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Russia

Putin crea Guardia Nazionale, si rafforza

25 Apr 2016 - Giovanna De Maio - Giovanna De Maio

La Guardia nazionale è un corpo speciale di polizia che risponde direttamente al presidente. Come ogni zar che si rispetti, anche il presidente russo Vladimir Putin ha creato la sua druzhina (squadra) sollevando critiche ma soprattutto sospetti.

Presentata sul giornale russo Pravda come un atto coraggioso del presidente per contrastare il fenomeno galoppante del terrorismo internazionale, la riforma della Guardia nazionale (insieme alla “ristrutturazione” del ministero dell’Interno) è il sintomo di un Putin che non dorme sonni tranquilli.

Una storia vecchia
L’istituzione di una Guardia nazionale, in realtà, non è nulla d’inedito. Boris Yeltsin aveva provveduto poco dopo il suo insediamento come presidente della neonata Federazione russa a istituire una russkaya gvardiya (guardia russa) temporanea allo scopo di proteggersi dagli ultimi spasimi comunisti.

Allo stesso modo ha agito il presidente ucraino Petro Poroshenko, contemporaneamente allo scoppio delle ostilità nel Donbass. Come l’Ucraina, anche la Georgia, l’Azerbaijan e il Kazakhstan si sono dotati di tale corpo di sicurezza.

Della creazione di una Guardia nazionale in Russia si parlava già dal 2012, quando i primi cenni di protesta contro Putin si affacciavano sulle piazze. Tuttavia quest’idea era spesso associata a esigenze di ottimizzazione e riorganizzazione delle forze armate.

L’attuale riforma
Il nuovo corpo speciale di polizia si comporrà di circa 400 mila unità, sottratte al ministero dell’Interno. Quest’ultimo vedrà invece riunite sotto la sua giurisdizione due agenzie prima indipendenti, il Servizio di migrazione nazionale e il Servizio federale anti-droga. Per la verità, più che una compensazione sembra una manovra di facciata: di recente entrambe queste agenzie erano state sottoposte a tagli di bilancio considerevoli ed erano state criticate per la loro inefficienza.

Due saranno i compiti principali della neo istituita Guardia nazionale: la lotta al terrorismo e il mantenimento dell’ordine pubblico. Il capo della nuova divisione è Viktor Zolotov, ex capo della sicurezza personale di Putin e membro del Consiglio di Sicurezza nazionale russo.

Fra le motivazioni, calcio e Panama Papers
Per comprendere la strategia che sottende alla creazione della Guardia nazionale basterebbe dare un’occhiata al calendario e al portafoglio dei russi. Il prossimo settembre si terranno le elezioni parlamentari, mentre nel 2018 la Russia ospiterà i mondiali di calcio.

La situazione economica precipita per effetto del calo del prezzo del petrolio e delle sanzioni internazionali. Il rublo continua sulla spirale inflazionistica e molte persone impiegate negli uffici pubblici non ricevono lo stipendio da mesi.

Contemporaneamente,lo scandalo dei Panama Papers porta a galla casi di corruzione che toccano da vicino il presidente Putin e il suo inner circle. Ecco che l’idea di dotarsi di un corpo speciale per l’ordine pubblico che dipenda direttamente dal Cremlino non sembra poi così bizzarra.

Inoltre, il fatto che la guardia nazionale avrà l’autorità di fornire licenze, controllare e regolare la sicurezza privata, permetterà di tenere d’occhio anche la comunità imprenditoriale che normalmente si serve di queste strutture. Tuttavia, a giudicare dal movimento delle pedine di Putin, sembra che a impensierire il presidente non sia tanto la possibilità di dilaganti manifestazioni di massa, ma piuttosto quella di un colpo di palazzo.

Tre piccioni con una fava
Putin conosce bene la storia e sa perfettamente che quando le cose si mettono male non ci si può fidare nemmeno degli ‘amici’. Sono almeno tre le colonne indebolite da questa manovra di Putin. In primo luogo il ministro dell’Interno, Vladimir Kolokontsev: l’ex ufficiale di polizia che non è mai stato a suo agio nel ruolo di gendarme del Cremlino vede drasticamente ridotto l’organico delle forze di polizia a disposizione del suo ministero.

I secondi sono i servizi segreti, Fsb. Già a metà degli anni 2000 Putin aveva potenziato la struttura del Servizio federale anti-droga ponendola in aperta competizione con l’Fsb, allo scopo di evitare che quest’ultimo assumesse troppo potere.

Allo stesso modo, oggi il presidente delega alla Guardia nazionale alcune funzioni di lotta al terrorismo, per le quali è necessaria un’attività di intelligence. In questo modo, Putin intende controbilanciare l’Fsb, che potrebbe approfittare dell’indebolimento del Servizio federale anti-droga, adesso sotto il controllo del ministero dell’Interno.

Il terzo è il ministro della Difesa, Sergey Shoigu. Per quanto questi non abbia mai lasciato dubitare della sua lealtà al Cremlino, resta sempre una personalità importante che raccoglie molti consensi. Il ministero della Difesa, che ha a disposizione la stragrande maggioranza delle forze armate, con la riforma dovrà cedere la priorità d’intervento alla Guardia nazionale in caso di sommosse popolari.

Le mosse di Putin sono il sintomo di una Russia in crisi, almeno sul piano interno. Come Putin ha spesso dichiarato “se lo scontro è inevitabile, allora colpisci per primo” ed è così che sta giocando di anticipo. È probabile che quanto fatto basterà a evitare scossoni, ma il gioco a questo punto è diventato molto pericoloso e sarà sufficiente una mossa sbagliata a rompere l’equilibrio costruito sulla paura e sul sospetto.

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