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Usa 2016

Hillary alla conquista dell’elettorato rosa

4 Ago 2016 - Vittoria Franchini - Vittoria Franchini

La Convention democratica di Filadelfia ha ufficialmente indicato Hillary Clinton come candidato alla presidenza degli Stati Uniti. È lei la prima donna a correre per la guida degli Usa come espressione di uno dei due maggiori partiti a stelle e strisce.

Sin dall’annuncio della sua candidatura alle primarie democratiche, il supporto dell’elettorato femminile era stato dato per scontato, ma l’identità di genere non si è fino ad ora dimostrato essere un fattore decisivo nel determinare il voto.

Donne a sostegno delle donne
Le principali organizzazioni che promuovono i diritti delle donne, come la National Organization for Women (Now), Naral Pro-Choice, Planned Parenthood e Human Rights Campaign, sostengono e finanziano ufficialmente la campagna della Clinton.

Tuttavia, un recente sondaggio di Usa Today e Rock the Vote rivela che il 49 per cento delle donne, nonostante preferiscano la Clinton a Trump, tuttavia non valutano favorevolmente l’ex first lady. Questo risultato è più marcato tra le giovani, le quali considerano il loro voto più contro Trump che pro Clinton.

Durante le primarie, lo scarso appoggio delle donne alla Clinton ha scatenato critiche pungenti da parte di Madeleine Albright (prima Segretario di Stato donna), la quale ha affermato che “c’è un posto speciale all’inferno per le donne che non si aiutano a vicenda”.

Gloria Steinem, leader del movimento femminista americano, ha invece accusato le giovani sostenitrici di Sanders di votare per lui solo per “seguire i ragazzi”.

Post-femminismo
Personalità come la Albright e la Steinem rappresentano una generazione di donne che ha dovuto lottare per far avanzare le pari opportunità. Se da un lato il loro impegno ha aperto la strada alle nuove generazioni ed introdotto nuove priorità politiche, tanto che il sostegno di Sanders delle millennials è stato definito come “post-femminista”, dall’altro le differenze generazionali nel supporto alla Clinton rivelano diversi interessi.

Le donne oltre i 45 anni, non più focalizzate unicamente sulla famiglia, ma anche sull’avanzamento professionale, prediligono riforme che sostengano il successo sia a casa che sul lavoro. Queste elettrici si riconoscono più chiaramente nella Clinton e nella sua campagna a favore del diritto alla maternità, della pari retribuzione e di un migliore accesso alla sanità per le donne. Non sorprende dunque che durante le primarie la Clinton fosse in vantaggio del 9% su Sanders in questa categoria.

Il 64 per cento delle elettrici sotto i 45 anni si è invece schierato con il candidato socialista a favore dell’accesso gratuito all’università e di migliori opportunità lavorative in un mercato sempre più competitivo.

Anche le donne di classe medio-bassa, escluse dalla politica democratica degli ultimi otto anni, hanno preferito appoggiare Sanders e le sue proposte per stabilire un salario minimo, riforme del lavoro, dell’educazione e della sanità.

La Clinton è infatti ancora vista come protagonista dell’élite washingtoniana e la sua campagna non ha puntato abbastanza sul suo percorso personale, a partire dalla lotta contro la segregazione negli anni ‘60, all’impegno per la protezione dei minori e dei disabili.

Né ha fatto leva sulle difficoltà incontrate durante il suo percorso politico (si pensi alla riforma Hillary Care), e non ha dunque fornito abbastanza sostanza alle sue potenziali elettrici per identificarsi e vedere in lei un modello di avanzamento sociale.

Ritorno al passato
In questo divario, molte elettrici sono state accusate di dare per scontati i risultati raggiunti dopo decenni di lotte. Queste elezioni, tuttavia, si stanno dimostrando tra le più divisive anche sul tema della parità di genere. Se da un lato infatti vi è la possibilità di eleggere il primo presidente degli Stati Uniti donna, dall’altro si vorrebbe abolire il diritto all’aborto e la campagna repubblicana è stata ricca di dichiarazioni misogine.

In aprile, il candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump ha inoltre accusato Hillary Clinton di avere unicamente la “carta della donna” da giocare, scatenando in tre giorni un aumento del 40% nei finanziamenti alla sua rivale, soprattutto da parte di donne che non avevano già donato alla sua campagna.

Sembrerebbe dunque che, quando messe duramente in discussione, anche le scettiche si sentano in dovere di reagire a sostegno della Clinton. In un paese in cui, secondo McKinsey, le donne potrebbero dover aspettare ancora 100 anni prima di ricevere una pari retribuzione, dove il 51 per cento della popolazione è di sesso femminile ma solo il 20 per cento del Congresso è rosa, la prospettiva di un presidente donna si profila come un traguardo nella rappresentanza politica.

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