IAI
Egitto

La luce dei salafiti di Al-Nour che sembra affievolirsi

23 Nov 2015 - Marco Di Donato - Marco Di Donato

I primi dati provenienti da un Egitto nel pieno del suo processo elettorale confermano l’assoluta predominanza del Presidente Abdel Fattah Al-Sisi e del suo partito.

Quali sono i risultati delle formazioni che potremmo definire come altre rispetto al potere vigente? Particolare interesse desta la performance di Al-Nour, partito salafita che dal 2011 ad oggi si era posto in diretta concorrenza con i Fratelli Musulmani e che dopo la destituzione del presidente Mohammed Morsi, membro della Confraternita, aveva rappresentato “l’alternativa islamica” lealista in appoggio alla nuova presidenza.

Alla luce dei primi risultati, tale strategia di sostegno sembra non aver pagato. Anzi. Le motivazioni del fallimento sembrano essere principalmente due.

Frizioni interne alla famiglia salafita
In primo luogo le pesanti frizioni fra la Da’wa Salafiyya di Alessandria (che“controlla” ideologicamente Al-Nour) e il partito salafita che della Da’wa Salafiyya è appunto primaria espressione politica.

In base alle dichiarazioni di un ex membro del partito, Mahmoud Maatouq, sarebbero state proprio le fatwa (ordinanze religose) di uno dei massimi leader dell’organizzazione salafita, il Dr. Yasser Burhami, a determinare il fallimento politico di Al-Nour.

In un messaggio audioregistrato, Burhami si è del resto immediatamente affrettato a criticare il clamoroso fallimento di Al-Nour, sottolineandone la pessima performance e chiamando i giovani salafiti ad una ristrutturazione interna delle leadership.

In effetti la performance elettorale di Al-Nour appare ancora più negativa considerando che nel primo turno elettorale che si è tenuto ad ottobre si presentavano candidati in governatorati che nel corso degli anni passati avevano storicamente espresso il proprio favore nei confronti dei salafiti.

Questa volta tuttavia gli elettori si sono espressi in maniera del tutto differente. Del resto Al-Nour aveva presentato 160 candidati di cui solo 25 sono passati al ballottaggio e di cui solo 10 hanno poi effettivamente ottenuto un seggio.

Secondariamente, fra i motivi della débâcle, alcuni esponenti di Al-Nour hanno denunciato palesi violazioni del processo elettorale addebitando proprio a queste interferenze le varie vittorie della lista vicina ad Al-Sisi. Violazioni talmente gravi che alcuni esponenti – ad esempio a Beni Suef e nel governatorato di Gharbiyya – si sono ritirati in vista del secondo round ora in corso.

Scarsa affluenza alle urne egiziane
Mancato sostegno della base e scorrettezze elettorali, dunque. A questi due elementi si potrebbe aggiungere anche la scarsa affluenza alle urne che potrebbe aver effettivamente danneggiato rappresentanze, come quelle salafite, che della mobilitazione della massa fanno uno dei propri punti di forza.

Del resto non è un caso che Al-Nour abbia vinto a Matruh dove si è registrato il più alto tasso di affluenza e che abbia clamorosamente perso ad Alessandria, città che ha registrato la percentuale di partecipazione più scarsa in assoluto.

Alcuni membri del partito, fra cui Salah Abdel Maaboud, hanno sottolineato invece l’inadeguatezza del sistema elettorale che non riuscirebbe a garantire una esatta rappresentazione della base salafita.

Ma forse la risposta di questa débâcle può essere cercata anche altrove, seguendo un percorso maggiormente articolato che affonda le proprie radici nella distanza ideologica con la Da’wa Salafiyya.

Copti e donne nelle liste salafite
A seguito dell’incondizionato appoggio ad Al-Sisi e all’intervento militare con il quale, nell’estate 2013 ha destituito Morsi, Al-Nour non è riuscita a conquistare i voti dei sostenitori della Fratellanza (nuovamente clandestina ed esclusa dalla competizione elettorale) che considerano i cugini salafiti dei traditori.

In aggiunta, Al-Nour paga il prezzo del suo ricorso ad un pragmatismo sfrenato che ha portato a un adattamento del proprio bagaglio culturale, sociale e religioso di matrice islamica al gioco della politica egiziana. Esempio ne è stata l’inclusione di copti e donne all’interno delle proprie liste elettorali, mossa che ha creato non poche difficoltà nei confronti della propria base.

Si deve infatti considerare come i salafiti abbiano storicamente osteggiata la partecipazione di donne e cristiani alla vita politica del Paese ritenendo, pur se con diverse motivazioni, queste due “categorie” come assolutamente avulse dalla catena decisionale della società.

Solo dietro pressioni del governo in carica e dopo uno specifico disegno di legge, Al-Nour si è dovuta piegare con non pochi problemi alla posizione ufficiale del governo mostrando un pragmatismo così eccessivo che ha finito con il danneggiare il proprio progetto politico alienandogli parte sostanziale della propria base di sostegno.

Quella controllata dalla Da’wa Salafiyya per intenderci. Non solo. Il pragmatismo si è rivelato altresì inefficace nei confronti della altre forze di istanza laica, questa volta invece largamente vincenti, che hanno basato larga parte della propria campagna elettorale propagandando un messaggio anti-islamista.

In attesa di conoscere i risultati finali, si può già prevedere che il salafismo egiziano agirà nei prossimi anni un po’ più lontano dalla politica rispetto a quanto non abbia recentemente fatto.

L’esperienza politica non è del tutto conclusa, ma è chiaro che necessiti di una sostanziale strutturazione che non può estinguersi in uno sregolato pragmatismo a compiacimento del potere vigente.

È dunque probabile che si ripartirà dalla base, dal sociale, dai servizi offerti alla popolazione, dallo storico processo di re-islamizzazione della società dal basso. Dalla Da’wa Salafiyya e non da Al-Nour.

.