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Vaticano

Blitz di Francesco nella politica Usa

29 Set 2015 - Aldo Maria Valli - Aldo Maria Valli

Sbarcato negli Usa a circa quattrocento giorni dalle elezioni che porteranno alla Casa Bianca il successore di Barack Obama, papa Francesco ha toccato tutti i temi caldi al centro del dibattito statunitense: immigrazione, cambiamenti climatici, armi, pena di morte, Cuba, matrimoni gay, aborto. E a conti fatti si è schierato più dalla parte dei democratici che dei repubblicani.

Davanti al Congresso, a maggioranza repubblicana, il papa è stato tutto sommato sbrigativo su aborto e famiglia, mentre ha calcato molto di più la mano quando ha chiesto di abolire la pena di morte e ha tuonato contro il commercio e l’uso delle armi.

Inoltre, se a proposito di ingiustizie sociali, capitalismo, finanza e globalizzazione ha usato accenti più morbidi del solito, è stato invece esplicito a proposito di immigrazione, specie quando ha ricordato di essere “come molti tra di voi, figlio di immigrati” e quando ha chiesto di “considerare i migranti come persone, guardando i loro visi, ascoltando le loro storie, cercando di rispondere al meglio ai loro bisogni”.

Bergoglio in sintonia con i democratici
Anche se è sempre fuori luogo giudicare gli interventi di un papa in base alla logica della contrapposizione politica, è indubbio che la sintonia tra Francesco e i democratici è risultata piuttosto marcata.

Le figure che Francesco ha scelto come esempi di autentica vita ispirata al sogno americano (Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day, Thomas Merton) appartengono al mondo democratico molto più che a quello repubblicano. E, parlando di loro, il papa non ha esitato a usare espressioni tipiche del vocabolario democratico come pace, dialogo, diritti, lotta per la giustizia, causa degli oppressi.

Il passaggio nel quale Francesco ha chiesto di guardarsi da ogni forma di fondamentalismo è stato applaudito da tutta l’assemblea, ma quando, subito dopo, ha esortato a non dividere il mondo in modo semplicistico tra giusti e peccatori è sembrato pensare a certi atteggiamenti di casa soprattutto nell’universo repubblicano. Idem per quanto riguarda la politica (che non deve essere al servizio dell’economia e della finanza), la lotta alla povertà, la difesa dell’ambiente.

Francesco, in ogni caso, comunica anche con i gesti e quindi sono state altamente significative le sue visite ai più deboli ed emarginati, ai poveri, ai senza casa, ai migranti, ai detenuti (dove ha ricordato con forza che scopo della pena deve sempre essere il reinserimento sociale, non una sorta di vendetta).

“Papa Francesco ci sta mostrando e insegnando che si può ottenere molto più di quel che pensiamo possibile. Sto cercando di seguire il suo esempio”, ha commentato pieno di entusiasmo il sindaco democratico di New York, Bill De Blasio, mentre da parte repubblicana (dove ci sono cinque candidati alla Casa Bianca dichiaratamente cattolici: Bush, Rubio, Christie, Kasich e Jindal) si possono registrare al più le lacrime dello speaker (anche lui cattolico) del Congresso, John Boehner, seguite dalle dimissioni in polemica con l’ala destra del suo partito.

I repubblicani prendono le distanze da Bergoglio
Tra i repubblicani solo l’uomo nuovo del partito, il neurochirurgo afroamericano Benjamin Carson, non si è schierato apertamente contro il discorso di Francesco al Congresso, mentre Ted Cruz, rappresentante della destra cristiana, noto per i suoi frequenti riferimenti a Dio, ne ha preso le distanze.

In generale Francesco ha espresso la convinzione che un’alleanza tra pensiero cristiano e modernità è non solo possibile, ma necessaria. Anche in questo caso la sua linea si scontra con quella di buona parte dello schieramento repubblicano che punta piuttosto alla conservazione e al recupero di alcuni sacri principi.

Il soft power di Bergolio
Al di là delle contrapposizioni politiche, Francesco ha colpito buona parte dell’opinione pubblica statunitense con la sua autorevolezza fatta di semplicità è umiltà.

Il suo è un ‘soft power’, ha sostenuto David Ignatius sul Washington Post, che esercita un certo fascino su una società ormai abituata ai toni esasperati: “Questo papa è forte perché è umile. In un mondo complesso, il suo messaggio ha risonanza perché è semplice”. “Se tu hai un problema con papa Francesco vuol dire che hai un problema con Cristo” è arrivato a scrivere un non cristiano come il giornalista e scrittore Fareed Zakaria.

“Mi ha sorpreso il calore della gente”, ha detto Bergoglio conversando con i giornalisti durante il volo di rientro. Il papa si è detto colpito “dalla bontà, dall’accoglienza, dalla pietà, dalla religiosità”, e “si vedeva pregare la gente”.

A questa America il suo messaggio è sicuramente arrivato. E la condanna decisa, reiterata, accompagnata da scuse esplicite, per tutti i casi di abusi e pedofilia, permette alla Chiesa cattolica statunitense di rialzare legittimamente la testa.

Il che non è poco considerata la “grande tribolazione” (parole di Francesco) attraverso cui è passata negli ultimi anni.

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