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Brasile

Dilma con le valigie in mano

2 Mag 2016 - Ilaria Masiero - Ilaria Masiero

La domenica pomeriggio in Brasile è fatta di birra gelata, carne grigliata e calcio. Il 17 aprile però è stata una domenica parzialmente atipica in quanto, boccale e spiedino alla mano, il paese ha cambiato canale per assistere alla stesura della propria storia: la Camera dei Deputati, con 367 voti a favore, 137 contro e nove tra assenti e astenuti, ha autorizzato l’apertura di un processo di impeachment contro la presidente Dilma Rousseff.

Impeachment: come, quando, perché
Per i casi di impeachment la Costituzione brasiliana prevede un iter lungo e articolato, complicato anche dall’inesperienza in materia delle istituzioni che solo una volta, nel 1992,hanno portato a termine tale processo.

Il calvario della Rousseff è iniziato nel dicembre 2015, quando il presidente della Camera Eduardo Cunha, esponente del partito centrista Pmdb (Partito del movimento democratico brasiliano) e nemico di lunga data della Presidente, ha accettato di analizzare la mozione di impeachment presentata da tre cittadini.

Superato il vaglio della Camera il 17 aprile, la palla è passata al Senato che deve decidere (a maggioranza semplice) se confermare l’apertura del processo contro la Presidente. Il voto è atteso a inizio maggio, ma la vittoria del fronte anti-Rousseff è già data per scontata.

Una volta che il processo sia stato ufficialmente instaurato, la Presidente sarà sostituita dal suo vice, Michel Temer del Pmdb, per 180 giorni, al termine dei quali il Senato deciderà sull’impeachment in via definitiva (con maggioranza di due terzi). Se la Rousseff verrà condannata, sarà Temer a portare a termine il mandato presidenziale, fino alle elezioni del 2018.

Le accuse ufficiali alla base della mozione di impeachment vertono su questioni di improbità amministrativa: la Presidente avrebbe truccato il bilancio dello Stato per nascondere l’allarmante situazione dei conti pubblici. Tuttavia, non è ovvio che le astuzie contabili a cui la Rousseff avrebbe fatto ricorso siano sucettibili di motivare un procedimento di impeachment e su entrambi i fronti è diffusa l’opinione (più o meno palesata) che si tratti più che altro di un cavillo per allontanare la Presidente anzitempo.

Questo forse spiega perché, durante la votazione per appello nominale alla Camera dei Deputati, se da un lato i fedelissimi della Presidente gridavano al golpe, dall’altro i deputati pro-impeachment si sono ben guardati dall’entrare nel merito delle accuse, profondendosi invece in saluti e dediche stravaganti – chi alla mamma, chi al partner, chi al cane.

Temer, missione (quasi) impossibile
L’uscita di scena della Rousseff, prima per i 180 giorni di rito e poi in via definitiva, appare ad oggi lo scenario più probabile. In questo caso, il mandato presidenziale passerà a Temer.

Se e quando riceverà l’incarico, Temer si imbarcherà in una missione quasi impossibile. La formazione di un nuovo governo, già di per sé impresa ardua, sarà complicata dalle ripercussioni dello scandalo Lava Jato, il più grande schema di corruzione della storia del Brasile, nel quale sono indagati 21 deputati tra cui alcuni esponenti del Pmdb – lo stesso Temer è sospettato di aver usato denaro sporco per finanziare la sua campagna elettorale.

Per giunta, l’attività del nuovo governo sarà ostacolata dai parlamentari del partito della Rousseff, il Partito dei Lavoratori, e dai loro fedeli alleati che hanno già annunciato ostruzionismo a oltranza. In questa cornice infausta, Temer dovrà portare a termine una combinazione di tagli alla spesa pubblica e aumento delle imposte – pillola tanto necessaria quanto amara – per contrastare il deficit di bilancio, schizzato dal 2,4% al 10,8% del Pil durante la presidenza Rousseff.

D’altro canto, si prevede che l’impeachment stimolerà la fiducia di cittadini e investitori nel breve periodo, alleviando leggermente la situazione economica: gli analisti stimano che quest’anno il Pil brasiliano diminuirà del 3-4% con Temer al potere, mentre, se l’impeachment dovesse fallire, potrebbe sprofondare fino al -6%. La speranza è che l’eventuale nuovo governo sappia approfittare di questo soffio di fiducia per avviare le riforme necessarie e riportare il paese sulla via della crescita nel medio termine.

L’opportunità del “come fai, sbagli”
Temer riuscirà nell’impresa? È presto per fare previsioni. Una cosa, però, si può dire. In caso di condanna della Rousseff, il governo che nascerà dalle ceneri dell’impeachment si troverà, agli occhi degli elettori, nella peculiare condizione del “come fai, sbagli”.

Se – come auspicabile – Temer riuscirà ad avviare le riforme, il popolo lo detesterà nell’immediato e con ogni probabilità non gliene riconoscerà il merito nel medio periodo. In caso contrario, il Paese (e la comunità internazionale) ne disdegneranno l’immobilismo.

Questa sentenza di quasi certa morte politica solleva in qualche modo il governo dall’affanno di distribuire contentini effimeri (e cari) per procacciarsi voti alle prossime elezioni, e dà a Temer e alla sua squadra i giusti (meno sbagliati) incentivi a fare il bene del Brasile, per davvero. E allora sì che il Paese gliene sarà grato – nei libri di storia, s’intende.

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