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Verso le elezioni

Il triangolo di Malacca: Myanmar tra Cina e India

26 Ago 2015 - Francesco Valacchi - Francesco Valacchi

A pochi mesi dalle elezioni birmane del prossimo novembre, si apre la partita politica per il governo di Rangoon. Saranno le seconde elezioni dopo l’inizio della democratizzazione della Birmania e della politica di apertura (2010).

In realtà, la tornata elettorale del novembre 2010 è stata considerata fortemente influenzata dalla dittatura militare (così come le successive consultazioni parziali).

I risultati saranno importantissimi in ambito regionale. Da un punto di vista geopolitico Myanmar è la porta di accesso allo stretto di Malacca, che prende il nome dalla cittadina malese appartenuta storicamente alle dominazioni portoghese, olandese e britannica.

Malacca è vitale per gli interessi indiani e cinesi, soprattutto nel momento in cui la Cina porta a termine il progetto delle due cinture di collegamenti (l’una marittima passante per Malacca e l’altra terrestre) con il Pakistan.

L’India si vede quindi tagliata fuori dal gioco di contenimento di Pechino, a meno di non riuscire a mantenere una posizione forte sull’Oceano Indiano.

Dal punto di vista della politica economica, acquistare la preminenza nelle relazioni con un Paese sulla soglia dell’apertura al sistema capitalista significherebbe approfittare di un mercato vergine e dalle possibilità offerte dagli oltre 50 milioni di abitanti che presto costituiranno classi medie pronte a entrare in un mercato capitalista.

Inoltre Myanmar rappresenta ciò che in futuro potrebbe essere la Corea del Nord, quando anch’essa dovesse aprirsi al mercato: potrebbe, quindi, costituire un ottimo banco di prova per intrecciare in futuro relazioni con Pyongyang.

Dal punto di vista finanziario, Myanmar è fra i fondatori della Banca asiatica di Investimento per le Infrastrutture, la nuova istituzione monetaria internazionale promossa da Pechino (ed è quindi vitale per la Cina mantenere buoni rapporti).

Infine, l’apparente allontanamento degli Usa offre una finestra di opportunità per divenire il primo interlocutore della nuova Birmania.

La Cina, primo partner, difende la posizione
In passato, la Cina aveva appoggiato il regime militare birmano esercitando una decisa influenza su Myanmar. La forte relazione è stata a più riprese definita come una relazione di convenienza, dalla quale la Repubblica popolare traeva indubbi vantaggi per lo sfruttamento di materie prime e per l’influenza sullo stretto di Malacca, mentre il governo di Rangoon otteneva appoggio politico internazionale (come il veto cinese alle sanzioni nel 2007) e tecnologie anche militari.

Sino al recentissimo passato, i Paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, hanno contestato questa relazione bilaterale. Ogni volta che veniva messa in luce una violazione dei diritti umani da parte della dittatura militare birmana, la comunità internazionale accusava la Cina di comportarsi da free-rider e di non fare abbastanza per condannare il governo di Rangoon.

La Cina rimane il primo interlocutore commerciale di Rangoon e quest’anno, a seguito della cooperazione fra imprese guida nell’estrazione petrolifera – la China National Petroleum Corporation (Cnpc) e la Myanmar Oil and Gas Enterprise (Moge) -, ha aperto un nuovissimo porto sull’Oceano Indiano presso il villaggio di Ramree Island, concepito come punto di passaggio di un importante oleodotto diretto in Cina. È qualcosa di molto simile al porto cinese creato a Gwadar in Pakistan e soprattutto è un ulteriore punto di appoggio su Malacca.

Inoltre gli accordi di cooperazione in ambito energetico (gas) raggiunti nel 2005 e l’appoggio in termini di forniture militari e tecnologiche (costruzione di un oleodotto) che la Cina ha concesso a Myanmar (2009) hanno finito per creare un legame ancora più stretto.

Sembra perciò naturale che il Partito comunista cinese appoggi il regime di Rangoon e tenda al mantenimento dallo status quo, pur attraverso una riforma economica e politica.

L’India, alti e bassi nelle relazioni
Il rapporto con la potenza indiana è invece meno lineare rispetto a quello con la Cina. Dal punto di vista di Nuova Delhi vi sono tre fattori principali da considerare nelle relazioni con Myanmar.

Tali fattori sono: la sicurezza e stabilità del confine indiano a Nord-Est della Birmania e l’influenza della potenza cinese (avversaria del governo di nuova Delhi nella supremazia regionale); l’aspetto economico legato all’apertura del mercato di Rangoon; e la presenza di minoranze hindi sul suolo birmano.

Dall’indipendenza dei due Paesi nel 1947-’48, questi aspetti sono stati sempre importanti nei loro rapporti, che hanno registrato alti e bassi. Fino al 1988, le relazioni fra la Confederazione indiana e la Birmania furono sufficientemente buone, nonostante il conflitto sino-indiano del 1962 (in tale occasione la neutralità di Myanmar fu interpretata da nuova Delhi come un appoggio dell’aggressione cinese).

La crisi si ebbe nel 1988, quando la Confederazione indiana fu il più Paese vicino che criticò più aspramente il governo militare di Rangoon per la repressione della rivolta democratica.

L’ambasciata indiana divenne rifugio per rivoltosi e dissidenti e l’India appoggiò il movimento democratico sino ai primi Anni Novanta, nello stesso periodo in cui la Cina subiva la turbolenta stagione di Piazza Tian An Men.

Tuttavia negli ultimi venti anni le relazioni fra India e Myanmar sono divenute sempre più collaborative e si sono registrate strette relazioni in molti campi, incluso il contrasto all’insorgenza dei movimenti estremisti di etnia Chin e Kachin al confine, la lotta al traffico di droga, la condivisione di elementi di intelligence e, naturalmente, il commercio e gli investimenti.

Un campo in cui non si registra collaborazione di spessore è quello della fornitura di tecnologia militare.

Gli schieramenti in vista delle elezioni
Alle elezioni di novembre gli schieramenti principali saranno lo Union Solidarity and Development Party (Usdp) e la National League for Democracy (Nld). Lo Usdp è il partito del governo militare è guidato da Htayoo, anche se l’attuale presidente Thein Sein è stato un suo membro. L’Nld è il partito democratico di Aung San Suu Kyi (che non potrà essere tuttavia eletta per il veto governativo).

La terza forza in causa saranno i partiti di matrice etnica e regionale, che non dovrebbero tuttavia avere peso, se non quello di interferire con l’Nld accattivandosi parte del suo elettorato.

La Cina dovrebbe appoggiare quasi sicuramente il mantenimento dello status quo imposto dal governo militare di Rangoon, cercando per quanto possibile di evitare stravolgimenti eccessivamente democratizzanti nel processo di apertura al fine di mantenere i vantaggi storicamente acquisiti nell’alleanza con Myanmar.

L’india invece cercherà verosimilmente di appoggiare l’Nld sia per opporsi alla volontà cinese nel gioco di potenze regionale sia per ottenere vantaggi economici e nel campo della sicurezza (cooperazione nel contrasto all’insorgenza).

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