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Elezioni in Polonia

Assist polacco al Brexit

29 Ott 2015 - Maria Elena Sandalli - Maria Elena Sandalli

Una conversione politica che fa paura. È quella della Polonia, l’unico paese dell’Unione europea, Ue, a non aver conosciuto neanche un trimestre di recessione dopo il 2008.

Una svolta, quella sugellata il 25 ottobre dalla vittoria del partito conservatore Diritto e Giustizia, PiS, già annunciata nel maggio 2015 dalla ascesa alla presidenza del leader di questo partito, Andrezj Duda.

Avanzata degli euroscettici
I risultati delle elezioni in Polonia si collocano in misura preoccupante nel quadro politico europeo. Il continente sta infatti attraversando una fase di profonda sfiducia nel progetto europeo resa evidente dall’avanzata degli euroscettici in diversi paesi tra cui spiccano Ungheria e Gran Bretagna, quest’ultima pronta a issare la bandiera della Brexit.

Dinanzi all’ascesa dell’Ukip e alle simpatie elettorali per la Brexit, Cameron ha infatti promesso di tenere il referendum entro il 2017. L’interrogativo riguarda da vicino integrità e autonomia statali, ossia il rifiuto di concedere a Bruxelles maggiore potere rispetto alle singole potenze nazionali.

Non a caso uno degli slogan del PiS è stato “Portiamo Budapest a Varsavia”, un auspicio affinché si insedi la controparte polacca di Viktor Orbàn, capace di guidare da sola il paese verso gli stessi obiettivi di politica estera europea quali respingimento dei migranti, maggiore autonomia bancaria e rimozione di misure di austerity a favore della politica sociale.

È trascorso giù un mese da quando le elezioni regionali in Catalogna hanno lasciato l’Europa con il fiato sospeso.

La vittoria degli indipendentisti catalani con il 47,8% delle preferenze ha prodotto una crepa non solo negli equilibri politici spagnoli, ma anche nel più ampio quadro identitario dell’Ue. Ultimamente infatti, le ambizioni federaliste che per lungo tempo hanno caratterizzato la politica comunitaria hanno ceduto il posto a tecnicismi di natura top-down fomentando divisioni interne e sentimenti nazionalisti.

E il voto in Polonia ne è la prova più recente. Rappresenta una nuova grana per Bruxelles che va a sommarsi alla rimonta dei moti secessionisti e all’ipotesi Brexit, contribuendo in misura importante allo sfaldamento della coesione europea.

La Polonia contro l’Ue interventista
In questo frangente, i rapporti tra Polonia e Gran Bretagna potrebbero presto assumere una nuova direzione. Per la prima volta nella Polonia post-comunista, nessuna forza di sinistra siederà in Parlamento, dove entreranno cinque formazioni definibili di centro o di destra. La neopremier Beata Szydlo avrà quindi il via libera nella formazione di un governo di destra.

E all’orizzonte già si intravede un’alleanza tra Polonia e Regno Unito in tema di Brexit.

I vertici del Pis già condividono alcune richieste di David Cameron. Ad esempio potrebbero concordare su alcune proposte di riforma dei trattati, come l’eliminazione della clausola su un’Ue sempre più stretta, una maggiore liberalizzazione del mercato unico, un più intenso controllo dei parlamenti nazionali sulla Commissione europea e quindi un restauro delle sovranità nazionali.

Infatti anche Varsavia ritiene che le istituzioni europee interferiscano troppo nella politica interna degli Stati membri e reclama a tal proposito una Commissione meno intrusiva e una maggiore partecipazione dei parlamenti nazionali nel procedimento legislativo dell’Ue.

Inoltre, il PiS potrebbe approfittare della pretesa del Regno Unito di venire meno alla clausola “ever-closer union” per vedersi riconosciuti degli opt-out ad hoc.

Non da ultimo, rendere l’Unione più competitiva,così come proposto da Cameron, tagliando la burocrazia e rafforzando l’economia interna è al centro degli interessi polacchi dati i chiari benefici del mercato unico.

Dal 2003 al 2014, le esportazioni polacche verso il resto dell’Ue sono infatti triplicate fino a raggiungere quota 114 miliardi di euro. Come i Tories, anche il PiS, contrario alla moneta unica, respinge una maggiore integrazione dell’Eurozona in grado di alterare i meccanismi del mercato interno.

Polacchi residenti oltre-Manica
Non mancano tuttavia le divergenze d’opinione. Il governo britannico ha fatto capire che non sopporta l’ipocrisia di Ungheria e Polonia che difendono i propri confini con ogni mezzo dai migranti extra-Ue mentre insistono sulla validità del sistema di Schengen e la libertà di movimento.

Tenuto conto dei 700 mila polacchi residenti nel Regno Unito, difficilmente il PiS accetterà limitazioni alla libera circolazione delle persone e tagli nei servizi di assistenza sociale ai non-cittadini, tanto più che i polacchi residenti oltre-Manica hanno diritto di voto nelle elezioni parlamentari in Polonia e potrebbero dirottare le loro preferenze ad altri partiti nell’eventualità che il PiS accetti le condizioni di Cameron sull’immigrazione.

La vittoria del partito di Kaczynski potrebbe dunque costare cara a Bruxelles che rischia di subire il colpo di grazia alla sua dimensione sovranazionale a favore di un ritorno alle dinamiche tra stati sovrani.

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