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Elezioni in Bielorussa

Lukashenko confermato, continua il valzer tra Mosca e Ue

13 Ott 2015 - Daniele Fattibene - Daniele Fattibene

Aleksandr Lukashenko confermato. Con il suo quinto mandato, il presidente bielorusso prosegue la sua leadership incontrastata dal 1994.

Nelle elezioni di domenica, ha ottenuto l’83,45% dei voti, con un’affluenza alle urne pari all’86%, fatta eccezione per Minsk dove il dato si è attestato al 73%.

Lukashenko ha ancora una volta sbaragliato la concorrenza alla quale sono rimaste solo le briciole.

Tatjana Karatkevič, membro del Partito Social-Democratico Bielorusso – prima donna nella storia candidata alla Presidenza – ha raccolto il 4.42%, Sergej Gaidukevič – leader del Partito Liberal-Democratico già avversario di Lukashenko nel 2001 e 2006 – ha ottenuto il 3.32%, e infine Nikolaj Ulakovič – a guida del Partito Patriottico Bielorusso – ha chiuso con l’1.67%.

Irregolarità nel voto
Il plebiscito ottenuto da Lukashenko ha posto nuovamente la questione della regolarità delle procedure di voto. In molti hanno messo in discussione lo strumento del voto anticipato – che è stato massicciamente sponsorizzato dal Governo con una mirata campagna mediatica e che è stato scelto dal 36% del totale dei votanti che faciliterebbe l’emergere di brogli e irregolarità.

Tale sistema ha reso infatti più complicate le attività di monitoraggio da parte degli organismi internazionali. In primo luogo la maggior parte degli osservatori sono arrivati nel Paese solo per l’election day e pertanto non tutti i seggi elettorali sono stati adeguatamente monitorati, anche perché la legislazione bielorussa richiede non più di due membri della commissione elettorale per rendere il voto valido.

Inoltre, esiste una “strana” correlazione tra il numero di persone che partecipano al voto anticipato e il livello di sostengo ottenuto storicamente da Lukashenko.

Per questo motivo non sono mancate critiche da parte dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce). Nella classica conferenza stampa post-voto si è sottolineato che la strada da fare è ancora lunga e che occorre una riforma complessiva del sistema elettorale per risolvere alcuni problemi endemici, primo fra tutti le procedure di conteggio e tabulazione dei voti.

Altri organismi internazionali come l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa hanno però anche sottolineato che alcuni passi in avanti sono stati fatti, per esempio la decisione da parte di Minsk di rilasciare alcuni prigionieri politici.

Economia bielorussa
Nonostante il grande successo elettorale, Lukashenko non può certo dormire sonni tranquilli. L’economia bielorussa non naviga in buone acque e secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, nei primi otto mesi del 2015 il Pil si è contratto del 3.5% rispetto al 2014, anche a causa della decisione di deprezzare il valore del rublo bielorusso.

L’economia nazionale continua a essere troppo dipendente da Mosca e se la recessione russa non dovesse arrestarsi occorrerà trovare delle alternative economiche valide. Per questo motivo Lukashenko ha recentemente incontrato la leader del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) Christine Lagarde.

Relazioni con Mosca
Le elezioni presidenziali non dovrebbero cambiare di molto la politica estera del Paese nel breve periodo. La Russia continuerà a essere il principale partner politico ed economico di Minsk.

Tuttavia, Lukashenko è consapevole che non ci si può fidare troppo del Cremlino e che il rischio di ingerenza russa è sempre dietro l’angolo. È quindi prevedibile che il pendolo bielorusso continuerà a oscillare tra unione e diffidenza con Mosca.

In tal senso, il leader bielorusso non ha ancora confermato la notizia di dislocare una base aerea russa nel Paese – scelta invisa a Occidente – anche se è stata ribadita la necessità di aerei per le forze armate nazionali.

Lukashenko tra Russia e Ue
Intanto le relazioni con Unione europea e Stati Uniti sembrano attraversare una fase di “disgelo”. Diversi sono i motivi di soddisfazione per Bruxelles e Washington.

In primo luogo, Lukashenko ha giocato un ruolo chiave nei mesi scorsi nelle trattative del “Quartetto di Normandia” per fermare il conflitto armato in Ucraina.

La neutralità militare e l’attivismo di Minsk per sostenere il processo di peace-building nel Donbass hanno aumentato la sua credibilità a livello internazionale.

In secondo luogo i partner occidentali hanno apprezzato la pronta disponibilità del Governo a discutere di riforme strutturali, così come l’apertura verso gli investimenti diretti esteri.

I “giri di valzer” di Lukashenko tra Russia e Ue non sembrano irritare più di tanto Bruxelles, come dimostra la decisione di sospendere per quattro mesi le sanzioni contro Minsk.

Pertanto il leader bielorusso potrebbe provare a ricavarsi un ruolo di ponte tra Russia e Ue – come tra l’altro sta già avvenendo dal punto di vista economico con Minsk che ri-esporta in Russia i prodotti agricoli europei aggirando il regime delle sanzioni.

Non sarà facile, anche perché Lukashenko ha imparato una lezione importante dalla guerra in Ucraina: il Cremlino non si fa troppi scrupoli nei confronti dei piccoli paesi confinanti che si avvicinano troppo a Occidente.

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