IAI
Russia

Putin ristruttura i servizi di sicurezza

19 Dic 2016 - Sara Bonotti - Sara Bonotti

Tempi di pulizie per Vladimir Putin che starebbe pianificando il riordino dell’intero apparato dei servizi segreti. A confermarlo, anche un informato articolo pubblicato il 19 settembre sul quotidiano economico russo “Kommersant”.

Il giornale, tra i più influenti e popolari del Paese, riferisce della possibile creazione – prima delle elezioni presidenziali del 2018 – di un Ministero della Sicurezza di stato, Mgb, sulle ceneri del Servizio federale di sicurezza (Fsb), incorporando il Servizio estero d’intelligence (Svr) e gran parte del Servizio statale di protezione (Fso).

La struttura erediterebbe i poteri del Comitato per la Sicurezza dello stato, il notorio Kgb, dissolto nel 1991 con il crollo dell’Urss e in assenza di una strategia riformatrice da parte del presidente Boris Eltsin. Il nuovo Ministero sovrintenderebbe i procedimenti penali di alto profilo, quali quelli a carico dei pubblici oppositori, un compito attualmente svolto dalla Commissione d’Inchiesta di Alexander Bastrykin.

La parabola degli 007 russi all’ombra del presidente
Il rapporto del Kommersant riflette le ultime vicende politiche del partito del presidente “Russia Unita” che alle elezioni parlamentari di settembre si è aggiudicato il 54,7% delle preferenze, ovvero la maggioranza record dei tre quarti dei 450 seggi della Duma. Il Parlamento è diventato mono-partitico a fronte di un elettorato apatico, con appena il 35% di affluenza a Mosca.

Putin conosce bene le dinamiche e il raggio d’azione dei servizi segreti. Ex agente del Kgb dal 1975 al 1990 e capo dell’Fsb a fine anni ’90, l’attuale presidente ha di fatto utilizzato il Servizio come trampolino di lancio per la sua carriera politica. Ora che si è affermato, il nuovo Ministero sarebbe per lui uno strumento attraverso il quale garantirsi una leadership compatta alle operazioni di intelligence a sostegno dell’esecutivo, proprio come il Kgb perseguitava spie e dissidenti a tutela del Cremlino.

Già da tempo alcune manovre denotavano l’insoddisfazione di Putin per l’attuale frammentazione dei servizi di sicurezza. Fonti attendibili riportano ad esempio che il presidente aveva costantemente sostenuto la crescita di influenza dell’Fsb e se n’era servito come fonte di reclutamento per ruoli governativi e posizioni apicali nelle aziende controllate dallo stato.

L’Fsb ha incarnato a lungo l’ideologia della nuova Russia nella manipolazione del consenso interno e nella proiezione delle aspirazioni di potenza sullo scenario globale. Le operazioni erano ufficialmente limitate all’ex-Urss, “il vicino estero”, ma Putin avrebbe spesso autorizzato interventi ben al di là.

Il direttore dell’Fsb Nikolai Patrushev parlò una volta dei suoi agenti come dei nuovi “nobili russi”. Il mandato relativamente limitato dell’organismo non rispondeva, tuttavia, alla visione putiniana di una struttura onnicomprensiva per il controllo e il contrasto delle minacce interne ed esterne. Di qui la duplice risposta del presidente: da un lato screditare l’Fsb, dall’altro affiancargli strutture concorrenti come la Commissione d’inchiesta, responsabile di indagini sensibili sulle voci di pubblico dissenso, il Dipartimento del ministero dell’interno contro l’estremismo e, recentemente, la Guardia nazionale.

I critici del Cremlino temono però che la nuova struttura diventi un organo di repressione politica. In questo non aiutata l’acronimo Mgb, sigla che suona alquanto sinistra nella memoria collettiva visto che rimanda all’apparato statale di sicurezza utilizzato durante le purghe staliniane, poi revisionato e ribattezzato Kgb nel 1954.

Una burocrazia elefantiaca difficile da ristrutturare
Il cambio di rotta prefigurato dalla ristrutturazione voluta da Putin mira a sistemare una miriade di agenzie di intelligence al fine di concentrare tutti i poteri in un Ministero chiave, facilmente controllabile dal presidente, per la sicurezza domestica e lo spionaggio estero. Alcuni analisti evidenziano come un meccanismo univoco potrebbe rivelarsi altamente strategico non solo per sopprimere potenziali dissensi, ma anche per vigilare sull’élite al potere e, all’occasione, domarla.

Lo stesso Kommersant, riferendosi a fonti anonime dell’Fsb, riporta che l’Mgb si occuperebbe di casi di frode e corruzione nell’amministrazione pubblica. La riorganizzazione si spiegherebbe anche con l’aggravarsi delle incontrollabili dispute “territoriali” nella comunità dell’intelligence russa, che renderebbe necessaria una semplificazione, salvo forse amplificare i conflitti in seno al nuovo Ministero.

D’altra parte, la ristrutturazione di una dimensione burocratica elefantiaca e priva di anelli di coordinamento non sembra agevole. Come tutte le fusioni di una certa portata cambia i rapporti di forza e le regole del gioco, non necessariamente a vantaggio dell’efficienza amministrativa ed economica.

Un monopolio quasi totale dell’intelligence da parte dell’Mgb priverebbe inoltre Putin di una molteplicità di fonti informative, possibilmente accrescendo la sua distanza dai meccanismi di controllo sociale. Questa operazione potrebbe rivelarsi rischiosa in vista delle prossime presidenziali, in una fase in cui un’intelligence plurale sarebbe invece funzionale a monitorare e rinvigorire il consenso.