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Crisi siriana

La scommessa di Putin in Siria

2 Nov 2015 - Paolo Calzini - Paolo Calzini

Il ritorno della Russia sulla scena mediorientale, sostenuto da un robusto intervento militare nel conflitto in Siria, è un evento di forte rilievo politico-diplomatico.

Il significato dell’iniziativa russa, in un’area caratterizzata da crescente turbolenza considerata fondamentale nel complesso sistema degli equilibri internazionali, va ben oltre la sua dimensione regionale. Per la prima volta dai tempi della Guerra Fredda, in assenza della cornice strategica che regolava all’epoca i rapporti Est-Ovest, si è registrata un’azione di forza da parte russa al di là dello spazio post-sovietico.

Negli ultimi anni in questo spazio ha preso forma un aperto contrasto tra l’Occidente – sostenitore dei nuovi stati nazionali non russi – e Mosca, aspirante a un ruolo egemone in ambito regionale. Non stupisce quindi che l’intervento russo in Siria venga giudicato come manifestazione evidente di ambizioni su scala globale del nuovo corso internazionale intrapreso del Cremlino.

L’impegno personale di Putin
Anche se l’attenzione non dovrebbe focalizzarsi sul solo Putin e bisognerebbe invece tener conto anche degli elementi di fondo alla base della posizione russa, è evidente l’importanza del suo impegno personale.

Il ruolo rivestito in politica estera, messo in evidenza dalla serie di ardite iniziative in campo politico-diplomatico dell’ultimo periodo, culminato nella scelta di intervenire militarmente in Siria, si conferma cruciale. Le ragioni dell’abilità dimostrata dal presidente russo di operare con rapidità ed efficacia in situazioni di emergenza sono evidenti.

La struttura centralizzata del sistema di potere post-sovietico gli assicura, come in questa occasione, prerogative pressoché indiscusse a livello decisionale. La linea di Putin in politica internazionale, inoltre, può contare sull’adesione di massima dell’élite del Cremlino, motivata da un forte sentimento patriottico e meno soggetta che non sul piano domestico dall’influenza di interessi di parte.

A questo va sommato il consenso manifestato da una parte consistente dell’opinione pubblica favorevole, anche per effetto di una propaganda martellante, alla promozione dello status di grande potenza della Russia.

Il corso intrapreso all’insegna di un ritrovato senso di potenza è diretta espressione delle concezione strategiche maturate negli ultimi anni da Putin.

Sostenuto nell’azione diplomatica da un sostanzioso irrobustimento dell’apparato militare, il Cremlino è in grado di rispondere meglio con la forza alle sfide provenienti dall’esterno, in una congiuntura di estrema volatilità. Una congiuntura caratterizzata, in Medio Oriente, da un aspro confronto di natura politica e etnico-religiosa nelle relazioni fra stati e, al loro interno, fra opposte fazioni.

Russia e lotta al terrorismo
A definire una linea adeguata a questa realtà è un impostazione assertiva, ispirata ai principi della realpolitik. In una situazione segnata da diffuse tensioni in prossimità dei propri confini l’azione del Cremlino si attiene ai principi della geopolitica.

La Russia si conferma nel ruolo di grande potenza regionale, impegnata al mantenimento degli equilibri globali, risoluta nell’esigere considerazione e rispetto per i propri interessi nazionali. Elemento portante della politica internazionale russa è la lotta al terrorismo, individuato come fattore causa principale del nuovo disordine mondiale. Putin – un dato psicologico da non sottovalutare – è, secondo autorevoli osservatori, ossessionato dall’idea di stabilità.

Consapevole di vivere in un ambiente sia domestico che internazionale carico di incognite, è costantemente in guardia nei confronti di potenziali minacce a un sistema di potere strettamente identificato con il suo destino-posizione di leader incontrastato.

Il collegamento fra un’incrinatura dei fattori che assicurano la stabilità degli stati all’esterno e, per contaminazione, l’indebolimento delle capacità di tenuta del regime interno, è motivo di forte preoccupazione. Il presidente russo si presenta nel ruolo di paladino dell’ordine internazionale in una fase segnata dal moltiplicarsi di conflitti interstatali, movimenti di rivolta e guerra civili.

Putin sostiene Assad, l’alleato del Cremlino
Al di là di considerazioni strategiche correlate al caso specifico, si può ritenere che questo atteggiamento sia stato decisivo nel spingere Mosca a intervenire con la forza a sostegno del governo di Assad in Siria.

Un governo sottoposto da tempo alle pressioni occidentali, tradizionale alleato e base di influenza del Cremlino in Medio Oriente, che rischiava di cadere sotto i colpi delle forze di opposizione interna e dell’autoproclamatosi “stato islamico”. Queste ultime in crescente ascesa, oggetto di un azione di contrasto da parte di Russia, Stati Uniti, stati europei e regionali, uniti, nonostante interessi non convergenti, dalla volontà di contenerne un’avanzata apparentemente irresistibile.

Approfittando delle oscillazioni della politica occidentale, e dalla scarsa capacità dimostrata sul piano operativo, il Cremlino porta avanti – sotto la copertura della lotta al terrorismo – un’azione militare apparentemente efficace e politicamente mirata. A suo vantaggio gioca, oltre all’asse stabilito con l’Iran, la disponibilità a trattare con spregiudicatezza, senza alcun pregiudizio ideologico, con i principali stati della regione: Turchia, Arabia Saudita e Israele in primo luogo.

Conseguenze dell’attivismo di Mosca in Medio Oriente
Il fatto di presentarsi come fautore del ristabilimento della pace conferisce a Putin la patente di leader alla guida di una grande potenza, cosciente delle sue responsabilità nei confronti della comunità internazionale. Una grande potenza, di conseguenza, che rivendica la fine dell’isolamento diplomatico e del boicottaggio economico inflitto dall’Occidente per ritorsione all’intervento in Ucraina.

L’abilità tattica dimostrata dal presidente russo anche in questa occasione non è affatto scontato possa portare, in una prospettiva strategica a medio-lungo termine, a un esito favorevole alla Russia. Troppo molteplici e contrastanti sono gli obbiettivi degli attori coinvolti nella guerra civile che ha investito la Siria per permettere un’uscita a breve termine da questa situazione di marasma.

La scelta di impegnarsi in una regione caratterizzata da turbolenza endemica e da strutturale instabilità, a ridosso delle frontiere meridionali del paese, rischia di portare la Russia in una seria impasse politica.

Oltre a esporla a un escalation di atti di violenza da parte di gruppi terroristici islamici provenienti dall’esterno, sostenuti da cellule eversive locali. Con il risultato di rendere un intervento condotto a sostegno un governo alleato, in nome dei principi d’ordine, un motivo particolare di preoccupazione per la stabilità dello stesso regime russo.

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