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Alto rappresentante

Mogherini, una Strategia per lo sprint Ue

29 Giu 2016 - Azzurra Meringolo - Azzurra Meringolo

L’ultimo atto con la firma dei 28 stati dell’Unione europea. Ad approvarlo è oggi il Consiglio europeo, il primo dopo il referendum sulla Brexit. È in questo quadro di frammentazione che l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha deciso di lanciare la sua Global Strategy, documento che le era stato commissionato dai governi dell’Unione lo scorso anno.

L’Europa di Solana e quella di oggi
Il documento segue quello varato nel 2003 da Xavier Solana. All’epoca, attraverso il multilateralismo efficace si cercava di ricompattare un’Europa spaccata dalla guerra in Iraq che aveva lasciato da una parte Francia e Germania e dall’altra il Regno Unito.

Oggi, invece, la ricerca del consenso si deve confrontare con spaccature molteplici e meno nitide che necessitano di risposte operative, capaci di andare oltre la condivisione di storia e valori. È per questo che la Strategia è globale non solo nella sua dimensione geografica, ma anche nella vasta gamma di politiche e strumenti attraverso cui cerca di realizzare la sua missione.

In un’epoca di crisi esistenziale del demos europeo, il documento – che questa volta coinvolge anche la Commissione, visto che la Mogherini ha usato il suo cappello da vicepresidente di questa istituzione – parte dal riconoscimento e dalla riaffermazione di interessi e principi condivisi come pace, sicurezza e prosperità. In tale ottica, viene riconosciuta la necessità di sostenere, tutti insieme, un ordine globale che si basi su regole in grado di garantire il multilateralismo, l’unico modello valido in un mondo sempre più complesso e interconnesso.

L’ambizione di fondo è quella di dare un’autonomia strategica al patto europeo, cercando di rispondere ai problemi che generano ansia nei cittadini, in primis quelli relativi alla sicurezza, sempre più a rischio a causa di minacce reali e ibride.

Difesa, tra accelerazioni e reticenze
Non a caso, il capitolo sulla Difesa è stato uno dei più problematici da affrontare. Se da una parte alcuni Stati, capitanati dalla Francia, hanno spinto sull’acceleratore, dall’altra ci sono state reticenze non solo da parte di Londra, ma anche di Svezia e paesi non Nato contrari a ulteriori passi in avanti.

In questo clima, la Strategia affronta non solo le minacce terroristiche sotto gli occhi di tutti, ma anche quelle cibernetiche, climatiche, energetiche e derivanti tanto dal crimine organizzato come dalla volatilità economica. Pur riaffermando l’importanza di lavorare in stretta collaborazione con i partner dell’Unione, Nato in prima battuta, la Strategia pone l’accento sulla necessità di dotarsi di strumenti autonomi, ad esempio rendendo davvero operative le forze di reazione rapida europee (EU Battlegroups), eliminando tutte le barriere che da tempo impediscono la creazione di un sistema di difesa europeo al 100%.

Attraverso questi strumenti, l’Unione dovrebbe innanzitutto essere in grado di prevenire i conflitti, rispondendo a quelli più violenti che minacciano gli interessi comunitari attraverso un approccio integrato ed esauriente. Nel farlo, si propone di utilizzare tutte le politiche a sua disposizione, guardando anzitutto ai confini orientali e meridionali dell’Unione, rivitalizzando la politica di vicinato e investendo nel potere attrattivo dell’Ue in quei paesi.

Dopo difficoltà iniziali, è stato fatto un passo in avanti grazie al raggiungimento di un compromesso anche sulla relazione con la Russia, descritta come una sfida strategica. Ribadendo il non riconoscimento dell’ammissione della Crimea, la Strategia ammette l’esigenza di un cambiamento sostanziale nelle relazioni bilaterali, ovviamente vincolato al rispetto del diritto internazionale.

Immigrazione, cercasi politica più efficace
Guardando a sud, tanta l’attenzione riservata all’immigrazione, altro tema di frizione tra i diversi paesi, soprattutto a causa di quegli Stati che volevano trattare il tema guardando solo le frontiere esterne. Parlando di una più efficiente politica migratoria e affrontando la questione anche da un punto di vista interno all’Ue, si insiste sull’importanza della collaborazione con i paesi di origine dei migranti, al fine di prevenire le cause di spostamento, gestire i flussi e combattere anche la criminalità transfrontaliera.

La Strategia scommette su una stabilità di lungo periodo, basata sul riconoscimento dei diritti umani di tutti i cittadini e sulla collaborazione non solo con le organizzazioni regionali, ma anche con le diverse società civili.

Il contributo dello IAI
Ed è sempre a queste ultime, stavolta quelle dei paesi comunitari, che la Strategia si rivolge per trasformare la sua visione in azione, per fare dell’Ue un’Unione coerente e coordinata che guadagni credibilità (attraverso il rafforzamento del suo apparato di Difesa) e utilizzi la Cooperazione allo sviluppo in modo più flessibile, reattivo ed efficace.

Questo appello alla collettività della cittadinanza europea è la diretta conseguenza del coinvolgimento della società civile nella realizzazione dell’intera Strategia. Partendo dal presupposto che la politica estera riguarda non solo i governi, ma anche ogni singolo cittadino, Federica Mogherini ha chiesto costantemente agli europei di esprimere, attraverso l’apposito sito, la loro opinione su alcune questioni al centro del Documento.

Suggerimenti più specializzati sono invece arrivati da esperti dei diversi settori interessati. Come ribadito dalla stessa Lady Pesc in una lettera ufficiale di ringraziamenti, il contributo dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) è stato determinante. Non solo perché la stesura del testo è stata affidata alla vicedirettrice Nathalie Tocci, adviser della Mogherini già quando era ministro degli Esteri, ma anche perché l’intero team di ricerca ha contribuito, con le sue competenze, all’architettura di questa Strategia.

Partecipando alla stesura di questo documento, primo seme di rilancio con il quale Bruxelles cerca di elaborare il divorzio da Londra, anche lo IAI spera di scongiurare pericolosi contagi, facendosi promotore di una Strategia che si propone di fare un salto in avanti, trasformando in azione quella che per ora è solo una visione comune.

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