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Ambiente

Acqua, l’oro blu che influenza la sicurezza globale

25 Ago 2016 - Andrea Frontini - Andrea Frontini

Le risorse idriche, ‘oro blu’ dei tempi moderni, appaiono destinate a svolgere un ruolo sempre più rilevante quale sfida multi-dimensionale di politica estera e sicurezza nei prossimi decenni. Ciò è suscettibile di generare considerevoli effetti sull’agenda internazionale di numerosi attori globali e regionali, inclusa l’Unione europea, Ue, ed i suoi stati membri.

Rischio guerre dell’acqua
Secondo un rapporto del 2012 del National Intelligence Council statunitense, tre principali fenomeni concorreranno a rendere l’acqua un tema centrale per la stabilità internazionale. Anzitutto, l’aumento della scarsità di risorse idriche nei prossimi tre lustri, dovuta a un crescente squilibrio tra una domanda umana in costante aumento ed una dotazione naturale sempre più limitata.

In secondo luogo, politiche erronee di gestione delle risorse idriche, dovute ad esempio a pratiche di consumo privato non sostenibili, sfruttamento eccessivo delle falde acquifere a scopo agricolo, o utilizzo di infrastrutture idriche inefficienti.

Infine, l’aumento di problematiche ‘endogene’ quali il deterioramento generalizzato della qualità dell’acqua, per via della salinizzazione e dello sfruttamento umano, ed il rischio di fenomeni estremi quali siccità ed inondazioni straordinarie, a loro volta favoriti dal cambiamento climatico su scala globale.

Gli impatti sulla sicurezza internazionale di una simile combinazione di sfide risultano molteplici e significativi. Sebbene infatti l’esperienza storica dimostri che il deteriorarsi della quantità o della qualità delle risorse idriche non sia sufficiente a provocare il collasso degli stati, è indubbio che l’acqua costituisca un fattore aggravante qualora si combini a problematiche quali povertà diffusa, tensioni sociali, degrado ambientale e fragilità statuale.

In tal senso, le risorse idriche possono contribuire a una pervasiva instabilità interna, con profonde implicazioni umanitarie, migratorie e di sicurezza, quali quelle sperimentate in regioni quali il Sahel, l’Africa Sub-Sahariana e parti del Medio Oriente, inclusa la Siria.

Inoltre, nonostante il paventato rischio di vere e proprie ‘guerre dell’acqua’ sia stato finora scongiurato dalla realtà dei fatti, pressioni sulle risorse idriche possono inasprire la conflittualità tra gli stati, minando nel contempo le prospettive di cooperazione politica ed economica a livello regionale. È questo il caso, seppure con gradi diversi di gravità, di corsi d’acqua transnazionali quali l’Indo, il Nilo, il Mekong, il Giordano, il Tigri-Eufrate e l’Amu-Darya.

Risorse idriche e sicurezza internazionale
La complessità ecologica ed il carattere multi-settoriale dell’acqua, così come la pericolosa interazione tra problematiche idriche ed instabilità politica interna ed internazionale, richiedono pertanto una comprensione profonda, ed un’accurata trasposizione in chiave operativa, dei rischi e delle opportunità ivi connesse da parte di osservatori e decisori di politica estera e di sicurezza.

Questo implica, tra gli altri, un adeguato bilanciamento tra conoscenza tecnica e visione olistica della ‘risorsa acqua’, così come un adeguato ricorso all’intero ventaglio degli strumenti di azione esterna. Questi dovrebbero includere pianificazione strategica, allerta precoce e valutazione dei rischi, formule diplomatiche ‘classiche’ quali consultazione, negoziato e conclusione di trattati internazionali, prevenzione e gestione di crisi, aiuti allo sviluppo, assistenza umanitaria e protezione civile, o ancora iniziative politiche ed incentivi finanziari nel campo della lotta ai cambiamenti climatici.

L’Ue e la diplomazia dell’acqua
In tale contesto, l’Ue si è progressivamente proposta quale attore proattivo e sui generis, sia per tradizione storica (si pensi alla cooperazione inter-europea per la gestione delle acque del Reno e del Danubio, risalente all’Ottocento), quanto per contingenza geopolitica (in virtù della sua prossimità a regioni affette da scarsità d’acqua e conflittualità politica, dal Nord Africa fino all’Asia centrale).

Se già infatti con la Strategia Europea di Sicurezza del 2003, ed il suo Rapporto di Implementazione di cinque anni dopo, l’Ue riconosceva la crescente competizione per le risorse idriche quale preoccupante fattore di instabilità internazionale, da affrontare previamente in sede multilaterale, in anni più recenti Bruxelles ha cercato di incorporare con crescente intensità il nesso ‘acqua-sicurezza’ nelle sue iniziative regionali, dall’aiuto allo sviluppo nel campo igienico ed infrastrutturale nell’Africa Sub-Sahariana ad azioni di shuttle diplomacy quali quella compiuta nel 2013 dal Rappresentante Speciale Ue per il Corno d’Africa, Alexandros Rondos, all’apice della crisi politica tra Egitto ed Etiopia, seguita alla decisione di Addis Abeba di realizzare l’imponente Renaissance Dam sul Nilo Blu.

Una più coerente elaborazione dell’approccio Ue al dossier è stata infine raggiunta dalle ‘Conclusioni sulla Diplomazia dell’Acqua’ del Consiglio Affari Esteri del luglio 2013.

Queste hanno riconosciuto un diretto interesse europeo a una gestione omni comprensiva e internazionalmente coordinata delle crisi connesse alle risorse idriche; evidenziato la necessità di mantenere l’acqua al centro dell’agenda di sviluppo globale dell’Onu, in particolare nel quadro dei Sustainable Development Goals; rinnovato l’impegno Ue ad attivarsi per soluzioni collettive e sostenibili alle sfide poste dalla gestione dei corsi d’acqua transnazionali; accolto con favore la prima sistematica raccolta delle iniziative tecniche e diplomatiche di Ue e stati membri nel dossier, operata con la ‘EU Water Security Mapping Initiative’; identificato il Nilo, l’Asia Centrale, il Medio Oriente, il Mekong ed il Sahel quale aree prioritarie per azioni future; incoraggiato la promozione di convenzioni Onu sul tema, quali quelle di Helsinki del 1992 e di New York del 1997.

I prossimi anni risulteranno, quindi, fondamentali per un’adeguata implementazione delle Conclusioni, al fine di rendere l’Ue un attore efficace ed autorevole in tale dossier, la cui importanza per la sicurezza globale è stata altresì riconosciuta dalla recentissima ‘ Strategia Globale dell’Ue per la Politica Estera e di Sicurezza’. Ciò dovrebbe richiamare anche l’attenzione dell’Italia, vista l’evidente attualità del tema per il suo Mezzogiorno e il vicino Mediterraneo meridionale.

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