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Allargamento

Sostenuta dall’Italia, l’Albania si affaccia all’Ue

26 Nov 2016 - Cristian Barbieri - Cristian Barbieri

A dicembre l’Albania potrebbe raggiungere l’agognata apertura dei trentacinque capitoli di accesso all’Unione europea, Ue, anche grazie al sostegno dell’Italia.

Dopo aver ottenuto lo status di candidato, nel giugno del 2014, il 14 novembre il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ha affermato la volontà degli Stati Membri di avviare i negoziati per l’adesione dell’Albania, auspicando già nel prossimo dicembre l’apertura ufficiale dei capitoli dei negoziati con l’Albania.

L’effetto a cascata dell’apertura dei negoziati con l’Albania
Il processo di stabilizzazione e associazione, Psa, lanciato dall’Ue sin dal 1999, mirava a sviluppare una strategia standardizzata per sostenere la graduale integrazione di sette stati dei Balcani occidentali nell’Ue.

Fino ad oggi, l’unico stato dei Balcani occidentali ad aderire è stata la Croazia, il primo gennaio 2013. Da allora, la politica di enlargement dell’Ue ha ridotto la sua spinta; questo è principalmente dovuto alla recessione che ha colpito i paesi europei nel 2009, ma anche alla crisi Ucraina del 2014.

Al momento, l’Ue sta negoziando i trentacinque capitoli dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, Asa, con Montenegro e Serbia, oltre che con la Turchia. Se con il Montenegro gli accordi procedono, seppur lentamente, la Serbia ha dal canto suo l’annosa questione del capitolo 35 dei negoziati, cioè la normalizzazione dei rapporti con il Kosovo.

È in quest’ottica che un’apertura dei negoziati con l’Albania può trovare la sua ragione d’essere in un effetto a cascata sugli altri accordi. Come successo nel 2012, per l’entrata in coppia di Romania e Bulgaria, Serbia e Albania potrebbero cominciare un cammino comune verso l’ingresso.

Questa strada cooperativa, sebbene tortuosa, è realizzabile ed avrebbe effetti di assestamento anche nei riguardi del Kosovo, fresco firmatario dell’Asa lo scorso dicembre, ma non ancora “stato candidato”.

Lo dimostra per esempio la riunione dello scorso 21 novembre tra il Ministro dell’Integrazione Europea albanese e i capi negoziatori all’Ue di Belgrado e Podgorica, in cui questi ultimi hanno affermato la volontà e la disponibilità di Montenegro e Serbia di sostenere il cammino di Tirana verso Bruxelles.

Il futuro europeo dell’Albania passa anche dalle urne
L’enfasi dell’Ue sulla strategia di allargamento sin dal Consiglio Europeo di Salonicco del 2003 e ribadita nell’ultimo “strategy paper” pubblicato dalla Commissione lo scorso novembre, si è focalizzata sull’area Giustizia e Sicurezza.

Ciò significa che la prima pre-condizione all’apertura dei negoziati è una situazione di miglioramento nei “fundamental first” cioè di focalizzazione degli sforzi, per i Paesi candidati, principalmente nelle aree di sicurezza, Rule of Law e amministrazione pubblica.

L’apertura della negoziazione sui trentacinque capitoli partirebbe quindi, come già accaduto per Montenegro e Serbia, dai capitoli 23 e 24 rispettivamente “magistratura/diritti fondamentali” e “giustizia/libertà/sicurezza” le cinque “priorità chiave” sottolineate dai report della Commissione nei confronti dell’Albania.

L’ultimo “country report” della Commissione europea dello scorso novembre 2016 ha lodato i progressi dello stato adriatico nelle sopracitate aree, in particolare riportando il successo della riforma della giustizia adottata all’unanimità dal Parlamento e la collaborazione nel campo della sicurezza.

Quest’ultima è stata ribadita dall’accordo sullo scambio di documenti EU-Restricted firmato nel marzo scorso a Tirana; accordo che denota fiducia dell’establishment europeo, e non solo, nella controparte albanese seguendo la corrente intrapresa dal 2009, quando la Nato accolse l’Albania tra gli stati membri dell’intesa, e nel 2013 quando Tirana iniziò la collaborazione con l’ufficio di polizia europeo – Europol.

Passi in avanti che però andranno confermati entro la prossima chiamata alle urne, prevista per primavera 2017 visto che la stessa Ue, attraverso il “country report”, ha espresso preoccupazioni per la continuazione dei progressi fin qui raggiunti in caso di risultati elettorali stravolgenti.

L’ondata populista che ha colpito diversi stati europei non sembra aver fatto breccia nella popolazione albanese; l’essere europeisti mette d’accordo maggioranza e opposizione e l’ex sindaco di Tirana e attuale Primo ministro, Edi Rama, dovrebbe riuscire a riconfermare il suo mandato per i prossimi quattro anni. L’apertura dei capitoli di negoziato con l’Ue potrebbero rappresentare la spinta decisiva per una riconferma al potere del leader pro-Europa.

Dal gasdotto Trans Adriatico alla sicurezza, Albania partner strategico per l’Italia
Nel 2015, l’Ambasciata d’Italia a Tirana catalogava in più di 400 le aziende italiane e le joint-venture italo-albanesi presenti nel Paese, le esportazioni verso l’Italia dell’Albania hanno raggiunto la quota di 1,2 miliardi di euro su 2,3 miliardi totali del Paese.

L’Italia è il punto di riferimento economico albanese per l’Europa, cosi come l’Albania lo è per l’interesse italiano nei Balcani visti anche i nostri 1,3 miliardi di euro di esportazioni.

Sul fronte sicurezza non bisogna dimenticare che Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia sono presenti in Albania con una missione bilaterale interforze operante sin dal 1997, sostenendo il lavoro delle controparti locali con addestramenti e operazioni congiunte.

Mentre, per quanto riguarda la difesa, l’Italia coopera con l’Albania, oltre che in ambito Nato, anche nella iniziativa DeCI (Defence Cooperation Initiative), nata nel 2013 e volta a rafforzare la cooperazione multilaterale tra i Paesi del bacino adriatico oltre che a fornire un Battlegroup a l’Ue entro il 2017.

Nel settore della sicurezza energetica bisogna infine menzionare il gasdotto Trans Adriatico, riconosciuto progetto di interesse comune dall’Ue che unisce Italia, Albania e Grecia ai partner del Mar Caspio.

Un’Albania più prossima all’Europa significherebbe quindi una risorsa strategica per l’Italia sul fronte est per varie ragioni tra le quali la lotta alla criminalità organizzata, la cooperazione militare ed energetica.

Il prossimo 15 dicembre al Consiglio dei Ministri degli Esteri a Bruxelles la decisione non sarà scontata, ma, se positiva, rappresenterà senza dubbio un passo vitale nel cammino di Tirana verso l’Europa.

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