IAI
Ucraina

Crimea, resistenza tatara ed Eurovision

12 Apr 2016 - Cono Giardullo - Cono Giardullo

Sono trascorsi poco più di due anni da quando, il 16 marzo 2014, si tenne il referendum che sancì la restituzione a Mosca, dopo appena 60 anni, della penisola di Crimea.

Analisti giuridici e politici, così come la maggioranza dei membri delle Nazioni Unite, continua a considerare la conseguente annessione della Crimea da parte della Federazione russa come una violazione del diritto internazionale.

Allora, i rappresentanti dell’etnia tatara si astennero dal voto, preferendo rimanere legati a Kiev, che concedeva loro piena libertà di culto e associazione. Tale posizione era anche il risultato di antichi rancori nei confronti di Mosca, data la tragica deportazione del 1944 verso l’Asia centrale, che ne decimò la popolazione. Solo la dissoluzione dell’Unione Sovietica permise ai tatari di far ritorno in Crimea, a partire dalla fine degli anni Ottanta.

Nel 2014, i tatari di Crimea rappresentavano il terzo gruppo etnico della penisola, contando circa 270mila abitanti,ossia il 12% della popolazione. Sin dal 1998, inoltre, erano riusciti a far eleggere alcuni dei loro rappresentanti nel parlamento ucraino, mentre tra i principali obiettivi del movimento figuravano il ritorno dei restanti tatari dal centro Asia, la piena restaurazione dei loro diritti e proprietà e il riconoscimento del Mejlis come ente rappresentativo dell’etnia.

La reazione di Ue e Onu
La situazione è radicalmente cambiata dal marzo 2014. Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House – che ora, analizzandola separatamente dall’Ucraina, giudicala Crimea come entità “non libera” quanto all’esercizio delle libertà civili e politiche – un numero imprecisato tra i 40 e i 60 mila tatari di Crimea ha abbandonato la regione.

Inoltre, secondo il rapporto People under threats la questione dei tatari è assurta a una delle più gravi violazioni dei diritti di una minoranza etnica al mondo. Nonostante la diaspora, però, le autorità russe continuano a perseguitare e discriminare la minoranza e ad eliminare qualsiasi riferimento alla loro identità nazionale.

Di recente, sia l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, sia il Parlamento europeo hanno protestato contro l’intensificarsi dei tentativi da parte delle autorità russe di dichiarare fuorilegge il Mejlis, l’organismo ufficiale dei tatari di Crimea, eletto da un’assemblea del popolo nota come Qurultai.

Il 15 febbraio scorso, il prosecutore generale della Crimea ha inoltrato un’istanza alla Corte suprema regionale al fine di riconoscere il Mejlis come organizzazione estremistica e bandirne le attività. L’accoglimento di tale richiesta autorizzerebbe l’apertura di indagini per attività sovversive contro 2.300 membri dell’élite tatara, eletti al Mejlis.

Oltre a questo rischio, l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani ha documentato un trend in aumento di arresti e violenze contro i tatari di Crimea per la loro presunta appartenenza a organizzazioni terroristiche religiose, come Hizb ut-Tahrir, considerata fuori legge dalla Federazione russa, ma non dall’Ucraina. Nei soli mesi di febbraio e marzo, otto tatari sono stati denunciati e arrestati con l’accusa di appartenere a tale movimento pan-islamico.

Intanto, i principali rappresentanti della minoranza tatara sono stati messi sotto pressione. Nell’aprile del 2014, lo storico leader Mustafa Dzhemilev è stato dichiarato persona non grata e bandito dalla Crimea per 5 anni.

Anche il presidente in carica del Mejlis, Refat Chubarov è stato bandito dalla regione a partire dal 2014, mentre il vice presidente, Ahtem Ciygoz è stato arrestato nel gennaio 2015 sulla base di accuse legate “all’organizzazione dei disordini di massa”, cioè gli scontri tra manifestanti pro-russi e tatari a Sinferopoli nel 2014.

Lotta per l’egemonia culturale
In marzo, l’Ucraina ha deciso di partecipare all’annuale rassegna musicale Eurovision Song Contest con la canzone 1944 della cantante Jamala, artista proveniente da una famiglia mista armena-tatara.

Il testo rievoca la deportazione dei tatari voluta nel 1944 da Stalin, e si ispira alla storia della bisnonna della cantante. La decisione ha scatenato le ire dei media e dei politici russi che accusano l’Ucraina di giocare una partita politica “sporca” in un festival che è nato per avvicinare i popoli d’Europa.

Di rimando, l’istituto ucraino della memorianazionale ha annunciato che se la canzone dovesse vincere, proporrà di organizzare il prossimo Festival della canzone europea nella città di Sebastopoli, in Crimea. Una chiara provocazione.

In precedenza, già nel gennaio 2015 gli uffici dell’emittente tatara ART sono stati perquisiti, l’attrezzatura sequestrata, lo staff interrogato e le trasmissioni bloccate definitivamente a partire dal 31 marzo. La stessa sorte è toccata al maggiore quotidiano in lingua tatara, Avdet, a cui è stata negato il rinnovo della licenza.

Le nuove autorità governative della penisola non hanno lesinato riforme repressive anche per gli istituti scolastici. Secondo il rapporto dell’Alto commissario per le minoranze nazionali dell’Osce, il Consiglio di stato della Crimea, che rappresenta l’organismo legislativo de facto della penisola, ha adottato una nuova legge sull’educazione, secondo cui la sola lingua di insegnamento è quella russa. Pertanto, non sono stati stampati nuovi libri scolastici in lingua ucraina o tatara per l’anno scolastico 2014/2015. Di conseguenza, tutte le scuole che offrivano un curriculum di studi parziale o totale in lingua tatara hanno dovuto convertirsi all’insegnamento esclusivo in lingua russa.

È chiaro che l’Ucraina contesta ogni misura legislativa pur di mantenere un barlume di legittimità territoriale in Crimea. Le crescenti violazioni dei diritti umani della popolazione tatara sono una delle ultime chances per Kiev di tenere accessi i riflettori della comunità internazionale su una regione che un numero sempre maggiore di politici e diplomatici occidentali considera “persa”.

.