IAI
Sviluppo e cooperazione internazionale

Agenzia per la Cooperazione, nuova visione dello sviluppo?

1 Ago 2016 - Bernardo Venturi - Bernardo Venturi

L’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) è una delle principali novità della legge di riforma della cooperazione internazionale (Legge 125/2014) che ha rinnovato il settore, fino a oggi fermo ai limiti della legge 49/1987.

La nuova Agenzia, prendendo spunto da esperienze simili in Europa e nel mondo, ha iniziato ad operare nel gennaio 2016 con l’ambizione di allineare l’Italia ai principali partner europei e internazionali nell’impegno per lo sviluppo.

Sottoposta al potere di indirizzo e vigilanza del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), è però dotata di una larga capacità di azione grazie a una personalità giuridica autonoma, a un proprio bilancio, a un suo organigramma interno e a proprie sedi (quella centrale a Roma, una decentrata a Firenze nell’ex storico Istituto agronomico di Firenze e 18 sedi all’estero).

La cooperazione internazionale e la politica estera
“La cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile, i diritti umani e la pace” (come recita l’articolo 1 della legge 125) non è solo “parte integrante e qualificante della politica estera italiana”, di più: è un suo compimento e, quasi, una nuova e più moderna forma di politica estera.

L’Aics è quindi l’organo che può implementare queste innovazioni con approccio gestionale su alti standard internazionali (in primis Ocse-Dac) e una visione d’insieme ampia, politica intra-settoriale e in stretta connessione con gli altri settori dell’azione esterna italiana.

I 17 obiettivi di sviluppo sostenibili dell’Agenda 2030 saranno il riferimento per l’Agenzia, con il loro approccio allargato a tutti i paesi – superata la logica di paese “beneficiario” – e inclusivo di nuovi settori: governi, istituzioni internazionali, settore privato, società civile e le stesse singole persone.

Nell’ultima legge di stabilità, il governo Renzi ha aumentato del 40% i fondi da destinare alla cooperazione allo sviluppo (da 297 nel 2015 a 418 milioni di euro nel 2016). Sarà ora la legge 125 e la sua implementazione a determinare se l’Italia sarà all’altezza delle sfide che l’attendono in questo settore.

I primi mesi dell’Aics
Nei primi mesi di operato, l’Aics ha ricevuto vari apprezzamenti da rappresentanti della società civile italiana impegnati nella cooperazione internazionale e comincia a vedersi riconosciuto il suo ruolo pubblicamente.

Dopo un periodo di affinamento su competenze e prassi, anche il rapporto con la Farnesina sembra si stia chiarendo grazie anche al Comitato interministeriale per lo Sviluppo, di competenza della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs), e al viceministro Mario Giro, al quale compete esercitare il ruolo di facilitatore e di guida, nel caso sorgessero difficoltà ai livelli apicali delle due strutture.

A conferma di questo tendenza, il primo agosto il nuovo Direttore Generale della Dgcs Pietro Sebastiani, appena insediatosi, si è recato in visita presso la sede dell’Aics.

In questo quadro di sinergie istituzionali è già stato attivato un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e l’Aics punta a intese simili col Ministero della Giustizia e con quello della Cultura. Anche la cooperazione decentrata potrebbe trovare inoltre spazio di rilancio, come lascia intravedere la recente firma della convenzione Aics-Regione Sardegna per iniziative di cooperazione decentrata in Tunisia.

Inoltre, a metà maggio scorso è stato approvato il primo bando dell’Agenzia, lo strumento con cui mette a disposizione delle organizzazioni della società civile 22,5 milioni di euro per progetti di cooperazione. A luglio è stata inoltre posta una pietra miliare nella nuova architettura per lo sviluppo con l’istituzione della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp).

La Convenzione, prevista dalla legge 125/2014, decreta come la Cdp funga da “banca italiana per lo sviluppo”. Si tratta di uno degli elementi più significativi e innovativi della riforma, il cui obiettivo è anche quello di attrarre risorse dal settore privato per la realizzazione di interventi di cooperazione.

Certo, non mancano limiti sui quali lavorare nei prossimi mesi. Per esempio, in ambito tematico, il settore “emergenza e stati fragili” non include attenzione al peacebuilding, che ormai viene da tutti considerato come collegato allo sviluppo. Questo potrebbe portare delle limitazioni alla cooperazione internazionale come definita dall’articolo 1 della legge 125 che parla appunto di “cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile, i diritti umani e la pace”.

A regime, l’Aics potrebbe investire in questa direzione anche a breve, per esempio introducendo un criterio di “conflict sensitivity” nei bandi per i progetti in area di potenziali conflitti o di violenze in corso.

Il nodo risorse umane
Altro nodo è quello dell’assunzione di personale esterno all’amministrazione pubblica. Laura Frigenti ed Emilio Ciarlo, rispettivamente direttrice e vicedirettore dell’Aics, hanno fatto sentire la loro voce nelle scorse settimane, sottolineando come non siano reperibili all’interno degli apparati statali tutte le competenze per un pieno funzionamento dell’Agenzia.

La Legge 125 prevede un organico pari a 200 dipendenti nella sede di Roma (e quella di Firenze) e un centinaio all’estero. Attualmente sono 150, ma la Ragioneria dello Stato non autorizza un concorso per arruolare nuovi giovani esperti di sviluppo indispensabili per il futuro dell’Agenzia. Il nuovo reclutamento sarebbe per circa 60 profili, 20 dovrebbero provenire dall’amministrazione pubblica e i 40 restanti dal di fuori.

Diventerebbe però difficile gestire con questo organico il budget in aumento, che mira allo 0,25% del Pil. L’attenzione è quindi posta su un concorso che consenta di assumere nuove competenze specifiche, laureati specializzati con 4-5 anni di esperienze significative in organizzazioni internazionali o Ong specializzate.

Anche se manca qualche tassello politico e tecnico, l’impressione complessiva è che stia nascendo un rinnovato “Sistema Italia” di cooperazione internazionale che sappia risponde alle sfide dell’Agenda 2030.

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