostrare di essere più politiche che attiviste.

*Articolo originariamente apparso sul blog del German Marshall Fund of the United States il 14 luglio 2016 e tradotto da Matteo Garnero, già stagista dell’area Europa dello IAI.