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Africa

La ‘Kandahar del Sahara’ contesa tra Marocco e Mauritania

21 Set 2016 - Simone Olmati - Simone Olmati

Un fronteggiamento tra soldati marocchini e membri del Fronte Polisario ha riportato, a inizio settembre, il territori del Sahara occidentale sotto i riflettori.

Questo è solo l’ultimo episodio di tensione degli ultimi mesi nella zona di Gargarate – alla frontiera tra la Mauritania e i territori del Sahara occidentale che il regno del Marocco considera le sue province del Sud – già di per sé problematica, difficilmente controllabile dalle forze di polizia e densa di attività di contrabbando al punto da essere considerata la “Kandahar del Sahara”.

A partire dal 14 agosto scorso, il governo marocchino ha lanciato una vasta operazione di contrasto ai traffici illeciti che predominano nella regione.

Rabat sempre più presente
L’intensificarsi della presenza marocchina nell’area, ha portato a una nuova situazione di tensione con il Fronte Polisario, organizzazione che rappresenta il popolo Saharawi e che si prefigge il raggiungimento dell’indipendenza del Sahara occidentale da Rabat.

La crescente presenza di Rabat consiste principalmente in maggiori controlli sui traffici trans-frontalieri, in un più intenso presidio del territorio in funzione del contrasto al terrorismo e in alcuni interventi di carattere civile.

Il Fronte Polisario, ad esempio, si è fortemente opposto alla risistemazione di un tratto di strada nella zona di Gargarate in quanto il personale tecnico marocchino sarebbe stato accompagnato da una nutrita scorta militare senza che il Marocco provvedesse ad avvertire la Minurso, missione di pace delle Nazioni Unite nel Sahara occidentale.

Forti rimostranze da parte del Fronte Polisario sono state avanzate anche per bocca del segretario generale del movimento Brahim Ghali che ha inviato una lettera al portavoce delle Nazioni Unite, lamentando la violazione delle zone cuscinetto e lo sconfinamento “al di là del muro” – edificato dal Marocco nel tentativo di risolvere la questione Saharawi confinando l’intero popolo del deserto al di là del berm, la barriera – da parte del genio militare marocchino.

La Mauritania si avvicina al Fronte Polisario
La disputa territoriale coinvolge la confinante Mauritania fin da tempi precedenti all’abbandono dei possedimenti da parte degli ex colonizzatori spagnoli: già nel 1955 Allal el Fassi, leader del partito nazionalista marocchino Istiqlal, pubblicò a Rabat l’antica carta del Grande Marocco che includeva l’intero territorio mauritano.

Le implicazioni regionali di questa controversia sembrano preoccupare il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric. Il Marocco, inoltre, non gradisce la presenza della missione Minurso al punto da espellere dal proprio territorio il personale civile internazionale.

Ad aggravare i rapporti tra Rabat e il “palazzo di vetro” la recente gaffe di Ban Ki Moon che ha definito “occupazione” la presenza marocchina nei territori del Sahara occidentale.

In effetti, dietro la maggiore presenza militare e civile di Rabat nelle zone frontaliere potrebbero celarsi obiettivi diversi dalla volontà di contrastare traffici illeciti e terrorismo nella zona del Sahel, argomento sul quale il Marocco ha promesso di impegnarsi a fondo.

In particolare, il riavvicinamento della Mauritania al Fronte Polisario dopo decenni di neutralità ufficiale voluta dall’ex presidente Maaouya Ould Taya preoccupa non poco il governo di Rabat.

Le relazioni diplomatiche da sempre complicate tra i due Paesi sono infatti ai minimi storici dopo la rielezione del presidente mauritano Mohamed Ould Abdelaziz nel giugno 2014. A partire da quella data, Nouakchott ha dato prova di non tenere in grande considerazione l’ingombrante vicino. Vari episodi testimoniano il raffreddamento delle relazioni diplomatiche.

Già dalla sua rielezione, Abdelaziz (salito al potere con un colpo di stato nel 2008) ha dimostrato una sensibilità diversa rispetto al suo predecessore sulla questione del Sahara occidentale, avvicinandosi alle posizioni dell’Algeria – storica avversaria del Marocco – e auspicando una riapertura del dossier sull’autodeterminazione del popolo Saharawi.

Proprio il governo mauritano ha ricevuto, lo scorso 12 agosto, due responsabili del Fronte Polisario a Nouakchott, irritando non poco il governo di Rabat.

Anche il caso di Lagouira, piccola città ai confini estremi del Sahara occidentale, ha destato molti malumori nella capitale marocchina. Lagouira è stata ufficialmente posta sotto la sovranità di Rabat dopo che gli ex colonizzatori spagnoli hanno abbandonato l’area del Rio de Oro nel 1979.

Tuttavia la Mauritania vi ha sempre esercitato un controllo antecedente e continua a esercitarlo tuttora facendo circolare liberamente pattuglie militari per le vie cittadine. L’accettazione di questo status quo da parte del Marocco è venuta meno solo quando, a gennaio di quest’anno, la Mauritania ha rivendicato il controllo della città innalzando la propria bandiera.

Gli occhi di Re Mohammed sull’Africa
Tutti questi episodi e le frizioni che ne conseguono sono il sintomo di un più generale cambiamento di rotta delle rispettive diplomazie. Da una parte il re Mohammed VI ha inaugurato una fase di intensa attività diplomatica “sovranista” volta sia a perorare all’estero la principale causa nazionale, ovvero quella del Sahara occidentale, sia a incrementare nuovamente l’influenza del Paese in Africa occidentale e nel continente tout court.

A questo proposito si parla anche di un clamoroso ritorno del Marocco all’interno dell’Unione Africana di cui Rabat non fa parte dal 1984, proprio a causa del riconoscimento della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd) da parte dell’organizzazione.

La Mauritania – viste le gelide relazioni con il Marocco e quelle abbastanza fredde con l’Algeria – ha deciso invece di rivolgere la propria azione diplomatica, economica e militare verso i suoi vicini sub-sahariani sui quali è più facile imporre il proprio ruolo di attore regionale.

È sull’interpretazione di questo ruolo che gli interessi reciproci dei due Stati potrebbero confliggere, elevando la questione del Sahara occidentale e dell’autodeterminazione del popolo Saharawi (che lo scorso 31 maggio hanno perso il proprio leader, Mohamed Abdelaziz) da disputa territoriale a elemento di instabilità regionale.

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