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Commissione europea

Ue: le novità nel team di Juncker

19 Ago 2015 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

Trecento Giorni di Commissione Juncker: una soglia ormai prossima, dopo quasi dieci mesi difficili per l’Unione e le sue Istituzioni, tra ‘caso Grecia’ persistente ed ‘emergenza immigrazione’ ricorrente, senza contare le crisi ai confini dell’Europa, dall’Ucraina alla Libia.

Entrata in carica il 1° novembre 2014, nei tempi previsti, l’attuale Commissione europea, l’Esecutivo dell’Ue, ha caratteristiche che la rendono differente dalle precedenti:

1) è composta da ‘pesi massimi’ della politica nazionale, perché conta nelle sue fila – i dati sono ufficiali – nove ex premier o vice- premier e 19 ex ministri, di cui tre ex ministri degli Esteri – uno è l’italiana Federica Mogherini -; sette ex commissari e otto ex parlamentari europei;

2) ha una struttura di lavoro inedita che si riflette pure nella distribuzione degli uffici al Berlaymont, il palazzo a stella di cristallo che è il cuore dell’Esecutivo comunitario.

La struttura e le priorità
Il presidente Jean Claude Juncker, lussemburghese, i suoi sette vice e i 20 commissari sono ripartiti in cinque ‘project teams’:

1) politica estera, con il motto ‘un attore globale più forte’, guidato proprio dalla Mogherini, che è l’Alto Commissario per la politica estera e di sicurezza europea e, come tale, è automaticamente vice-presidente dell’Esecutivo;
2) l’economia, con lavoro, crescita e investimenti, guidata dal finlandese Jyrki Katainen;
3) l’Unione economica e monetaria, che va approfondita e la cui governance deve essere migliorata, guidata dal lettone Valdis Dombrovskis;
4) il mercato unico anche digitale, guidato dall’estone Andrus Ansip;
5) l’energia e il clima, guidato dallo slovacco Maros Sefcovic.

Gli obiettivi di partenza della Commissione erano – e restano – ambiziosi: le finalità sono migliorare la vita dei cittadini, riavvicinare l’Europa ai cittadini e restaurare la fiducia nell’Unione.

“Per farlo e per attuare il cambiamento – spiegava recentemente Lucio Battistotti che è stato a lungo rappresentante in Italia della Commissione -, l’Esecutivo Juncker è aperto alle riforme e la sua organizzazione è stata rivista in modo da potersi concentrare sulle grandi sfide politiche che l’Europa si trova ad affrontare: reinserire le persone in posti di lavoro dignitosi, stimolare maggiori investimenti, assicurare nuovamente prestiti bancari all’economia reale, creare un mercato digitale connesso, realizzare una politica estera credibile e assicurare l’indipendenza dell’Europa in materia di sicurezza energetica”.

Le indicazioni contenute in questo pezzo sono largamente riprese da una ‘lezione’ di Battistotti. Dieci le priorità della Commissione Juncker esplicitamente individuate e così formulate:

1. Un nuovo impulso all’occupazione, alla crescita e agli investimenti
2. Un mercato unico digitale connesso
3. Un’Unione dell’energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici
4. Un Mercato interno più profondo e più equo con una base industriale più solida
5. Un’Unione economica e monetaria più profonda e più equa
6. Un accordo realistico e equilibrato di libero scambio con gli Stati Uniti
7. Uno spazio di giustizia e di diritti fondamentali basato sulla reciproca fiducia
8. La definizione e la realizzazione di una nuova politica della migrazione
9. Un ruolo più incisivo a livello mondiale
10. Un’Unione di cambiamento democratico.

Inoltre, la Commissione Juncker lavora a migliorare la capacità di portare avanti un dialogo politico con interlocutori nazionali e internazionali e di essere – recita uno slogan – “grandi sulle cose grandi e piccoli sulle piccole”, cioè di muoversi in modo duttile ed efficace.

Come cambia la comunicazione
Dopo aver vissuto uno dei periodi più travagliati della sua storia, con gli Anni della Crisi dal 2008 al 2013 almeno, una delle maggiori sfide dell’Unione europea è convincere i cittadini che le cose stanno cambiando in meglio e possono ancora farlo. Ci si muove dunque con trasparenza sia all’interno che all’esterno, con un servizio d’informazione più snello.

Le priorità politiche corrispondono a priorità di comunicazione. E la DG Comunicazione opera ora sotto la diretta responsabilità del presidente Juncker, insieme al Servizio del Portavoce (Spp), che ne è parte integrante: l’Spp è stato ridotto della metà e completamente riorganizzato e rinnovato rispetto all’Esecutivo Barroso II.

È uno dei cambiamenti radicali della struttura interna alla Commissione che Juncker ha fortemente voluto con l’obiettivo di rendere le decisioni dei commissari più collegiali, frutto d’un vero gioco di squadra coerente con obiettivi e priorità del proprio mandato.

Il servizio stampa rispecchia anche la volontà del presidente di riprendere l’iniziativa politica e tornare in pieno al metodo comunitario, rispetto all’approccio intergovernativo che ha prevalso negli ultimi anni.

I portavoce rappresentano l’intera Commissione e non più i singoli commissari. Ognuno di loro si occupa di diverse politiche e di diversi settori. Della precedente struttura restano gli addetti stampa, uno per portafogli, che assistono i portavoce e parlano con i giornalisti solo off the record.

Un’altra innovazione riguarda i gabinetti dei commissari, con un addetto ai rapporti con i media, specie quando si tratta di accompagnare il commissario nelle trasferte – anche in questo caso, parlando con la stampa solo off the record.

I nuovi portavoce abilitati a esprimersi on the record alla stampa sono in tutto 17. Il vertice è costituito dal capo del servizio, Margaritis Schinas, greco, ex parlamentare europeo (Ppe) e funzionario di lungo corso della Commissione; da due vice e due coordinatori. L’unico italiano è Enrico Brivio, 54 anni, ex capo redattore centrale ed ex corrispondente da Bruxelles del Sole 24 Ore. Brivio si occupa di Ambiente, Affari marittimi e Pesca e di Salute e Sicurezza alimentare.

Primi risultati
Naturalmente, siamo solo all’inizio di un percorso disegnato per cinque anni. Ma qualche risultato è già stato conseguito. Il piano Juncker ad esempio è stato presentato, a metà gennaio: un programma d’investimenti da 21 miliardi (che devono diventare 315) per innervare e rivitalizzare l’economia reale europea.

In parallelo, sono state definite nuove linee guida per introdurre spazi di flessibilità nella gestione del Patto di Stabilità e di Crescita, così da stimolare le riforme e gli investimenti E, tra primavera ed estate, sono arrivate le proposte per l’Unione dell’Energia, il mercato unico digitale, la politica dell’immigrazione. E, quel che più conta, soffia sull’Unione un vento economico di relativo ottimismo.

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