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Ue, Grecia, Italia

L’Europa ha bisogno d’una Terza Via

16 Lug 2015 - Eleonora Poli, Maximilian Stern - Eleonora Poli, Maximilian Stern

La posizione italiana sul recente referendum greco è stata altalenante. Prima del voto, il premier Renzi s’è pubblicamente dichiarato a favore del sì, come numerosi altri leader dell’eurozona, anche se, a giudizio di numerosi osservatori, l’Italia avrebbe potuto trarre beneficio da un consenso greco contro l’austerity europea.

Dopo la vittoria del no, s’è impegnato per trasformare il risultato in un’opportunità per la Grecia e l’Unione.

L’atteggiamento prima del referendum ha sorpreso quanti ritenevano che ci fosse spazio politico per un sostegno del Pd a Syriza. Con un programma elettorale basato sull’aumento del benessere sociale anche a discapito della disciplina fiscale, alcune idee del partito di Alexis Tsipras sembrano collimare con quelle della campagna del Pd per le elezioni europee del maggio 2014.

Invece, prima del voto, il premier Renzi non solo non ha sostenuto la battaglia dei greci contro l’austerità, ma ha addirittura condiviso la necessità di attuare riforme severe. Dopo, Renzi ha ricevuto critiche da quanti affermano che s’è sostanzialmente defilato ai tavoli decisionali europei: accusa cui il premier e il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi hanno replicato rivendicando un ruolo cruciale nella maratona negoziale tra il 12 e 13 luglio,al Vertice dell’Eurogruppo.

Le motivazioni di politica interna …
Quella che può apparire come una posizione irrazionale trova però motivazioni in una serie di ragioni di politica interna e estera. Considerando il fronte interno, la possibile Grexit doveva essere evitata ad ogni costo: essendo il terzo maggior creditore dopo Germania e Francia, l’Italia è esposta per 40 miliardi di euro come debito greco.

Al di là di ogni assicurazione da ipotetici contagi, l’uscita della Grecia dall’euro sarebbe certamente dannosa per un’economia italiana ancora in difficoltà, che ha sperimentato una crescita negativa nel 2014. Vista la rigidità tedesca, il solo modo per evitare l’uscita greca dalla zona euro era tramite l’attuazione di chiare riforme di austerità.

In secondo luogo, la Grexit sarebbe un pericoloso precedente politico, a cui Matteo Salvini, leader della Lega, potrebbe fare appello, rinforzando di fatto la sua campagna anti-euro.

Comparando l’Ue ad un gulag in cui i cittadini sono soggetti a una sorta di diktat di Bruxelles, Salvini ha infatti proposto più volte un referendum nazionale per decidere se uscire dall’Eurozona, nonostante esso non sia contemplato dalla Costituzione.

In terzo luogo, una vittoria politica di Syriza sulla Germania avrebbe delegittimato la linea moderata perseguita dal Partito democratico, dando maggior consenso a partiti come Sinistra Ecologia e Libertà (Sel, 32 parlamentari), che fa parte dello stesso gruppo politico di Syriza al Parlamento europeo, o il Movimento 5 Stelle (M5S, 127 parlamentari).

Durante la campagna per il referendum greco, sia Sel che il M5S non solo hanno sostenuto la decisione di Tsipras, ma, forti del loro slogan “OXI”-ge-”NO”, si sono anche mobilitati per un nuovo piano europeo che potesse fermare la politica di austerità e fornire nuovo ossigeno alle economia nazionali.

… e quelle di politica estera
Dal punto di vista di politica estera, Renzi avrebbe deciso di adottare una posizione defilata e comunque non di pieno sostegno alla Grecia per far apparire l’Italia come un paese mediterraneo affidabile.

Questo potrebbe garantire al Paese lo spazio politico necessario per potere poi chiedere una maggiore flessibilità sull’applicazione delle regole di bilancio o un maggiore sostegno europeo per risolvere problematiche relative all’immigrazione.

Seppure guidata da considerazioni economiche e dalla necessità di mantenere la legittimità politica, la strategia apparentemente ondivaga di Renzi, che alternava segnali di solidarietà verso la Grecia con prudenza nei confronti della Germania, ha dato all’Italia alcuni vantaggi.

I timori di contagio della crisi greca sembrano svaniti, lo spread delle obbligazioni non è aumentato così tanto come ad esempio in Portogallo, il governo è stabile ed i rapporti con la Germania sono eccellenti. Inoltre, avendo attuato riforme volte alla liberalizzazione economica, non da ultimo il Job Act che dà maggiore flessibilità al mercato del lavoro, l’Italia ha il potenziale per diventare un Paese modello dell’Europa meridionale.

Tuttavia, nel lungo periodo, la mancanza di una politica estera forte non paga mai. Sicuramente la strategia di Renzi comporta pochi rischi, ma non dà all’Italia una posizione autorevole nella determinazione della politica europea.

Forte della stabilità interna acquisita, Renzi dovrebbe ora sviluppare una politica estera coerente, che potrebbe rappresentare una “terza via” non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa stessa.

Infatti, rappresentando un’alternativa alla irrazionalità della Grecia e alla rigidità della Germania, Renzi potrebbe guidare una coalizione di Paesi del Mediterraneo, come Portogallo, Spagna e Francia, e chiedere maggiore flessibilità nell’applicazione delle politiche di austerità al fine di rilanciare le economie nazionali.

Con il 12.7% di disoccupazione e una decrescita del-0.4% nel 2014, politiche economiche più flessibili potrebbero aiutare la ripresa economica italiana e garantire a Renzi ampia legittimità politica. Inoltre, ponendosi come leader di una “terza via” moderata, Renzi potrebbe contribuire a superare le divisioni politiche ed economiche tra Stati membri e a condurli verso un’Unione europea più coesa.