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Asia

Economia, un’area di libero scambio per l’Asean

5 Ago 2016 - Francesco Valacchi - Francesco Valacchi

A otto mesi dalla sua entrata in vigore, emerge nel panorama economico asiatico l’Aec (Asean Economic Community). Si tratta della comunità economica dei paesi Asean, l’associazione delle nazioni del sud-est asiatico, entrata in vigore nel gennaio di quest’anno e che mette insieme Tailandia, Vietnam, Malesia, Laos, Cambogia, Indonesia, Singapore, Brunei, Filippine e Myanmar.

L’obiettivo a lungo termine della comunità è la completa integrazione economica. I primi dati sono molto incoraggianti: il totale dell’export dei dieci stati partecipanti all’area di libero scambio dell’Asean è al quarto posto mondiale.

Il mercato interno della Comunità si sta evolvendo come mercato di consumatori, grazie al miglioramento delle economie dei singoli stati, e diviene quindi molto appetibile all’interazione con le economie occidentali in cerca di nuovi stimoli per la ripresa. Se si confrontano i risultati sinora ottenuti dalle economie più importanti nei rapporti con l’Aec emerge un panorama interessante.

Stati Uniti e Russia
A febbraio 2016, gli Stati Uniti hanno firmato un importante protocollo d’intesa che focalizza alcuni punti principali del futuro rapporto con l’Asean. Uno snodo importante riguarda gli aspetti della cooperazione economica in funzione di una crescita florida e sostenibile per i dieci paesi dell’Aec, mirando chiaramente allo sviluppo di un mercato in cui il benessere generale dei consumatori possa concedere esportazioni (nel 2015 il totale degli scambi fra gli Stati Uniti e i paesi Asean è stato di circa 213 miliardi di dollari).

Un secondo importantissimo punto dell’intesa Usa-Asean si riferisce all’impegno al rispetto delle sovranità dei singoli Stati ed al supporto della centralità dell’Asean e dei meccanismi da questa guidati nel disegno della nuova “architettura della regione Asia Pacifico”. Si manifesta, quindi, la volontà di dare una rinnovata importanza all’organizzazione anche nelle dispute regionali (come ad esempio quella per le isole del Mar Cinese Meridionale. Con queste premesse, la recente decisione della Corte arbitrale dell’Aia non fa che dare ulteriore risalto alle posizioni moderate dell’Asean e a metterle a confronto con l’intransigenza cinese sull’argomento.

A Mosca, Vladimir Putin ha, da par suo, dato estrema importanza alle relazioni con l’Asean, anche se i risultati in termini economici non sono ancora rilevanti. La Russia ha organizzato già tre incontri con i vertici dei paesi membri dell’associazione del sud-est asiatico per trattare delle relazioni con l’organizzazione (2005, 2010 e quest’anno, a Sochi) e ha messo in atto alcuni protocolli d’intesa.

Un ultimo documento, un vero e proprio piano d’azione per lo sviluppo della cooperazione sino al 2020, è stato approvato proprio lo scorso giugno durante il meeting di Sochi. Il commercio totale con la Russia nel 2015 è stato di “appena” pari a 13,4 miliardi di dollari, probabilmente perché il governo di Mosca si è molto concentrato sulla cooperazione bilaterale (specialmente nell’ambito della difesa). Ma le intenzioni che traspaiono dai documenti prodotti a Sochi sono di un più ampio respiro e di una cooperazione maggiormente rivolta all’Aec in generale.

Cina e Giappone
Il commercio con la Repubblica Popolare Cinese nel 2015 è stato di oltre 346 miliardi di dollari. La Cina è il primo paese per il totale di scambi commerciali con l’Asean, e sembra aver saputo gestire al meglio le relazioni commerciali con l’Aec.

Infatti, nel 2015 – in previsione dell’entrata in vigore dell’Aec – ha aggiornato l’accordo di libero scambio con l’organizzazione siglato nel 2010. Le ragioni della grande affinità commerciale fra le due economie, oltre che geografiche, sono legate alla tradizione degli investimenti dalla Cina e verso la Cina nell’area. Basti pensare che fra i membri dell’Aec figurano Singapore (fra i maggiori investitori in Cina) e la Tailandia, legata a Pechino dopo l’esito della crisi del 1998 (risolto appunto dalla Cina).

Il Giappone, con i suoi 239 miliardi di dollari di scambi con l’Asean nel 2015 rimane il secondo partner dell’organizzazione, grazie alla sua prossimità geografica. Nel 2008, Tokyo ha siglato con l’Asean un “accordo di partnership economica complessiva”, in pratica un accordo di libero scambio con delle precise limitazioni e regolazioni. È inoltre molto importante il meccanismo di investimento Japan-Asean Integration Fund (Jaif), messo in atto nel 2006 fra la Comunità ed il Giappone, che si propone di sostenere progetti nei paesi Asean in aree come gestione dei disastri ambientali, integrazione economica e culturale e antiterrorismo.

L’ultimo vertice del Jaif si è tenuto in Vietnam il 9 giugno scorso, ed ha sancito la realizzazione di oltre 180 progetti dall’inizio del fondo. Incassata la conferma elettorale per il partito di governo, il primo ministro Shinzo Abe continuerà sicuramente sulla strada del partenariato con l’organizzazione.

Unione europea
Lo stimolo per i paesi Ue, dopo la sfida lanciata dalla Brexit alla ridefinizione delle politiche europee, dovrebbe passare anche dall’approfondimento dei legami con l’Asean/Aec. L’Aec è una comunità economica che sembra godere di ottima salute e che vede l’Europa come terzo interlocutore a livello commerciale già nel 2015.

Il totale dell’interazione commerciale fra i paesi Ue (comprensivi della Gran Bretagna) nel 2015 è stato di 228 miliardi di dollari. I risultati sono destinati a migliorare, se la Cina (dopo le decisioni della Corte dell’Aia) volgerà – per questioni di prestigio internazionale e di libertà di movimento marittimo nell’area -, il suo sguardo altrove.

Un ottimo passo verso il dialogo è già stato fatto ad aprile di quest’anno, con l’annuncio delle reciproche intenzioni di riprendere il dialogo per un accordo di libero scambio. Un ulteriore spazio di dialogo con i paesi dell’Aec è stato il vertice Asia-Europa (Asem) ospitato a metà luglio dalla Mongolia: un’occasione per porre l’accento in particolare sul commercio, la liberalizzazione e la facilitazione degli investimenti.

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