IAI
Gran Bretagna verso referendum

Brexit: l’Italia è cauta su ipotesi

25 Set 2015 - Eleonora Poli - Eleonora Poli

Dopo la schiacciante vittoria dei conservatori alle elezioni politiche del 7 maggio 2015, David Cameron ha ribadito l’intenzione di indire un referendum entro la fine del 2017 sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (Ue).

L’ipotesi di una Brexit non solo mina di per sé il progetto europeo di un’integrazione sempre più stretta, come previsto dal Trattato di Lisbona, ma potrebbe anche causare un effetto a catena, destando analoghe rivendicazioni in altri Stati membri, Italia compresa.

Il Regno Unito è la terza economia dell’Ue e, secondo un documento del tesoro inglese, nel 2014 il contributo netto del Regno Unito all’Ue è di 9.8 miliardi di sterline che equivale a 13.5 miliardi di euro.

Il governo italiano deve quindi valutare l’atteggiamento da tenere in una situazione così complessa. Da una parte, l’uscita del Regno Unito avrebbe ripercussioni politiche ed economiche tali da indurre ad accettare alcune richieste britanniche. Dall’altra, l’Italia non è favorevole a modificare i principi fondanti dei Trattati e sostiene piuttosto la necessità di riformare le istituzioni nel quadro di un’Unione più coesa.

Gli interessi italiani
Dal punto di vista economico, le relazioni commerciali tra Italia e Regno Unito sono solide. Il Regno Unito è il quinto mercato di sbocco dell’export italiano e nel 2014 ha accolto il 10% degli investimenti internazionali italiani. In caso di Brexit, al Regno Unito potrebbe essere negato libero accesso al mercato comune, causando un dirottamento delle sue relazioni economiche verso altre regioni.

Nel febbraio 2015 l’export britannico verso i Paesi extra-europei ammontava a 37,9 miliardi di sterline, in aumento del 4,2% rispetto al 2014.

In questo caso, la reintroduzione di dazi economici potrebbe costare all’Italia la perdita di un importante partner commerciale. Inoltre, il possibile restringimento della zona di libera circolazione risultante dalla Brexit potrebbe avere ripercussioni sugli oltre 600 mila italiani che lavorano nel Regno Unito.

Per l’Italia si stimano oltretutto perdite per 1,4 miliardi di euro in termini di maggiori contributi al budget europeo per compensare quelli perduti del Regno Unito.

Sul fronte politico, invece, è necessario evitare la Brexit per non fomentare le forze populiste e euroscettiche che rischiano di sgretolare l’unità europea, posizione che Renzi condivide con la Merkel e Hollande.

Se in Italia il Movimento 5 Stelle e Lega Nord hanno più volte chiesto un referendum sull’euro, in Francia e in Germania, partiti come il Front National ed Alternativa per la Germania sono fortemente scettici verso l’idea di un’unione politica e sostengono invece un’Europa di Stati sovrani con un mercato comune. Un rinegoziato della posizione britannica all’interno dell’Unione potrebbe dunque suscitare richieste affini da parte di questi partiti ai proprio governi.

Mano tesa a Cameron
I timori provocati dalla minaccia della Brexit spiegano l’alleanza, definita da Renzi come “non-ideologica”, tra Regno Unito e Italia. Se il governo italiano ha rifiutato ogni compromesso sulla revisione dei Trattati e dei principi fondamentali dell’Ue, esso ha invece accolto alcune richieste fatte da Cameron sulla necessità di snellire l’apparato burocratico per rendere le istituzioni più trasparenti e il mercato unico più competitivo.

A tale proposito, nel maggio 2015 il governo italiano ha inoltrato alla Commissione europea un documento sul rafforzamento e completamento dell’Unione economica e monetaria al fine di rilanciare l’innovazione e la crescita nel quadro di un interesse collettivo.

Tuttavia le modalità per mettere in atto tali riforme e implementare regolamentazioni più efficaci sono nettamente diverse da quelle proposte da Cameron. L’Italia punta ad un assetto istituzionale più integrato, mentre Londra desidera maggiore autonomia in campo normativo.

Sebbene il nodo della rivisitazione dei Trattati rimanga tuttora irrisolto, l’Italia potrebbe adattare la sua posizione in base all’urgenza di evitare la Brexit, soprattutto a seguito di una possibile presa di posizione più favorevole a Londra da parte di Francia e Germania.

Nonostante prediliga la strada per una maggiore integrazione, l’Italia è infatti indotta da importanti interessi economici e politici a far sì che il Regno Unito resti nell’Ue.

Renzi strizza dunque l’occhio a Cameron senza darlo troppo a vedere. Si tratta di capire fino a dove le riforme invocate da entrambi i leader potranno spingersi senza colpire i principi portanti dell’Unione e, soprattutto, se i compromessi raggiunti convinceranno gli elettori britannici a non dire addio al Vecchio Continente.

.