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Cina ed economia di mercato

Italia, deus ex machina di un accordo Ue e Cina?

5 Mag 2016 - Nicola Casarini - Nicola Casarini

Riconoscere o meno alla Cina lo status di economia di mercato (Market economy status – Mes)? È questo il dilemma che l’Unione europea dovrà affrontare quest’anno, facendo una riflessione sulle circa 52 misure anti-dumping in corso contro le importazioni cinesi di acciaio, ceramica, prodotti della meccanica e altro.

Si tratta almeno del 1,4% sul totale delle importazioni europee dal gigante asiatico. Queste misure permettono alla Ue di proteggere alcuni settori industriali considerati strategici.

Se alla Cina verrà riconosciuta la Mes, sarà molto più difficile per la Ue attuare i dazi antidumping, anche se le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) prevedono comunque altre misure di difesa anti-sussidio – le cosiddette countervailing measures.

La decisione che dovrà prendere la Ue è sia economica, che politica. In gioco ci sono infatti le relazioni con la Cina, secondo partner commerciale dell’Europa (dopo gli Usa) e un investitore sempre più importante per il vecchio continente.

La rivalità con la Cina piace agli elettori Usa
Pechino sostiene che in base all’art. 15 (d) del protocollo di accesso all’Omc siglato a fine 2001, dopo il periodo transitorio di 15 anni i Paesi aderenti all’accordo devono riconoscere alla Cina lo status di Mes. Tra questi ci sono anche Ue e Stati Uniti anche se quest’ultimi hanno già fatto sapere che non concordano con questa interpretazione e pertanto non concederanno a Pechino la Mes alla fine di quest’anno.

Gli Usa si preparano in questo modo a uno scontro diretto con la Cina in seno all’Omc, consci che in caso di ripetute soccombenze di Washington davanti al tribunale d’appello dell’Omc, quest’ultimo autorizzerà Pechino a imporre sanzioni di vario tipo che penalizzino le esportazioni statunitensi.

L’approccio poco conciliante degli Usa deve molto alla campagna presidenziale in corso, che spinge i candidati a essere critici verso Pechino, una posizione gradita a molti elettori. Gli Usa hanno apertamente chiesto agli europei di seguirli sulla questione della Mes, altrimenti ci potrebbero essere rischi per il Ttip (il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti). Gli europei rischiano però di pagare molto più caro degli Usa una posizione di antagonismo nei confronti di Pechino.

Mentre per Washington la Mes con la Cina fa parte di un gioco più ampio per ‘contenere’ il gigante asiatico e le sue mire espansionistiche, in particolare in Asia, un allineamento sulla posizione degli Usa rischia di far guadagnare poco agli europei, mentre farà sicuramente perdere all’Europa quell’attrattività che si è guadagnata negli anni agli occhi dei cinesi. Inoltre, sulla questione della Mes non c’è unanimità all’interno della Ue.

Europa divisa
La consultazione pubblica sulle conseguenze della Mes condotta dalla Commissione europea si è conclusa il 20 aprile. Al di la’ dei risultati, è poco probabile che cambi le posizioni dei partner europei, per ragioni sia ideologiche che strutturali.

A sostegno della Mes ci sono i paesi del nord Europa, capitanati dalla Gran Bretagna, ma anche l’Irlanda, l’Olanda, i paesi scandinavi e molte delle nazioni dell’Europa centro-orientale. Questi ultimi non hanno una grossa base industriale da difendere, mentre sono affamati di investimenti cinesi che arriveranno senz’altro a coloro che sostengono la Mes, come sottolineato dallo stesso presidente cinese.

Per quei Paesi del nord Europa che rischiano, invece, di vedere alcune industrie chiudere – come è il caso dell’acciaio inglese – qualche migliaio di posti di lavoro persi saranno compensati dai benefici di un legame sempre più stretto con Pechino, oltre a investimenti a pioggia e un ruolo di primo piano per la City di Londra, che contribuisce molto di più dell’industria al Pil inglese.

L’Italia è l’unico paese Ue che si è schierato apertamente contro la Mes alla Cina. Gli altri grandi paesi manifatturieri come Germania, Francia e Spagna hanno scelto una posizione attendista, consci delle ripercussioni su alcuni dei loro settori industriali se la Mes dovesse passare, ma anche attenti a non mettere a rischio le loro buone relazioni con Pechino.

Questi Paesi stanno considerando la possibilità di un compromesso sulla questione. La Germania, in particolare, sta valutando se affiancare a una eventuale decisione ‘politica’ di riconoscere alla Cina la Mes – cosa che permetterebbe al regime cinese di ‘salvare la faccia’ e all’Ue di ingraziarsi l’ala riformatrice del partito – il mantenimento di una serie di misure di difesa anti-sussidio, necessarie per proteggere quei settori industriali considerati strategici. In questo modo la Ue segnalerebbe che con l’avanzare delle riforme e l’apertura del mercato cinese, queste potrebbero essere gradualmente tolte.

Un ruolo per l’Italia
La soluzione del compromesso potrebbe essere anche nell’ interesse dell’Italia. Se il governo di Matteo Renzi lo volesse, potrebbe rimescolare le carte al tavolo negoziale Ue e divenire il deus ex machina di un compromesso storico tra Ue e Cina.

*Parti di questo articolo sono stati pubblicati in precedenza sul Sole 24 Ore del 19 aprile 2016.

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