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Parlamento europeo

Se le scuole diventano ambasciate Ue

21 Ott 2016 - Federico Castiglioni - Federico Castiglioni

Recuperare il consenso dei giovani nella costruzione del progetto europeo. È questo l’obiettivo dell’iniziativa lanciata dal segretario generale del Parlamento europeo, Klaus Welle.

Si chiama European Parliament Ambassador School, Epas, ed è entrata nell’anno corrente nel suo secondo anno di sperimentazione. Il progetto è incentrato sul coinvolgimento delle scuole per una corretta informazione ed educazione ai temi europei, in particolare sulla storia dell’integrazione europea, per la conoscenza delle istituzioni che la rappresentano e dei principali vincoli che ne regolano il funzionamento.

L’idea del Parlamento è di fare delle scuole delle vere e proprie “ambasciate” dell’Unione europea, Ue: al termine di un percorso formativo e informativo che coinvolge in egual modo studenti e docenti, la scuola aderente è candidata per diventare ambasciatrice del Parlamento europeo.

Il riconoscimento è vincolato a un test finale che dimostra quanto i temi dell’integrazione europea e del dibattito politico continentale siano riusciti a conquistare i giovani coinvolti. Una necessità, quella di riconquistare un elettorato giovanile sempre più disaffezionato, che il Parlamento sembra aver compreso.

Da qui la decisione di agire alla radice del problema, dove si forma gran parte della cultura generale dei futuri cittadini ed elettori europei. Il coinvolgimento in prima persona e la spreading initiative dei singoli (ambasciatori junior se studenti e senior se docenti) viene così tentata quale palliativo in attesa di programmi di formazione più strutturati sull’Ue che in alcuni Paesi, si pensi all’Italia per l’appunto, tardano ad arrivare.

Forgiare cittadini europei
Il target preferenziale sono i ragazzi tra i 16 e i 18 anni, età in cui dovrebbe svilupparsi un primo senso di cittadinanza, anche grazie all’avvento della maggiore età e all’inizio del godimento dei diritti politici. Del resto, tra le istituzioni europee, il Parlamento è l’unico a poter vantare un mandato diretto da parte dei cittadini e quindi a poter svolgere un ruolo di mediazione e formazione con il futuro corpo elettorale.

Come tutti i progetti pilota di questo genere, i risultati sono stati molto diversi tra uno Stato membro e l’altro. Anche se parliamo di numeri statisticamente irrisori data la portata che ha avuto finora l’iniziativa, poche centinaia di scuole hanno infatti aderito in tutto il continente, i Paesi dove il progetto sembra aver avuto maggior successo sono Irlanda e Olanda.

Epas nelle scuole italiane
In Italia, Epas è approdato nel settembre del 2015, coordinato dalla Rappresentanza in Italia del Parlamento Europeo e sostenuto contenutisticamente dal Centro studi, formazione, comunicazione e progettazione sull’Ue e la global governance.

Nell’anno 2015/2016 ha coinvolto 24 scuole della penisola (in Irlanda ne sono state coinvolte 25), selezionate esclusivamente tra istituti alberghieri e professionali.

Sfortunatamente tra le 24 scuole inizialmente selezionate che si erano dette interessate al progetto solo otto sono arrivate a conclusione del processo, risultando al termine dell’iter “ambasciatrici del Parlamento Europeo”. Le altre hanno deciso di fermare la sperimentazione, soprattutto a causa delle poche risorse messe a disposizione, a fronte della complessità organizzativa nel gestire questo progetto strutturalmente per l’intero anno scolastico.

Si consideri che l’iniziativa del Parlamento prevede una serie di attività difficili da pianificare per un istituto scolastico che non consideri questo programma prioritario: giornate di informazione con eurodeputati, produzione da parte dei ragazzi di materiale informativo e giochi di simulazione istituzionale. Un programma ricco e interessante in una facoltà universitaria, ma probabilmente oneroso per quella che è la routine scolastica di molte scuole italiane.

Nel 2016 il progetto entra nel suo secondo anno di sperimentazione ed è ancora in fase di preparazione. La grande novità sembra essere la scelta di non focalizzarsi solo sugli istituti alberghieri, ma allargare anche ai Licei e agli istituti tecnici, privilegiando le scuole del Lazio e della Lombardia.

Un tentativo di focalizzare maggiormente gli sforzi senza perdere il lavoro fatto, soprattutto in termini di formazione: è allo studio infatti un processo di follow up che riguarda le scuole già ambasciatrici, per continuare a mantenere un rapporto con l’Ufficio per l’Italia del Parlamento. È del resto sempre più necessario supplire alla carenza di informazioni e nozioni sull’Ue nella scuola media superiore.

Un’istruzione più europea
In attesa di una linea guida del Ministero dell’Istruzione sui programmi scolastici e sulla formazione dei docenti, che oggi più che mai dovrebbe avere uno sguardo rivolto all’Europa, l’onere di informare i giovani su questi temi è soprattutto a carico dell’iniziativa di singole associazioni, scuole ed enti locali.

Il compito è tuttavia chiaramente sproporzionato anche per le istituzioni europee, come nel caso del Parlamento, che possono avvalersi negli Stati membri solo di risorse umane ed economiche alquanto limitate. Per questo probabilmente è sempre più necessaria un’indicazione europea sui programmi scolastici e l’importanza di dedicare, nell’autonomia scolastica dei metodi e dei tempi, una parte del programma alla scoperta dell’Ue.

Questa formazione è indispensabile anche per sostenere gli ottimi risultati già raggiunti grazie agli scambi Eramus+, che riguardano appunto le scuole, ma che da soli non possono supplire alla mancanza di una vera formazione alla cittadinanza europea.

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