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Energia e ambiente

COP 21, una ricetta per darle seguito

5 Set 2016 - Alice Giallombardo - Alice Giallombardo

Dare seguito alla travagliata, ma concludente, COP 21. È questo l’obiettivo dei Paesi e delle principali organizzazioni internazionali che, in previsione del G20 di Hangzhou ormai alle porte, si sono incontrati, a fine giugno, a Pechino per discutere il ruolo chiave dello sviluppo energetico sostenibile nella lotta al cambiamento climatico.

Il potenziale e le grandi speranze lasciati dalla COP 21 sembrano non essere andati perduti. Sviluppandosi all’interno del più ampio framework dei Sustainable Development Goals, i ministri dell’Energia riunitisi a Pechino hanno portato avanti gli impegni presi l’anno scorso al G20 di Antalya e i precetti fondamentali dell’Accordo di Parigi.

In particolare, gli attori coinvolti hanno riaffermato la necessità di garantire l’accesso all’energia a livello globale – intesa come fornitura e capacità di acquistare energia quotidianamente – fondamentale per migliorare la qualità della vita e le possibilità di crescita economica, soprattutto nei Paesi meno sviluppati.

È stato adottato, infatti, un documento che ne risalta l’importanza, espandendo il focus dall’Africa sub-sahariana del G20 di Antalya anche alla regione pacifico-asiatica.

Efficienza energetica cercasi
Durante il summit di Pechino, rilevanza particolare ha assunto il tema dell’efficienza energetica ma, soprattutto, della cooperazione internazionale essenziale affinché essa possa essere raggiunta.

L’adozione del G20 Energy Efficiency Leading Programme, infatti, dimostra che esiste la volontà di raggiungere un livello sempre più elevato di sostenibilità attraverso lo sviluppo di programmi di efficienza energetica e di cooperazione mutualmente proficua per i Paesi coinvolti.

Per essere efficaci, è necessario che tali programmi vengano elaborati utilizzando diversi strumenti di policy, che siano caratterizzati da una visione di lungo termine e dalla capacità di adattarsi agli sviluppi politici e all’innovazione tecnologica, e che ricevano un adeguato sostegno in termini di risorse umane, istituzionali ed economiche per garantire gli investimenti in questo settore.

Inoltre, facendo eco alla COP 21 di Parigi, un’attenzione particolare è stata riservata anche alle fonti rinnovabili. Pur non tralasciando l’implementazione del G20 Toolkit of Voluntary Options for Renewable Energy Deployment, redatto durante il G20 ad Istanbul nel 2015, in Cina si presenta il Voluntary Action Plan on Renewable Energy che si propone di guidare i membri del G20 nello sviluppo di programmi che favoriscano l’utilizzo e la diffusione dell’energia rinnovabile, tenendo altresì conto delle diverse realtà nazionali.

Di fatti, dal momento che la maggior parte delle emissioni di CO2 è attribuibile al settore energetico, si è ritenuto opportuno assumere il ruolo di leader nella ricerca, nello sviluppo e nella diffusione delle rinnovabili a livello globale: uno sviluppo costante delle rinnovabili, infatti, è funzionale non solo a diminuire il livello di CO2 nell’aria, ma anche a garantire un livello adeguato di sicurezza energetica, tema che gioca un ruolo fondamentale nelle principali dispute geopolitiche internazionali.

Tra Trump e Brexit
Sebbene l’eredità della COP 21 sembri essere una realtà positiva e in divenire, l’inizio di quest’estate è stato segnato da alcuni eventi che potrebbero mettere a rischio il mantenimento degli impegni presi a Parigi e la loro riaffermazione.

Da una parte, le dichiarazioni a sfavore dell’Accordo di Parigi del candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, rappresentano una seria minaccia alla futura ratifica del trattato da parte di una delle nazioni con più alto tasso di emissioni di CO2; dall’altra, l’incisività dell’Accordo di Parigi rischia di essere fortemente indebolita dal risultato del referendum britannico che potrebbe rallentare l’implementazione di una politica energetica sostenibile da parte dell’Unione europea.

Il sostegno politico non basta a garantire un futuro sostenibile
Sebbene la comunità internazionale dimostri di aver preso coscienza del fatto che temi quali l’efficienza e la sicurezza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili debbano ricevere l’attenzione che meritano, l’adozione di strumenti di soft law in importanti fora multilaterali sembra non essere sufficiente a garantire il benessere del nostro pianeta.

Di fatti, il Global Footprint Network ha individuato nell’ 8 agosto l’Earth Overshooting Day. Per quest’anno avremmo, dunque, già oltrepassato la data che segna il giorno in cui si esaurisce la quantità di risorse tali da garantire un’ipotetica esistenza sostenibile per il nostro pianeta.

Questo è un chiaro segnale che la retorica politica non basta nella lotta al cambiamento climatico: servono azioni, ma soprattutto iniziative di cooperazione a diversi livelli che favoriscano un uso maggiormente oculato delle risorse che il nostro pianeta ci offre. Esempio virtuoso ne è la Dichiarazione politica sulla cooperazione energetica dei Paesi del Mare del Nord firmata lo scorso giugno al fine di sviluppare impianti eolici offshore nella regione.

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