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Italia/India

Finmeccanica torna in gara per elicotteri

30 Apr 2015 - Antonio Armellini - Antonio Armellini

Finmeccanica è stata ammessa nuovamente a partecipare ad una gara per la fornitura di elicotteri in India: la notizia è passata quasi sotto silenzio (ne ha parlato solo II Sole 24 Ore, direi) e invece è importante per diversi motivi che meritano di essere sottolineati.

È un segnale che la quarantena inflitta ad Agusta-Westland a seguito delle note vicende della fornitura di 12 elicotteri AW101 sta per finire. Tangenti o meno, la superiorità della macchina italo-britannica rispetto alla concorrenza europea ed americana era apparsa chiara all’epoca; l’India sta compiendo un grosso sforzo di modernizzazione delle proprie Forze Armate e si è resa conto che rinunciare all’apporto tecnologico di Agusta-Westland poteva risultare in un autogol.

Uno dei mercati della difesa più importanti al mondo
Il mercato indiano della difesa è diventato uno dei più importanti del mondo e la situazione geostrategica del paese fa sì che il suo ritmo di crescita sia destinato a durare a lungo.

Fincantieri è riuscita con una politica accorta a consolidare vieppiù le sue posizioni nel settore navale e, anche qui, le prospettive di crescita non mancano; lo stesso può dirsi per forniture di minore entità da parte di altri membri dell’ex galassia Iri, a partire da Oto Melara.

Gli AW101 avrebbero dovuto consentire al gruppo italiano di conseguire una posizione di forza nel settore degli elicotteri (sfruttando anche meglio le sinergie con il settore civile, dove Agusta-Westland godeva già di un buon nome); avrebbero soprattutto potuto costituire il biglietto d’ingresso per un vero salto di qualità in altri settori dove era rimasto ai margini.

Si trattava innanzitutto di supportare l’affidabilità tecnica con una maggiore credibilità politica (ovviando alle carenze del “sistema Italia” e a una certa discontinuità nella presenza); condizione essenziale questa, per porsi su un piano di parità con la concorrenza di altri paesi che, invece, a questi aspetti prestano giustamente attenzione.

Lo scandalo delle tangenti è stato devastante, perché ha cancellato d’un colpo un lavoro sul quale si era cominciato ad operare con il piede giusto.

Chi ritiene che il mercato della difesa in India (o altrove, se è per questo) possa diventare del tutto trasparente, passa probabilmente troppo del suo tempo nel mondo di Peter Pan: coloro che si dedicano a questo genere di operazioni stanno bene attenti a coprire le loro mosse e, se colti con le dita nella marmellata, ricorrono a ogni tipo di manovra diversiva.

L’esempio dei risultati raggiunti dalle mille commissioni d’inchiesta in Gran Bretagna a seguito del clamore legato al mega-contratto Bae all’Arabia Saudita, può dare utili ammaestramenti. Quando le tangenti, invece di restare nelle mani dell’illecito destinatario, tornano almeno in parte nel paese di partenza, e qui chi se ne ritenga ingiustamente deprivato comincia a protestare, i danni partono in tutte le direzioni.

Il mondo reale e quello di Peter Pan
La ricostruzione del profilo italiano in India dovrà passare attraverso ancora molte fasi, non sempre facili. Questa prima apertura non deve ingannare: il processo decisionale indiano è lungo e tortuoso e molto spesso – più che a fattori legati alla corruzione – le difficoltà possono nascere dalla diversa forma mentis di un paese che sembra occidentale nel modo di essere e di pensare, ma non lo è affatto.

François Hollande ha incassato con Narendra Modi a Parigi la fornitura di 36 Rafale, prima tappa di un mega-contratto che era parso in più momenti destinato a finire nelle sabbie mobili.

Per il Rafale – la cui produzione era verso la fine corsa -, si è trattato di un colpo di importanza fondamentale, per il quale la Francia ha dato prova di una abilità negoziale – ma soprattutto di una capacità di coordinamento politico a tutto campo – che dovrebbe costituire materia di studio qui da noi.

Il consorzio Eurofighter aveva un prodotto più competitivo sia tecnicamente che sul piano finanziario, ma lo ha promosso stancamente, forse nell’errato convincimento che una fornitura di simili dimensioni sarebbe inevitabilmente andata agli americani. I quali, anche loro, erano convinti di potercela fare, forti del credito acquisito dagli Usa a Delhi a seguito dell’accordo sul nucleare civile.

E invece, hanno tutti sottovalutato che quando gli indiani hanno la sensazione di finire nella morsa di un rapporto troppo stretto, scartano di lato: non Sarkozy però, che recandosi ripetutamente in India ha messo sul piatto tutta la sua influenza per portare a casa un risultato utile.

Il lobbying per l’Eurofighter per contro, era stato lasciato nelle mani dei tedeschi i quali hanno lasciato capire sin dalle prime battute di non essere intenzionati a dedicarvisi più che tanto; Finmeccanica avrebbe potuto cercare di correggere il tiro ma è caduta vittima del medesimo scetticismo. Con il risultato che si è visto e i cui goffi tentativi di recuperare posizioni ex post sono stati abilmente contrati dal presidente francese.

Finmeccanica aveva spinto qualche tempo fa il G222 e l’aereo era stato giudicato particolarmente adatto alle esigenze indiane. L’operazione non era andata avanti, perché all’eccellenza tecnica non aveva fatto seguito, allora, una spinta politica commisurata. Senza un raccordo efficace pubblico-privato – fra industria e istituzioni – farsi strada in India è difficile. I francesi lo sanno bene; saremo capaci di impararlo anche noi?

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