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Il ‘trio’ Finlandia

Un nuovo governo e nuovi progetti

9 Giu 2015 - Gianfranco Nitti - Gianfranco Nitti

A poco più di un mese dalle elezioni politiche del 19 aprile, si è insediato in Finlandia il 74° governo dalla proclamazione della Repubblica, nel 1917: una coalizione tripartita, guidata dal leader centrista, Juha Sipilä, che comprende, oltre al partito di centro, il partito dei Finlandesi e i conservatori di Alexander Stubb, in calo alle urne.

Stubb guidava il governo di coalizione precedente, di centro-sinistra, mentre l’attuale è di centro-destra, senza piccoli partiti come i cristiano-democratici e gli svedesi prima presenti.

Nel complesso, la coalizione, insediatasi il 29 maggio, dispone di 120 dei 200 seggi del parlamento unicamerale finlandese. Il nuovo gabinetto ha 14 membri, tre in meno rispetto a quello del precedente governo: sei sono del partito di centro, quattro dei Finlandesi, altri quattro dei conservatori.

Ministro degli affari esteri è il leader dei Finlandesi Timo Soini, spesso definito euroscettico e populista. L’ex premier Stubb ha avuto il dicastero delle finanze, mentre l’ex commissario europeo Olli Rehn, guida gli affari economici. Cinque dei 14 ministeri sono affidati a donne.

Le ricette del trio
Le linee programmatiche del nuovo governo sono fondamentalmente tracciate sui binari di grandi tagli di spesa per equilibrare le finanze pubbliche e su investimenti in infrastrutture e altre misure per promuovere la crescita economica e l’occupazione.

Il programma, contenuto in un documento di circa 40 pagine, “Finlandia, terra di soluzioni”, è stato illustrato in Parlamento il 2 giugno dal premier ed è stato approvato con 114 voti favorevoli e 72 contrari.

Per quanto riguarda la politica estera e di sicurezza, la Finlandia intende mantenere buone relazioni con la Russia, nonostante il raffreddamento dei rapporti di Mosca con l’Ue. Inoltre, il Paese mantiene l’ipotesi di chiedere l’adesione alla Nato.

Sul piano economico e sociale, il governo ha l’obiettivo di elevare il tasso di occupazione al 72% della forza lavoro. Ma, poiché il Pil della Finlandia è ora più o meno al livello di otto anni fa, mentre la spesa pubblica ha continuato a crescere, l’indebitamento non è più sostenibile e va quindi ridotto tagliando, fra l’altro, la spesa.

La coalizione traccia in cinque punti i suoi obiettivi fino al 2025, al di là del limite temporale della legislatura appena iniziata: il risultato vuol essere una Finlandia innovativa, sicura e solidale, secondo la formula del premier Sipilä.

I cinque punti sono: – migliorare l’occupazione e la competitività; – riformare la competenza e l’istruzione; – promuovere il benessere e la salute; – incoraggiare bio-economia e compatibilità ecologica; – riformare le modalità di lavoro attraverso digitalizzazione, sperimentazione e deregolamentazione.

Progetti e risparmi
Sipilä ha citato 26 progetti chiave, che intende realizzare nel periodo del suo governo. Tra di essi, riforma dei servizi per l’impiego per promuovere una migliore occupazione; aumento della costruzione di alloggi; promozione della creazione di nuovi ambienti di apprendimento e introduzione di materiali digitali negli istituti scolastici; ampliamento del progetto delle ‘scuole in movimento’ in tutto il paese per garantire un’ora di attività fisica ogni giorno.

Ed ancora: attuazione della riforma dell’istruzione secondaria superiore professionale e sviluppo di un sistema di garanzia per i giovani; miglioramento dell’assistenza domiciliare per gli anziani e delle cure informali; adozione di un programma per affrontare la riforma dei servizi per l’infanzia e la famiglia; promozione di fonti d’energia pulite, rinnovabili e senza emissioni di anidride carbonica, abbandonando l’utilizzo del carbone nella produzione energetica e dimezzando, già negli anni 2020, l’uso di petrolio importato per le esigenze del paese. Ma l’elenco dei progetti è molto più esteso.

C’è, inoltre, la riforma delle Amministrazioni locali basata su aree autonome più ampie di una municipalità. Per salvaguardare la democrazia, queste aree saranno gestite da consigli eletti. Sono pure state definite le cornici per finanziare la riforma: il governo prevede di ridurre i costi del governo locale di un miliardo di euro.

Sipilä ha sottolineato che la premessa fondamentale del suo governo è che il Paese debba cessare di vivere al di sopra delle proprie possibilità entro il 2021, trovando modo di ridurre il debito pubblico di almeno 10 miliardi di euro, in parte mediante risparmi sulle spese, in parte mediante interventi strutturali.

Nella legislatura appena iniziata, i risparmi dovrebbero attestarsi sui quattro miliardi, ove possibile in aree che non influenzano direttamente i trasferimenti di reddito e i servizi di cui i cittadini hanno bisogno. Gli assegni familiari non saranno toccati, le pensioni garantite avranno un piccolo aumento, le attività di assistenza informale saranno sostenute con un investimento di 75 milioni.

Stato sociale e contratto sociale
Il premier ha assicurato che i risparmi non comprometteranno lo stato sociale finlandese. Ma senza tagli, lo stato sociale sarebbe in pericolo nel giro di pochi anni. Sipilä ha criticato l’attuale gravosa pressione fiscale che mette in pericolo la competitività, ammettendo tuttavia che non è possibile ora attenuarla.

Se una tassazione più elevata non porterà al recupero della Finlandia, non può riuscirci da solo neanche il taglio dei costi. Per questo, si propone un investimento di 1,6 miliardi in crescita per ridurre l’arretrato sulle manutenzioni e per attuare gli obiettivi strategici.

Questi investimenti saranno finanziati principalmente attraverso redditi da capitale e si utilizzeranno pure gli strumenti dello Strategic Investment Fund dell’Ue e della Banca Europea per gli Investimenti, il cosiddetto Piano Juncker.

Il governo propone un ‘contratto sociale’ per ridurre i costi per unità di lavoro di almeno il 5%: proposta che sarà definita a fine luglio e cui le parti sociali dovranno dare risposta a inizio autunno. Per sostenere il contratto sociale e finanziarne gli accordi, il Governo è pronto a ridurre le imposte sul reddito. Queste soluzioni rafforzeranno l’equilibrio delle finanze pubbliche di un importo pari a mezzo punto del Pil.

In sostanza, il nuovo governo finlandese ha un programma ambizioso difficile da attuare nel breve termine (e infatti si espande oltre il quadriennio della legislatura). Presto i cittadini finlandesi potranno valutarne consistenza e fattibilità; e si vedrà se e quanto il populismo di Soini riuscirà a coabitare col rigorismo di Rehn.

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