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Stabilità minacciata

L’Ue e la sfida macedone

24 Lug 2015 - Aleksandra Risteska, Maximilian Stern - Aleksandra Risteska, Maximilian Stern

Mentre il governo macedone è sotto accusa per lo scandalo delle intercettazioni ai danni dei propri cittadini e la repressione delle manifestazioni, la stabilità dello Stato è minacciata da accesi conflitti etnici e dall’intenzione russa di costruire un gasdotto che attraversi l’intero Paese. In questo frangente, l’Unione europea (Ue) deve prendere coscienza di poter giocare un ruolo rilevante.

Neo-barocco eclettico e nazionalismo kitsch
Il sole picchia su Piazza Macedonia, nel cuore di Skopje. La piazza è circondata da splendidi nuovi edifici di rappresentanza: ministeri, musei, monumenti, ponti: tutti in un eclettico stile neobarocco, quasi “Swank”, che riflette l’intenzione del governo di promuovere una nuova identità nazionale attraverso un nazionalismo kitsch, che non tiene conto delle diverse minoranze etniche e del passato socialista.

Sembra che anche il palazzo del primo ministro sia stato costruito nel XIX secolo. In realtà, la sua costruzione è stata completata di recente – dopo che lo scorso autunno due Opr sono stati sparati contro l’edificio in un attacco terroristico.

E anche se ora brilla più luminoso della Casa Bianca, la sua vista è guastata da un’altra immagine: sulla strada, di fronte alla sede del governo, si trova accampata da oltre cinquanta giorni una coalizione eterogenea di oppositori.

Come ha ben chiarito Stefan Bogoev, presidente dell’organizzazione giovanile socialdemocratica e parlamentare, “Noi andremo via solo quando il premier andrà via”.

Anche Zoran Zaev, il presidente del Partito Social-Democratico chiede le dimissioni del primo ministro Nikola Gruevski. Richiesta che ora ha unito diversi altri gruppi.

In effetti, i contestatori minacciano di diffondere documenti che provano come il governo abbia spiato migliaia di esponenti dell’opposizione, assieme ad ambasciatori e giornalisti. Una parte del materiale che è già stato reso pubblico: le registrazioni delle intercettazioni mostrano come alti responsabili chiacchierino allegramente di tangenti, brogli elettorali e altre attività illegali.

Ordine pubblico con l’artiglieria
Già due mesi fa, il governo aveva tentato di coprire lo scandalo delle intercettazioni permettendo alla polizia di rispolverare l’artiglieria per attaccare alcuni oppositori d’etnia albanese nella città di Kumanovo, fomentando così la minaccia di un conflitto etnico.

Con la mediazione del commissario per l’Allargamento, Johannes Hahn, l’Ue si era adoperata per favorire un accordo tra governo ed opposizioni che doveva garantire nuove elezioni nel 2016.

Tuttavia, il 9 luglio, il socialdemocratico Zaev ha rischiato di fare saltare ogni tregua quando ha deciso di lasciare i tavoli negoziali dopo il rifiuto categorico di Gruevski di abbandonare l’incarico di primo ministro sei mesi prima delle elezioni, favorendo un governo tecnico di transizione.

Seppur all’ultimo minuto, un accordo è poi stato raggiunto e il 15 luglio, poco dopo lo scoccare della mezzanotte. Il commissario Hahn ha annunciato: “Questo è un passo importante per superare la crisi attuale e per la soluzione di problemi fondamentali per la Macedonia”.

Dimissioni del primo ministro, nuove elezioni, un investigatore speciale per lo scandalo intercettazioni e un impegno per l’integrazione euro-atlantica. C’è da dire, però, che l’Ue aveva già raggiunto un accordo simile nel 2013, che aveva avuto di fatto poco successo. Inoltre, lo scandalo intercettazioni rappresenta un problema molto rilevante per la stabilità del Paese.

Il gasdotto di Putin e la miopia dell’Ue
Con un tasso di disoccupazione di quasi il 30 per cento, e un salario medio di 350 euro al mese, la Macedonia sembra lasciata a se stessa, in un momento in cui gli occhi europei sono puntati su Atene.

L’Ue non deve tuttavia dimenticarsi della Macedonia, lasciandola in balia della Russia. La Russia è interessata a realizzare il cosiddetto “TurkishStream”, un gasdotto che si snoderà dalla Turchia attraverso la Grecia, la Macedonia e la Serbia fino all’Europa, ed ha già accusato l’Ue di ingigantire lo scandalo intercettazioni.

La Macedonia, inoltre, è terra di passaggio di numerosi rifugiati. Centinaia di siriani, iracheni e afghani attraversano ogni giorno il Paese, a volte anche in sella a biciclette noleggiate ai migranti dagli stessi macedoni.

L’Europa non deve trascurare situazioni come quella della Macedonia, concentrando la propria attenzione sulle crisi in Grecia e in Ucraina. Un simile atteggiamento rischia di provocare un’escalation dei conflitti interni, che avrebbe delle conseguenze devastanti non solo sul Paese ma su tutta la regione balcanica.

Non bisogna infatti dimenticare che la regione ha combattuto una sanguinosa guerra civile solo due decenni fa e che la sicurezza dell’area è ancora minacciata da numerose questioni irrisolte.

Ciò di cui la Macedonia ha bisogno non è una propaganda nazionalista e una gestione autoritaria dello Stato, ma piuttosto il superamento dei clientelismi e degli abusi sui diritti umani.

L’Ue non deve adagiarsi sul recente successo di mediazione, ma seguire da vicino il processo di applicazione dell’accordo tra i vari attori politici del Paese. La prima occasione che consentirà di verificare se l’Ue sia in grado di giocare efficacemente questo ruolo si avrà a settembre, in occasione dell’High Level Accession Dialogue, durante il quale verrà discussa la possibilità di avviare i negoziati per l’adesione della Macedonia.