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Energia

Gas, perno della cooperazione nel Mediterraneo orientale

14 Set 2016 - Chiara Proietti Silvestri - Chiara Proietti Silvestri

Una pipeline sottomarina grazie alla quale Cipro ed Egitto trasporteranno gas naturale. L’accordo, firmato tra i due Paesi il 31 agosto, ha l’obiettivo di portare il gas del giacimento offshore Afrodite, situato nella zona economica esclusiva cipriota, in Egitto, lasciando aperta la possibilità di dirigerlo verso il mercato interno o di esportarlo sui mercati esteri.

L’accordo arriva ad un anno esatto dalla scoperta del maxi giacimento egiziano Zohr in grado, una volta operativo,di coprire la crescente domanda interna di energia, riducendo così la possibilità di accesso al mercato egiziano da parte di Nicosia. Pertanto, quali possibili altre vie potrebbe prendere il gas cipriota?

L’incognita di Zohr
L’accordo tra Egitto e Cipro arriva dopo diverse trattative bilaterali: già ad inizio 2015, i due Paesi avevano siglato un Memorandum of Understanding, MoU, che autorizzava l’egiziana Egas e la cipriota Cyprus Hydrocarbons Co. a discutere soluzioni tecniche per trasportare il gas dal campo Afrodite tramite un tubo sottomarino in Egitto.

I due Paesi hanno tutte le ragioni per approfondire una cooperazione energetica profittevole per entrambi. Da una parte, l’Egitto deve fare i conti con una crescente domanda interna ed una produzione nazionale in costante calo; dall’altra, Cipro punta a divenire esportatore di gas naturale a seguito della scoperta nel 2011 del campo offshore Afrodite, con un potenziale stimato in 127 miliardi di metri cubi (mld mc).

Tuttavia, nell’agosto 2015, il ritrovamento del maxi giacimento offshore Zohr da parte di Eniha introdotto una nuova e importante variabile nel contesto regionale. Alcuni analisti hanno valutato negativamente il possibile impatto sui piani di esportazione ciprioti, dato che le abbondanti risorse del campo – stimate in 850 mld mc – potrebbero soddisfare per molti anni a venire la domanda egiziana, togliendo di fatto un possibile sbocco a Nicosia.

La recente firma mostra in realtà un quadro più complesso, in cui emerge la possibilità di esportare il gas proveniente da Cipro sfruttando il sistema infrastrutturale egiziano esistente; ciò contribuirebbe a concretizzare le ambizioni cipriote di diventare esportatore di gas e quelle egiziane di diventare hub energetico regionale.

L’opzione Gnl
Tale soluzione prevedrebbe la riabilitazione dei due terminali egiziani di liquefazione Idku e Damietta, attualmente non operativi dopo la decisione del Cairo di bloccare le esportazioni per convogliare le risorse al mercato interno. Uno scenario verosimile, specie se consideriamo che a novembre 2015 British Gas, BG, – la compagnia operatrice del terminale Gnl Idku – ha firmato un accordo con Noble Energy per l’acquisizione del 35% del blocco 12 dove si trova il campo Afrodite.

In questa situazione, la vicinanza geografica di Afrodite al prospetto esplorativo Zohr potrebbe rappresentare piuttosto un’opportunità, valutando la possibilità di collegare il campo cipriota al sistema di trasporto di Zohr così da limitare l’investimento ad un collegamento sottomarino tra i due campi.

In tale contesto, l’altra importante variabile è Israele che, negli ultimi anni, ha siglato accordi con le compagnie operatrici dei terminali al fine di assicurarsi la vendita del gas dei suoi giacimenti, Leviathan e Tamar, scoperti negli ultimi anni al largo delle sue coste. In particolare, tra il 2014 e il 2015, sono stati siglati protocolli tra le compagnie BG e la spagnola Union Fenosa rispettivamente con i partner di Leviathan e Tamar per rifornire i terminali e avere accesso ai mercati internazionali.

È interessante valutare se l’eventuale finalizzazione degli accordi con Israele non impedisca anche a Cipro di potersi assicurare la vendita del proprio gas ai terminali egiziani. Mettendo a confronto la capacità complessiva di processamento degli impianti con quella “prenotata” da Israele (Fig. 5), resta in effetti una capacità residuale che lascia spazio a un eventuale accordo di esportazione del gas cipriota e stimabile in circa 3 mld mc per Idku e circa 2 mld mc per Damietta. In tal modo, si avrebbero complessivamente circa 17 mld mc di gas naturale potenzialmente esportabili nei mercati internazionali, in primis l’Europa.

Simulazione della capacità residuale dei terminali Gnl egiziani in caso di implementazione degli accordi con Israele

Fonte: elaborazione dell’autore in “Osservatorio di Politica Internazionale, Focus Sicurezza Energetica n. 23/24 – luglio/dicembre 2015”.

Un puzzle di incognite
È pur vero che anche il gas egiziano potrebbe tornare a essere diretto verso i mercati esteri, specialmente una volta completata la 2° fase di sviluppo di Zohr attesa a partire dal 2020, ostacolando altri accordi di vendita del gas da parte dei suoi vicini. D’altra parte, sussiste anche la possibilità – già prospettata negli anni passati ma mai concretizzatasi – di realizzare progetti di espansione della capacità ai terminali per un aumento complessivo di circa 12 mld mc all’anno.

In definitiva, esistono margini di manovra per una maggiore cooperazione energetica tra Egitto e Cipro, mantenendo valida l’opzione di un collegamento sottomarino tra i due Paesi. Tuttavia, l’effettiva riuscita degli accordi finora siglati è legata alle molteplici incognite da affrontare a livello di fattibilità economica e tecnica dei progetti in discussione, a cui si aggiunge la prospettiva di percorrere altre vie del gas per le quali entrerebbero in gioco la Turchia e la Grecia – seppur meno probabili a causa dell’elevato costo politico la prima, ed economico la seconda.

Non ultimo, occorre valutare la capacità di assorbimento dei mercati di consumo a cui può essere diretto il gas, in primis l’Europa, considerato il principale potenziale destinatario. Tutti tasselli di un puzzle ben più ampio che coinvolge l’intero Mediterraneo e che continuerà ad essere oggetto del dibattito internazionale nel prossimo futuro.

“L’articolo è un aggiornamento di uno studio più ampio che si propone di valutare il potenziale della recente maxi scoperta di gas, al largo delle coste egiziane, da parte di Eni in termini di rotte di esportazioni, nuove opportunità e sfide per l’Europa e per i principali paesi dell’area”.