IAI
Caso Marò

Girone in Italia, in attesa di mosse diplomatiche

8 Mag 2016 - Natalino Ronzitti - Natalino Ronzitti

In attesa della costituzione del Tribunale arbitrale, che sarebbe dovuto entrare in funzione a norma dell’annesso VII alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, l’Italia aveva chiesto al Tribunale internazionale del diritto del mare (Amburgo) una misura provvisoria volta al rientro di Salvatore Girone e alla permanenza di Massimiliano Latorre in Italia.

Ma il Tribunale, con l’ordinanza del 24 agosto scorso, aveva congelato la situazione: permanenza in Italia di Latorre per motivi di salute; libertà vigilata in India di Girone. Di qui la mossa italiana di chiedere al Tribunale arbitrale, una volta istituito, una nuova misura provvisoria consistente nel rientro di Girone in Italia.

Il Tribunale, con ordinanza del 29 aprile resa pubblica qualche giorno dopo, ha accolto la richiesta italiana, con alcune condizioni, che non hanno reso possibile l’immediato rientro di Girone, tuttora a New Delhi, ospitato dalla nostra Ambasciata, e con l’obbligo di firma settimanale presso la polizia indiana.

Il Tribunale arbitrale dovrà decidere se la giurisdizione sull’affare dei due fucilieri di marina, imbarcati sul mercantile italiano Enrica Lexie e accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani scambiati per pirati, spetti all’India o all’Italia. I tempi sono già stati calendarizzati e la sentenza non è prevista prima del 2018. I due Marò dovranno quindi vivere nell’incertezza, tranne che un negoziato diplomatico sblocchi la situazione e porti ad una estinzione anticipata della controversia.

Le condizioni del rientro
Per consentire alla domanda italiana di rientro in Italia di Girone in attesa della decisione finale sulla giurisdizione, l’India ha preteso e ottenuto adeguate garanzie, prima fra tutte il ritorno di Girone in India qualora il Tribunale dovesse optare per la competenza indiana a giudicare i Marò. A tal fine, l’Italia ha formalizzato l’impegno in una dichiarazione ad hoc, accettata dal Tribunale come un atto giuridicamente vincolante.

Sul punto è da rimarcare l’atteggiamento non ostativo dell’India, che, durante il procedimento presso il Tribunale internazionale del diritto del mare sopra ricordato, aveva rimarcato come l’Italia non è uno stato che rispetta il diritto internazionale, non avendo dato esecuzione alla sentenza Germania c. Italia resa dalla Corte internazionale di giustizia nel 2012.

Ma vi è di più. India e Italia dovranno cooperare, anche di fronte alla Corte suprema indiana, cui spetterà decidere le precise condizioni per il rientro, tra cui: obbligo per l’Italia di assicurare che Girone faccia rapporto, ad intervalli regolari, ad un’autorità italiana designata dalla Corte suprema indiana; consegna del passaporto alle autorità italiane e proibizione per Girone di lasciare l’Italia senza il permesso della Corte suprema; obbligo per l’Italia di informare la Corte suprema ogni tre mesi sulla situazione di Girone in Italia.

Infine, Italia e India dovranno informare il Tribunale sulle misure intraprese per dare effetto alla decisione del Tribunale e se, entro tre mesi non viene consegnato nessun rapporto, il presidente del Tribunale potrà acquisire autonomamente tutte le informazioni necessarie (e successivamente quando lo riterrà opportuno). Di qui la speranza che entro tre mesi siano soddisfatte tutte le condizioni e Girone rientri in Italia, quantunque non sia stata fissata una data certa.

Permanenza di Latorre in Italia
Girone potrà rientrare in Italia, ma resta sotto la giurisdizione della Corte suprema indiana fino a quando il Tribunale arbitrale non deciderà a quale dei due ordinamenti giuridici spetti di giudicare. Lo ha detto a chiare lettere il Tribunale e lo ha subito ribadito il ministro dell’informazione indiano. Comunque per il momento teniamoci il successo e operiamo affinché Girone possa rientrare sollecitamente in Italia, prima della data limite dei tre mesi.

Piuttosto sorge un altro problema, che riguarda l’altro Marò, Latorre, attualmente in Italia per motivi di salute. L’ordinanza del Tribunale riguarda solo Girone e, da parte italiana, nel richiedere le misure provvisorie era stato saggiamente ribadito che il procedimento riguardava il solo Girone, dando per scontato che la situazione di Latorre era stata congelata dall’ordinanza del Tribunale internazionale del diritto del mare e che quindi l’India non ne avrebbe potuto richiedere la riconsegna.

Interpretazione, tuttavia, non avallata da parte indiana, che è rimasta silente di fronte alle prese di posizione delle nostre autorità. Sta di fatto che la Corte suprema indiana ha concesso a Latorre una serie di proroghe per la permanenza in Italia, l’ultima delle quali risale a qualche giorno fa, avendo la Corte concesso un’ulteriore proroga fino al 30 settembre 2016. Cosa succederebbe se a fine settembre la Corte suprema con concedesse una nuova proroga. Si aprirebbe un altro contenzioso?

La fase delicata del post-ordinanza
Nel commentare l’ordinanza, qualcuno ha detto che l’Italia ha scoperto il diritto internazionale! Un giudizio un po’ affrettato, poiché l’Italia ha seguito il diritto internazionale nella vicenda, poiché ha sempre avanzato argomentazioni giuridiche per difendere il principio della sua giurisdizione esclusiva sui Marò. Anche il ricorso a misure unilaterali, come il maldestro tentativo di non far rientrare in India i Marò dopo la licenza elettorale, era comunque ammantato da considerazioni giuridiche.

Piuttosto è vero che il ricorso all’arbitrato ha impresso una nuova svolta, abbandonando la tattica errata di difendersi “nel” processo invece che “dal” processo dinanzi alle giurisdizioni indiane.

Ora si pone una fase delicata. Occorrerà che Italia ed India diano prova di grande duttilità e cooperazione per non rendere nuovamente incandescente la controversia. Meglio sarebbe se il negoziato diplomatico, che con alterne vicende non si è mai interrotto, portasse a una soluzione anticipata della controversia senza attendere i tempi lunghi del Tribunale.

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