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Vertice di Varsavia

La Nato tra Mosca, Mediterraneo e Bruxelles

10 Lug 2016 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

Deterrenza più robusta e dialogo aperto nei confronti della Russia, piccoli passi nel proiettare stabilità nel Mediterraneo, nuovo slancio per la cooperazione Nato-Ue: questi i principali risultati del vertice di Varsavia conclusosi ieri.

Le conclusioni adottate dai capi di stato e di governo mettono politicamente sullo stesso piano il fianco est ed il fianco sud della Nato, prospettando un approccio a 360 gradi verso l’arco di instabilità che circonda l’alleanza, e danno ampio spazio non solo alla Russia ma anche a terrorismo e crisi in Medio Oriente e Nord Africa.

Deterrenza e dialogo verso Mosca
La Polonia voleva tenere il vertice nello stesso edificio e nella stessa sala in cui nel 1955 fu firmato il Patto di Varsavia, per sancire anche simbolicamente la sua attuale posizione nella Nato, ma gli alleati dell’Europa occidentale sono riusciti ad evitare questo schiaffo politico a Mosca.

Un piccolo aneddoto che testimonia uno dei nodi principali affrontati dal vertice: l’equilibrio tra chi ha spinto per il rafforzamento delle capacità di deterrenza e difesa, Polonia e Paesi Baltici in primis – ma non solo – e chi a ovest di Vienna ha voluto evitare che ciò fosse slegato da un dialogo strategico con la Russia per de-escalare la crisi nei rapporti reciproci.

La decisione di dispiegare quattro battaglioni multinazionali – più i relativi assetti abilitanti – da Tallin a Varsavia passando per Riga e Vilnius, guidati da Canada, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti, soddisfa le richieste del primo campo.

Similmente, il rafforzamento del comando Nato in Romania e degli assetti alleati in Turchia irrobustisce la capacità di deterrenza e difesa nella regione del Mar Nero, dove l’annessione illegittima della Crimea ha cambiato l’equilibrio militare a favore russo.

Viceversa, il fatto che questi battaglioni siano posizionati a rotazione e non in modo permanente, ed il chiaro obiettivo di un dialogo “periodico e significativo” con Mosca – con la seconda riunione del Consiglio Nato-Russia in pochi mesi programmata per il 13 luglio – contribuiscono a bilanciare la necessaria deterrenza con l’altrettanto necessario dialogo.

Fianco sud, work in progress
L’obiettivo di proiettare stabilità nel vicinato dell’Alleanza è stato inserito nelle conclusioni del vertice su spinta di Paesi come l’Italia che non vogliono concentrare la Nato solo sulla difesa collettiva del fianco orientale, e si concretizza in diversi elementi.

In primo luogo, la nuova missione navale Sea Guardian sostituirà l’attuale Active Endeavour nel Mediterraneo, con un ampio mandato per assolvere lo spettro completo di compiti associati alla sicurezza marittima.

Mentre l’operazione Nato nell’Egeo continuerà ad assistere Grecia, Turchia e Frontex nell’affrontare la crisi migratoria, l’alleanza è pronta a sostenere la missione Ue Sofia, su richiesta dell’Unione, fornendo supporto logistico, capacità di intelligence, ricognizione e sorveglianza, nonché un contributo alla ricostituzione della guardia costiera e della marina militare libiche.

Proprio rispetto alla Libia il vertice Nato riconosce il governo di Tripoli come l’unico interlocutore legittimo, apre la strada all’assistenza alleata nella formazione delle istituzioni militari libiche, e auspica una partnership di lungo periodo che veda anche l’adesione del Paese al Dialogo Mediterraneo – il partenariato multilaterale Nato cui già partecipano altri sette stati della regione.

Sempre al fine di proiettare stabilità sul fianco sud, il vertice ha sancito la decisione di mettere a disposizione della coalizione anti-Isil gli assetti aerei Nato per la raccolta di intelligence – Airborne Warning and Control Systems, Awacs – e di rafforzare l’impegno alleato per l’addestramento delle forze armate irachene spostandolo dalla Giordania all’Iraq stesso. In assenza di una strategia complessiva – geografica o settoriale – ancora da sviluppare per il fianco sud, si tratta di un insieme di piccoli, pragmatici passi nella direzione giusta.

Il vertice ha anche prolungato oltre il 2016 la missione Resolute Support in Afghanistan con un contingente di circa 12.000 unità, cui contribuiscono principalmente gli Stati Uniti ma anche in maniera significativa Germania, Italia – circa 1.000 uomini – e Turchia. Il mandato è continuare ad assistere le forze di sicurezza afgane impegnate nel contrasto alla guerriglia talebana e al terrorismo islamico, in un Paese che attualmente è la seconda fonte dopo la Siria di migranti verso l’Europa.

Partenariato strategico Nato-Ue, la volta buona
La Brexit è stato il convitato di pietra in molte discussioni a Varsavia. Il Segretario Generale Jens Stoltemberg ha dichiarato che l’uscita di Londra dall’Unione non avrà impatti negativi sulla cooperazione Nato-Ue. L’Alto Rappresentante Federica Mogherini ha affermato chiaramente che il mondo non finisce con la Brexit, e che l’adozione della EU Global Strategy è stata anche un segnale per ribadire che l’Unione si impegnerà non solo sul “soft power” ma anche sul “hard power”.

I buoni rapporti tra Stoltenberg e Mogherini, il sostegno da molti Paesi membri e l’assenza di un veto turco hanno portato alla dichiarazione congiunta Nato-Ue sul “partenariato strategico”.

Si tratta di un mandato politico per le istituzioni dei due attori a cooperare in modo più ambizioso e strutturato su sette priorità, presentando dei documenti attuativi entro dicembre 2016: contrasto alle minacce ibride; operazioni navali, in particolare nel Mediterraneo; sicurezza e difesa cibernetica; complementarietà ed interoperabilità delle capacità militari; cooperazione industriale e tecnologica in Europa e transatlantica; coordinamento delle esercitazioni militari; sforzi complementari nel costruire le capacità di sicurezza e difesa dei Paesi partner nel vicinato orientale e meridionale.

A Varsavia era forte la consapevolezza che la crisi migratoria causata dai conflitti in Medio Oriente e Nord Africa sta contribuendo a minare la stabilità dei sistemi politici europei, e la stessa tenuta dell’Ue dopo la Brexit. La risposta occidentale alle sfide alla stabilità nella regione euro-mediterranea fatica ancora ad articolarsi, sia in ambito Nato che Ue.

In questo contesto, il vertice avrebbe potuto fare di più e di meglio, ma per lo meno è riuscito a trovare un compromesso tra gli alleati su cosa fare a est, ad articolare dei piccoli passi concreti a sud, e a rilanciare la cooperazione Nato-Ue. A Varsavia, il bicchiere di vodka è mezzo pieno.

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