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Sinai e Libia

Egitto, la crescente minaccia del terrorismo

13 Lug 2015 - Elvio Rotondo - Elvio Rotondo

L’Egitto, Paese considerato tra i più importanti dell’Africa settentrionale, è stato recentemente scosso da attentanti terroristici avvenuti all’interno dei suoi confini, specie nella penisola del Sinai, che hanno causato numerose vittime tra le forze dell’ordine e le forze armate, oltre che tra i combattenti affiliati allo Stato Islamico.

Senza considerare il disagio della popolazione locale stanca per un’emarginazione che va avanti da tempo. Sabato 11 luglio, un’esplosione al Cairo ha investito il Consolato d’Italia, facendo un morto e almeno nove feriti, tutti cittadini egiziani.

La situazione nel Sinai
La penisola del Sinai è ormai molto nota non solo in quanto meta di vacanze nelle bellissime località sul Mar Rosso e nelle spiagge dei resort turistici famosi come Sharm el Sheikh, ma, purtroppo, anche per gli attacchi sempre più sanguinosi portati da cellule affiliate allo Stato Islamico.

La povertà e l’alienazione politica tra i beduini, nativi della regione, hanno permesso a gruppi armati di prosperare in un terreno fertile, presentando nuove minacce all’equilibrio regionale. Molti gruppi si sono riuniti sotto il controllo di Ansar al-Bayt Maqdis, formazione affiliata prima ad al-Qaeda e dallo scorso novembre allo Stato Islamico. Il gruppo, secondo alcune fonti, sarebbe composto da stranieri, jihadisti della regione e appartenenti a tribù locali e conterebbe su diverse migliaia di combattenti.

Il ruolo di Hamas
Secondo alcune fonti, uno degli elementi destabilizzanti per la penisola del Sinai è il gruppo di Hamas, inserito ultimamente dall’Egitto nell’elenco delle formazioni terroristiche per il coinvolgimento del suo braccio armato negli attacchi contro le forze di sicurezza egiziane nella penisola a partire dal 2013, subito dopo la deposizione dell’ex president Morsi.

Gli attacchi sono arrivati nonostante le misure di sicurezza rigorose imposte dall’esercito egiziano nel Sinai, tra cui il coprifuoco notturno e la creazione di una zona cuscinetto lungo il confine di Gaza per evitare l’infiltrazione dei militanti dal territorio palestinese.

Un bilancio sanguinoso
Sembra che una quantità imprecisata di armi ed esplosivi arrivino attraverso i tunnel scavati a ridosso del confine e utilizzati principalmente per il contrabbando. Solo pochi giorni fa, è stato motivo di preoccupazione il lancio di tre razzi dal Sinai verso il territorio di Israele probabilmente con l’intento di innescare una reazione da parte dello stesso.

La maggiore determinazione del governo egiziano a combattere i gruppi legati all’IS nella Penisola del Sinai avrebbe comportato un’intensificazione e una maggiore complessità degli ultimi attacchi da parte dei combattenti jihadisti nella penisola.

Dal mese di ottobre scorso, la polizia e l’esercito hanno intensificato ulteriormente la presenza nel Sinai. Dal rovesciamento del governo del presidente islamista Mohammed Morsi nel luglio del 2013 sarebbero stati uccisi almeno 600 tra poliziotti e personale delle forze armate.

L’impegno dell’Egitto in Libia
Sul fronte libico si percepisce un forte impegno egiziano a sostenere il governo legittimo libico a Tobruk. Fonti autorevoli riportano che l’Egitto fornirebbe armi ed equipaggiamento militare al generale Haftar, comandante delle forze armate libiche.

Secondo quanto riferito da IHS Jane’s, recenti immagini satellitari di Google Earth avrebbero mostrato cinque MiG-21, probabilmente di provenienza egiziana, alla base aerea di Gamal Abdel Nasser, a 25 km a sud di Tobruk. Secondo il giornale in lingua inglese Libya Herald, oltre all’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti avrebbero fornito all’esercito libico elicotteri d’assalto Mi-35 nel mese di aprile.

La Libia è considerata un boccone particolarmente ghiotto dai gruppi affiliati all’IS, poiché luogo dove regna il caos con armi e munizioni facilmente recuperabili in tutto il territorio e punto strategico di notevole importanza.

La presenza degli jihadisti dello stato islamico in alcune zone della Libia ha notevolmente aumentato il caos già presente nel Paese, preoccupando sempre di più non solo il governo legittimo con sede a Tobruk e quello di Tripoli (non riconosciuto dalla maggioranza della comunità internazionale), ma anche i paesi vicini.

Azioni di rappresaglia
L’Egitto è uno di questi paesi e proprio qualche mese fa ha agito militarmente in Libia come rappresaglia, lanciando una consistente offensiva aerea contro le postazioni dei jihadisti colpendo obiettivi a Derna e utilizzando le proprie forze speciali nella zona, a seguito della decapitazione di 21 prigionieri cristiani egiziani da parte dell’IS.

Per il presidente al-Sisi la guerra civile libica rappresenta una minaccia non solo per la presenza di gruppi affiliati allo Stato islamico e la vicinanza geografica, ma anche per la presenza dei sostenitori dei fratelli musulmani, nemici giurati da quando ha assunto la direzione del paese nel 2013, spodestando il presidente Mohammed Morsi ei suoi sostenitori.

Il fronte yemenita
Il Governo egiziano si trova pertanto a dover fronteggiare le minacce terroristiche dalla Libia, dalla penisola del Sinai e le proteste nelle città egiziane da parte di elementi della Fratellanza Musulmana, nemici dichiarati di al-Sisi.

L’Egitto è anche impegnato militarmente nella coalizione a guida saudita contro lo Yemen e contro gli Houthi che hanno rovesciato il presidente Hadi. Nei primi giorni del mese di maggio il governo egiziano aveva prorogato di tre mesi l’impiego all’estero di elementi appartenenti alle forze armate per continuare la partecipazione alla coalizione contro lo Yemen.

Non è decisamente una situazione idilliaca per il governo egiziano dover affrontare contemporeneamente I numerosi problem che impattano con la sicurezza nazionale. Un’estate bollente da tutti I punti di vista.

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