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Medio Oriente

L’Algeria dà il benvenuto ad Hamas

5 Ott 2016 - Umberto Profazio - Umberto Profazio

Una delegazione di Hamas atterrata ad Algeri per una visita di 6 giorni. È avvenuto a fine agosto, proprio pochi giorni prima che il Vice Presidente dell’ufficio politico del movimento islamista, Abu Marzouk, annunciasse l’apertura di un ufficio di rappresentanza di Hamas in Algeria, nominando Mohammed Othman come capo missione.

Hamas alla ricerca di nuovi sponsor
L’apertura della missione di rappresentanza è stata interpretata dalla dirigenza di Hamas come un esplicito riconoscimento del movimento, allargando il suo raggio di azione ed espandendo il numero di attori con cui Hamas intrattiene legami ufficiali.

L’annuncio è inoltre servito a rafforzare il ruolo del movimento agli occhi dell’elettorato palestinese. A tal proposito è da sottolineare l’irritazione con cui è stata accolta la notizia in Cisgiordania, dove il portavoce di al-Fatah Osama al-Qawasmi ha ammonito Hamas a non oltrepassare i limiti di competenza, ribadendo che la rappresentanza del popolo palestinese all’estero spetta all’Autorità nazionale palestinese, Anp.

Come noto, la rivalità tra Hamas e al-Fatah si è palesata durante le elezioni del 2006, vinte dal movimento di Khaled Meshal. La diatriba elettorale è sfociata in conflitto aperto l’anno successivo, sancendo la divisione territoriale tra la Striscia di Gaza, sotto il controllo di Hamas, e la Cisgiordania, sottoposta al governo dell’Anpe guidato dal Presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen).

Successivi tentativi di ricomporre la frattura tra le due entità non sono stati coronati da successo, spingendo la Palestina in un limbo, passato in secondo piano a causa delle sempre più frequenti crisi regionali. Anche l’ultimo tentativo di riconciliazione, che aveva prodotto un compromesso per fissare le elezioni amministrative al prossimo 8 ottobre, è fallito proprio poche settimane dopo l’annuncio di Algeri. In molti hanno visto nella posticipazione delle elezioni l’ennesimo segnale di debolezza della classe dirigente di al-Fatah.

Dalla pallamano alle carte geografiche
L’annuncio dell’apertura di un ufficio di Hamas ad Algeri ha confermato il sostegno algerino alla causa palestinese. Nelle ultime settimane diversi episodi hanno comprovato questa tradizionale vicinanza. Il 10 settembre, il team algerino di pallamano non ha giocato contro Israele ai Giochi para-olimpici di Rio, adducendo di aver perso il collegamento aereo per il Brasile. Il Comitato para-olimpico internazionale ha però aperto un’inchiesta sulla vicenda, a seguito delle accuse di Israele per il presunto boicottaggio.

Maggiori polemiche ha causato la vicenda relativa ai manuali di geografia algerini. La scoperta della presenza di una carta geografica che indicava Israele al posto della Palestina ha costretto il Ministero dell’Educazione ad annunciare il ritiro dei manuali di scuola media, salvo poi sostituire solo la pagina incriminata. La vicenda ha sollevato le critiche di diversi settori della società algerina contro il ministro dell’Educazione Nouria Benghebrit-Remaoun, accusata da tempo di voler ‘occidentalizzare’ la scuola algerina.

A criticare maggiormente il ministro sono stati soprattutto gli ambienti islamisti e conservatori, in particolare il Mouvement de la société pour la paix (Msp, precedentemente conosciuto anch’esso come Hamas). Parte dell’Alliance de l’Algérie Verte, coalizione di partiti islamisti moderati che ha conquistato 49 seggi alle ultime elezioni legislative del 2012, il Msp è considerato come l’espressione locale della Fratellanza Musulmana.

Viste le comuni radici, è questo il principale beneficiario dell’apertura di un ufficio di rappresentanza di Hamas ad Algeri. A differenza di altri partiti di opposizione, il Msp è infatti intenzionato a partecipare alle prossime elezioni legislative del 2017.

In tale contesto l’apertura agli islamisti interni ed esterni da parte di un regime ad essi tradizionalmente avverso come quello algerino potrebbe rispondere non solo al tradizionale sostegno alla causa palestinese, ma anche a ragioni più recondite.

Molti osservatori hanno infatti prospettato una possibile cooptazione dell’Msp nell’attuale coalizione di governo, attualmente dominata dall’ex partito unico del Front de Libération National, Fln, e dal Rassemblement Nationale Démocratique, Rnd. L’entrata degli islamisti moderati nella coalizione di governo potrebbe fornire linfa vitale a un regime che, viste le difficoltà interne del Fln (e del suo Segretario generale del Amar Saâdani) e il declino fisico del Presidente Abdelaziz Bouteflika, è in costante ricerca di legittimità e di un successore.

L’Algeria, l’Egitto e la supremazia regionale
Allo stesso tempo, l’apertura ad Hamas sembra riflettere anche le attuali dinamiche regionali. Accogliendo un ufficio di rappresentanza della principale filiale dei Fratelli Musulmani nella regione, l’Algeria sembra sfidare apertamente l’Egitto.

Dopo il colpo di Stato del luglio 2013, il Presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi ha promosso una politica di repressione contro tutti i movimenti islamisti, all’interno e all’esterno del Paese. All’interno la Fratellanza Musulmana è stata definita ufficialmente come un’organizzazione terrorista. All’esterno Hamas, che aveva goduto relazioni privilegiate con il Cairo durante la presidenza di Mohammed Morsi, si è trovata sempre più isolata e costretta a ripiegare su altri partner regionali.

Ma l’azione egiziana è andata oltre, in particolare nello scenario libico, dove il Cairo appoggia esplicitamente il generale Khalifa Haftar nella sua offensiva contro i movimenti jihadisti/islamisti presenti in Libia.

Al contrario, l’Algeria continua a sostenere il dialogo politico libico e promuove una soluzione condivisa, favorendo implicitamente gli interessi del parlamento di Tripoli prima e del governo di unità nazionale ora. Ne risulta che, nonostante la storica amicizia, il Cairo e Algeri non sono riusciti a coordinarsi né per guidare la transizione libica, né per sostenere la riconciliazione tra le diverse fazioni. Segno di una crescente rivalità tra i due Paesi per la supremazia in Nord Africa.

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