IAI
Istituzioni europee

Ue: geografia dei vertici Seae

21 Ago 2015 - Chiara Franco - Chiara Franco

La nomina di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza aveva acceso, l’estate scorsa, il dibattito sui vantaggi per l’Italia in termini di peso sulle dinamiche europee.

C’è chi riteneva – e tuttora ritiene – che un portafoglio economico sarebbe stato meglio spendibile, ma il potenziale della poltrona conquistata non va sottovalutato – e lo si è visto, ad esempio, nell’esito positivo del negoziato nucleare con l’Iran.

Oltre ad essere vice-presidente della Commissione europea, l’Alto Rappresentante si trova alla testa del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae),con i suoi oltre 3000 funzionari e una rete di 139 delegazioni e uffici.

Fin dalla sua istituzione nel 2011, il Seae ha riflesso un delicato esercizio di bilanciamento, essendo composto da tre anime: funzionari della Commissione, funzionari del Consiglio e diplomatici di carriera dei Paesi membri.

Inoltre, il bilanciamento va operato anche tra le nazionalità dei funzionari. Perciò la geografia dei vertici del Servizio può dare indicazioni sull’intreccio d’influenze nella costruzione di una politica estera dell’Unione.

L’Alto Rappresentante e il gabinetto
Con la nomina della Mogherini, l’Italia ha evidentemente scalato i vertici del Seae. Il gabinetto dell’AR vede oggi la presenza di 4 italiani (Stefano Manservisi, Arianna Vannini, Fabrizia Panzetti, Enrico Petrocelli).

Nel gabinetto di Catherine Ashton era presente una sola italiana (Cristina Castagnoli), mentre il capo di gabinetto era il britannico James Morrison, sostituito oggi da Manservisi, di cui è ampiamente riconosciuta la trentennale esperienza nella Commissione.

Manservisi è stato direttore generale di due DG (cooperazione allo sviluppo e affari interni) e ha lavorato nei gabinetti dei commissari Pandolfi, Vanni d’Archirafi e Monti, prima di guidare il gabinetto Prodi. Nell’aprile 2014 ha poi esordito nel Seae come capo delegazione ad Ankara.

Il regolamento vuole che, tra il capo di gabinetto e il suo vice, almeno uno dei due abbia nazionalità diversa da quella del Commissario/AR: come vice è stato quindi nominato il tedesco Oliver Rentschler, unica figura riconfermata del gabinetto Ashton. Rentschler, a differenza di Manservisi, ha alle spalle una carriera costruita non a Bruxelles, ma nel servizio diplomatico nazionale.

Per il resto il gabinetto ha una composizione piuttosto varia che bilancia l’Europa centro-settentrionale (Michael Curtis, Igor Driesmans), meridionale (Felix Fernandez-Shaw, Anna Vezyroglu) ed orientale (Peteris Ustubs, Iwona Piorko).

Gli alti gradi del Seae
Se può forse colpire l’assenza di un francese nel gabinetto dell’AR, questa è però ampiamente compensata dal fatto che la Francia ha mantenuto il posto di segretario generale del Seae: all’ambasciatore Pierre Vimontè infatti succeduto il connazionale Alain Le Roy, già ambasciatore di Francia a Roma e sotto-segretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di peacekeeping.

I suoi vice rimangono gli stessi di Vimont: la tedesca Helga Schmid e il polacco Maciej Popowski. Scendendo di un gradino nella gerarchia Seae, troviamo i “managing directors” (MD) e gli altri “senior managers”, oltre ai rappresentanti speciali (RS), che rispondono direttamente all’AR.

Tra questi, Gran Bretagna, Francia, Germania e pure Grecia sono ben rappresentate e almeno un posto lo hanno Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. È italiano il MD Crisis Response & Operational Coordination, Agostino Miozzo.

I consiglieri speciali
Il regolamento della Commissione prevede la possibilità di nominare “consiglieri speciali” quali individui dotati di “qualifiche speciali” che assistono i commissari su base continuativa o saltuaria. Con questi presupposti, la Mogherini ha nominato Catherine Ashton “consigliere speciale per facilitare i negoziati sul nucleare iraniano”, mentre il presidente Juncker ha scelto Michel Barnier come “consigliere speciale per la politica europea di sicurezza e di difesa”.

Vi è chi ha ritenuto che le nomine abbiano depotenziato, se non persino“commissariato”, l’AR. In realtà, la Mogherini è rimasta pienamente titolare del dossier iraniano, come ampiamente dimostrato dalla sua attiva partecipazione alle fasi decisive del difficile negoziato.

Per quanto riguarda l’incarico di Barnier, si tratta per lo più di elaborare una strategia per lo sviluppo del mercato unico della difesa, compito che rientra nelle competenze del commissario per il mercato unico più che in quelle dell’AR.

Barnier (già ministro francese e commissario europeo per il mercato interno) può contare su una ricca esperienza pregressa, inclusa la presidenza del gruppo di lavoro sulla difesa in preparazione della Convenzione sul futuro dell’Europa nel 2001 e la partecipazione alla task force Barroso sulla difesa.

L’Italia e gli altri Grandi
In definitiva, l’Italia è ora all’apice del Seae, anche se questo non ha scalfito una tradizionale posizione di influenza della Francia, che continua ad occupare il posto di segretario generale, in aggiunta ad altri incarichi di vertice e ad un consigliere speciale.

La Germania mantiene i due ruoli principali che aveva con Ashton: un vice segretario generale e il vice capo di gabinetto dell’AR. Il Regno Unito perde posizioni: con la Commissione precedente, deteneva non solo l’incarico di AR, ma anche quello di direttore generale amministrativo del Seae (David O’ Sullivan), carica che adesso è confluita in quella di segretario generale.

La comunicazione del Seae
Per quantori guarda la comunicazione del Seae, ci sono due portavoce, sotto il coordinamento dell’AR. Si tratta della francese Catherine Ray e della slovena Maja Kocijancic.

Quest’ultima (che finora aveva lavorato per l’Alto Rappresentante uscente, Catherine Ashton, ed è uno dei due soli portavoce della Commissione Barroso riconfermati, insieme a Mina Andreeva) si occuperà anche della Politica di Vicinato (di competenza del commissario Joahannes Hahn, austriaco), mentre alla Ray, che ha lavorato nei gabinetti di diversi ex commissari, saranno affidati anche l’Aiuto umanitario e Gestione delle crisi (del commissario Christos Stilianides, cipriota) e la Cooperazione e Sviluppo (di competenza del commissario croato Neven Mimica).

.