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Elezioni in Polonia

Se Varsavia vira verso Budapest

26 Ott 2015 - Daniele Fattibene - Daniele Fattibene

Anche la Polonia vira a destra. Dopo otto anni di dominio, il partito del Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska – PO) ha perso la maggioranza dei seggi del Parlamento polacco.

Il premier uscente Ewa Kopacz è stata infatti sconfitta da Beata Szydło, esponente del partito conservatore Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość – PiS) di Jarosław Kaczyński. Secondo gli ultimi exit poll, il PiS avrebbe infatti ottenuto il 37.7 per cento dei voti, ben 14 punti in più rispetto al PO, con un’affluenza attestatasi al 51 per cento, in aumento rispetto alle precedenti elezioni del 2011. Questo dovrebbe consentire al PiS di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (232).

Gli altri partiti che dovrebbero entrare in parlamento sono il Kukiz’15 della rock star Paweł Kukiz che ha ottenuto l’8.7 per cento dei voti, il partito neoliberale ModernPL (NowoczesnaPL) dell’economista Ryszard Petru – allievo del celebre Ministro delle Finanze degli anni della transizione Balcerowicz – con il 7.7 per cento e con ogni probabilità il Partito Popolare polacco (Polskie Stronnictwo Ludowe – PSL) che dovrebbe superare di poco la soglia minima dell’8 per cento prevista per i partiti.

Dèbacle dei moderati e della sinistra
La vittoria del PiS non è stata una sorpresa, ma segue un trend che ha visto crescere il sostengo dei conservatori sin dalle elezioni europee e che è sfociato nell’elezione di Andrzej Duda alla carica di Presidente della Repubblica.

La vittoria del PiS avrebbe tuttavia un valore storico. È infatti dal 1989 che un partito politico non ottiene la maggioranza assoluta dei seggi. La vera incognita sarà capire quanto la Szydło saprà mantenere la sua indipendenza da Kaczyński, vero leader indiscusso del PiS.

Il rischio è che possa verificarsi una situazione simile al 2005-2006 quando l’allora Primo Ministro Marcinkiewicz fu sostituito proprio da Kaczyński dopo un breve periodo alla guida del Paese.

Le elezioni parlamentari sono state una batosta sia per i moderati che per i movimenti di sinistra. I primi non sono riusciti a dimostrare agli elettori quanto di buono sia stato fatto in questi otto anni.

Il Pil polacco – che è cresciuto del 24 per cento dal 2008 – dovrebbe crescere oltre il 3 per cento sia nel 2015 che nel 2016, mentre la disoccupazione è scesa sotto il 10 per cento. I secondi, che si sono presentati nella coalizione Sinistra Unita (Zjednoczona Lewica – ZL), rischiano di non superare la soglia dell’8 per cento prevista per le coalizioni e non di non essere rappresentati in Parlamento.

Rischio di orbanizzazione
Il PiS di Kaczyński ha trionfato con un programma molto nazionalista, con proposte che in molti hanno paragonato alla politiche del premier ungherese Viktor Orbán. Lo stesso Kaczyński nel 2011 aveva detto che un giorno avrebbe “portato Budapest a Varsavia”.

In realtà i toni della campagna elettorale del PiS sono stati abbastanza moderati. Il partito ha promosso un programma fatto di ricette semplici e diretto a quei polacchi che si sentono ancora esclusi dal processo di crescita economica del Paese. Tra le tante promesse, c’è l’espansione della spesa pubblica, l’aumento del salario minimo, la riduzione dell’età pensionabile, un maggiore sostengo per le famiglie (120 euro al mese per figlio), e l’aumento delle tasse per banche, imprese straniere e centri commerciali.

Rapporti con Ue
Sul piano esterno non dovrebbero verificarsi cambiamenti radicali, anche se il PiS ha mostrato negli ultimi anni un forte euroscetticismo e una tendenza a privilegiare i rapporti transatlantici rispetto a quelli intra-europei (in particolare con Francia e Germania). Diversi sono i motivi di attrito con l’Unione europea (Ue), dall’immigrazione alla politica energetica.

Il PiS è stato tra i principali sostenitori delle manifestazioni contro la decisione del Governo Kopacz di ospitare 7.000 migranti sul territorio nazionale. Il partito di Kaczyński è anche un grande oppositore delle politiche energetiche dell’Ue che fissano un obiettivo del 27 per cento di energie rinnovabili entro il 2030 e una progressiva de-carbonizzazione delle economie dei Paesi membri.

Sul fronte militare Varsavia continuerà a ricavarsi un ruolo chiave all’interno della Nato, proponendosi come Paese leader nell’Europa centro-orientale, seguendo il vecchio sogno di Piłsudski di creare un blocco dal Baltico al Mar Nero (il cosiddetto “Intermarium”).

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