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Crisi Ucraina

A Kiev i veri alleati sono pochi e preziosi

2 Ago 2016 - Paolo Calzini - Paolo Calzini

Il conflitto per l’Ucraina è in certa misura passato in secondo piano, coperto dagli avvenimenti che hanno portato a focalizzare l’attenzione sul ruolo della Russia nella crisi mediorientale e sulle sue ambizioni globali.

L’attualità è stata dominata dagli eventi di più immediata preoccupazione – guerra civile in Siria, lotta al movimento terroristico dell’Isis, migrazione di massa in Europa.

Il fatto però è che l’Ucraina rimane la posta cruciale nella contrapposizione tra le potenze occidentali e la Russia, che vede da un lato il sostegno al nuovo governo di Kiev da parte del “fronte orientale” europeo, cui si accompagna l’azione di sostegno degli Stati Uniti (Nato inclusa) e dell’Unione europea, mentre Mosca si conferma risoluta nell’affermare “diritti privilegiati” nei confronti del “paese fratello”.

La difficile identità ucraina
Il brusco passaggio al campo occidentale, dovuto al rovesciamento del governo filo russo, nel febbraio del 2014, ad opera delle forze rivoluzionarie attive a Maidan, ha costretto l’Ucraina, allo stesso tempo, nella posizione contraddittoria di “oggetto recipiente” e di “soggetto attivo” del confronto russo-occidentale, con i contraccolpi che ne sono derivati sul processo di consolidamento istituzionale interno.

L’interruzione traumatica del collegamento con la Russia ha portato in direzione dell’intervento militare russo, alla perdita della Crimea e alla costituzione di un enclave separatista nel Dombass, dando il via ad una sanguinosa guerra civile.

In questa situazione, l’Ucraina ha dovuto affrontare la costruzione di una propria “nuova” identità nazionale. Una tale identità tuttavia, per volontà delle forze nazionaliste rappresentative della maggioranza ucraina, si doveva costruire anche a spese dei diritti della minoranza russa, sull’onda dei tumultuosi eventi che hanno portato, anche grazie al ridimensionamento di carattere scissionista, a una ridefinizione della configurazione multietnica del paese e alla nascita di una nuova nazione ucraina.

La contrapposizione alla Russia, inevitabilmente identificata dalla società ucraina come la potenza “altra” con cui raffrontarsi, ha fornito l’impulso decisivo per spingere il paese a costituirsi nel ruolo di un attore indipendente. che guarda all’occidente.

Un orientamento che si traduce nella formula della “scelta europea”, espressione sintetica che riassume la diffusa aspirazione della società ucraina alla modernizzazione del sistema politico-economico, rimasto confinato, nel periodo post-sovietico, in uno stato di profonda arretratezza.

Ancora gli oligarchi
A più di due anni dai moti di Maidan, l’immagine offerta dagli esponenti politici americani e europei nettamente schierati a sostegno del cambio di regime a Kiev, di un’Ucraina convintamente pro-europea, sulla via di una democrazia in linea con gli standard occidentali, risulta riduttiva e non in perfetta armonia con la situazione reale.

Il processo di riforma delle strutture burocratico-istituzionali, e l’adeguamento della pratica politico-amministrativa alle esigenze di una governance onesta e efficiente, è in panne, condizionato com’è da anni di malgoverno.

La presenza nei gangli dello stato dei clan oligarchici dominanti, in larga misura passati, senza soluzione di continuità, dall’amministrazione precedente a quella attuale, costituisce, per giudizio unanime degli osservatori, l’ostacolo maggiore al superamento delle attuali condizioni di persistente degrado economico-sociale e di carente emancipazione politica.

I vari clan oligarchici, tra loro associati o in competizione, al controllo di vasti settori dell’economia pubblica (energia, banche, comunicazioni) e in alcuni casi di intere regioni, si confermano, grazie allo stretto collegamento con i partiti politici di riferimento, i veri detentori del potere.

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, è evidente l’insufficiente capacità e/o determinazione dimostrata finora dal governo presieduto da Poroshenko di imporre una linea riformatrice rispondente alle esigenze di modernizzazione del paese.

Il dato più preoccupante, per le sue conseguenze sul piano politico-sociale, è costituito dallo stato disastroso dell’economia. Solo il sostegno finanziario garantito dal Fmi, su istanza americana, ha evitato che il paese andasse incontro al collasso.

L’alienazione evidente di crescenti settori della popolazione, frustrati nelle proprie aspettative, rischia col tempo di tradursi in aperta opposizione nei confronti delle autorità, accusate di inefficienza e corruzione dilagante.

Come in precedenti occasioni, l’attuale situazione rimane tutto sommato sotto controllo, ma potrebbe essere ancora una volta travolta da movimenti subitanei e poco prevedibili di rivolta, sulla spinta dell’aspirazione a un rinnovamento nazionale, fortemente radicata nella coscienza collettiva ucraina e mai pienamente realizzata.

A costituire un ulteriore fondamentale fattore di difficoltà nel processo di transizione a forme di governo più avanzate contribuisce lo stato di belligeranza permanente generato dal conflitto irrisolto nell’area del Donbass.

Temporaneamente stabilizzato grazie a un precario accordo di cessate il fuoco, il cosidetto Minsk-2, promosso congiuntamente da Francia, Germania, Russia e Ucraina, il clima di tensione determinato dalla contrapposizione fra forze governative e forze separatiste, sostenute da Mosca, è divento motivo di grave distrazione dalle urgenze di un paese in crisi.

La prospettiva di prosecuzione della lotta armata avvantaggia i partiti estremisti, tra i quali spiccano quelli ispirati a un nazionalismo etnico vecchio stile, visceralmente anti-russo, che antepone a ogni altra considerazione di opportunità politico-diplomatica il ripristino a qualunque costo della sovranità sul territorio ucraino, entro i confini definiti al momento dell’implosione dell’Unione Sovietica (e quindi con la Crimea e tutti i territori occupati dai ribelli filo-russi).

La tentazione dell’uomo forte
In questa situazione non meraviglia che si vada compattando intorno a Poroshenko uno schieramento che mira a un rafforzamento delle prerogative della Presidenza, al fine di assicurare alle autorità effettive capacità di controllo e gestione del paese.

L’intenzione di promuovere, con la motivazione del consolidamento di una condizione generalizzata di ordine e stabilità, la costituzione di un sistema di potere forte, non esente da tentazioni autoritarie, è evidente. A lasciare aperta una prospettiva di progresso della situazione sono gli esponenti di una nuova leva politica, organizzati in partiti sinceramente pro-europei, sulla base di una piattaforma programmatica che postula il superamento del regime oligarchico, come condizione imprescindibile dell’avvento a pieno titolo di un’Ucraina avanzata, civile e indipendente,

Sono queste forze, impegnate nel contrastare la crescente influenza dei partiti nazionalisti radicali e dei conservatori tradizionali, che meritano, nell’interesse generale all’uscita dalla crisi nel cuore del continente europeo, a meritare il pieno sostegno dei governi occidentali.

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