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Energia

Efficiency first: la risposta Ue al petroliere Trump

17 Dic 2016 - Antonio Scarazzini - Antonio Scarazzini

Raggiunto l’acme con l’accordo di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico, lo scenario delle politiche energetiche globali assume per il futuro contorni sempre più dicotomici.

L’inversione di marcia verso i combustibili fossili promessa dall’entrante amministrazione Trump negli Stati Uniti sembra ormai confermata dalla scelta di alcuni componenti la squadra di governo: Rex Tillerson, Ceo di Exxon Mobil vicino a Vladimir Putin, come segretario di Stato, e Scott Pruitt, procuratore generale dell’Oklahoma e critico della “Climate Change Gang”, come direttore dell’Environmental Protection Agency (Epa).

Dal canto loro, i Paesi produttori di petrolio, compresi i 14 non iscritti all’Opec, hanno inoltre deciso un taglio di produzione per un totale di 1,8 milioni di barili con un obiettivo di ridare fiato al comparto, riportando il prezzo al barile attorno i 60 miliardi.

Di senso diametralmente opposto è invece l’input impresso dalla Commissione europea con la presentazione del Winter Package, un pacchetto di otto proposte legislative che interessano l’intero spettro d’azione dell’Unione europea, Ue, in materia energetica ed ambientale, presentato sotto l’etichetta di Clear Energy for All.

Un’accelerazione senza indugio sul piano della decarbonizzazione e del rispetto degli obblighi contratti a Parigi, con l’obiettivo principe di ridurre del 40% le emissioni di gas serra entro il 2030.

30% di consumi energetici in meno entro il 2030
Pilastro centrale della strategia sarà la riduzione del consumo di energia nella misura del 30% entro il 2030, rispetto al 27% precedentemente stabilito.

Proponendo una revisione della direttiva sull’efficienza energetica, la Commissione europea indica un quadro operativo di riferimento entro cui gli Stati membri potranno adattare le proprie politiche energetiche in funzione degli obiettivi vincolanti.

Accompagnata da misure per la promozione dell’efficienza energetica nell’edilizia e delle tecnologie di ecodesign, la vera novità risiede nell’inserimento degli obblighi annuali di risparmio energetico (calcolato in percentuale sul volume di energia venduta al dettaglio) nel periodo tra 2021 e 2030: si parte dall’1.5% nel 2021, maggiorando annualmente l’obiettivo di altri 1.5 % sino al 15% nel 2030.

Commissione europea verso la decarbonizzazione
Cantiere in divenire quello della nuova direttiva sulle energie rinnovabili, che più di altre “tradisce” uno spirito quasi partigiano della Commissione europea verso la decarbonizzazione.

L’obiettivo di una quota del 27% dell’energia totale proveniente dalle rinnovabili, da realizzare entro il 2030, sembra vacillare (le stime della stessa Commissione lo danno attorno al 24.3%).

Il nuovo testo cerca dunque di uniformare i criteri per la fornitura dei sussidi alle rinnovabili da parte dei Ventotto, mostrando un’interpretazione favorevole al ruolo degli incentivi pubblici nella transizione verso le rinnovabili, come dimostrato dalla recente approvazione da parte della DG Concorrenza degli aiuti pubblici introdotti in Belgio, Grecia e Repubblica Ceca.

Ambizioso, invece, l’obbligo ai fornitori di carburanti di riservare una quota destinata a combustibili rinnovabili o a carburanti a basse emissioni, da incrementare dall’1.5% nel 2021 al 6.8% nel 2030.

Un tentativo di convincere le majors a proseguire la diversificazione degli investimenti, ma soprattutto di tradurre in obiettivi concreti la strategia per una mobilità sostenibile e coinvolgere a pieno il settore dei trasporti, ancora escluso dall’applicazione dell’Emissions Trading Scheme, nella transizione energetica.

Revisione dei mercati dell’energia elettrica 
La logica market-based, di un prezzo determinato liberamente dal mercato è invece messa al centro della revisione dei mercati dell’energia elettrica.

I nuovi provvedimenti prendono le mosse dalla conclusione dell’indagine di settore sui meccanismi di capacità, i sistemi che remunerano la messa a disposizione della rete di una capacità di produzione aggiuntiva da impiegare in casi di disequilibrio tra domanda ed offerta.

Undici i Paesi europei (tra cui l’Italia) che vi hanno fatto ricorso per fronteggiare i disinvestimenti dalla produzione generati da un combinato disposto di domanda di energia in calo, abbattimento dei costi delle rinnovabili e crollo del prezzo al barile.

Con la proposta di un nuovo regolamento che spinge per rimuovere i prezzi regolamentati, è chiaro l’intento della Commissione: lasciare che sia la libera fluttuazione sul mercato, specie nelle situazioni di carenza di offerta, a determinare la corretta remunerazione (il cosiddetto scarcity price) della capacità connessa alla rete.

In un contesto di prezzi bassi (circa 35€/MWh secondo Platts, -70% rispetto al 2008) e in potenziale ribasso (la Commissione stima un ulteriore calo di 40 centesimi/MWh per ogni punto percentuale aggiuntivo di energia prodotta da rinnovabili) a uscire penalizzati sono gli impianti a più alto costo marginale alimentati da combustibili fossili che, senza il sostegno fornito dai meccanismi di capacità, rischiano di veder compromessa la loro operatività.

Per partecipare a tali meccanismi, inoltre, le centrali connesse non potranno inoltre emettere più di 550 grammi di CO2 per MWh prodotto, quasi un cartellino rosso diretto per quelle alimentate a carbone.

La nuova strategia mira quindi a invertire la direzione dell’intervento pubblico nel settore energetico. L’obiettivo è quello di mettere fuorigioco i prezzi regolati a favore delle fonti fossili e restituire agli investitori dei segnali di prezzo che favoriscano il ricorso alle rinnovabili.